ORRORE A CATANZARO PICCHIATO E BRUCIATO VIVO TRE ARRESTI

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ORRORE A CATANZARO

Picchiato e bruciato vivo, tre arresti
Punito per aver incendiato un'auto

Durante l’interrogatorio due avrebbero confessato di esser stati gli autori materiali del micidiale pestaggio, mentre il terzo avrebbe avuto un ruolo marginale. Le condizioni di Galati restano gravi Catanzaro, 2 gennaio 2009 – È stata fatta piena luce sulla selvaggia aggressione di Cristian Galati, 24 anni, di Filadelfia (Vibo Valentia), picchiato, legato e dato alle fiamme nella notte di capodanno in un terreno incolto, in contrada Corda, nelle campagne di San Pietro a Maida, territorio a cavallo tra il comune di Curinga, nel Catanzarese, e Filadelfia, in provincia di Vibo Valentia. I carabinieri della compagnia di Girifalco, comandata dal capitano Marco Porcedda, hanno in meno di ventiquattr’ore individuato ed arrestato i presunti responsabili del tentato omicidio di Galati, che sarebbe stato "punito" per aver incendiato nei mesi sorsi un’autovettura, una Volkswagen Golf. Le persone finite in manette, nel corso delle indagini coordinate dal sostituto procuratore Maria Alessandra Ruberto della procura della Repubblica di Lamezia Terme, sono Santino Accetta, 34 anni, al quale era stata bruciata una Golf qualche mese fa e viene indicato dagli inquirenti vicino al clan Anello di Filadelfia, Pietro Mazzotta, 20 anni, che con la sua macchina avrebbe portato tutti sul luogo dell’agguato, ed Emanuele Caruso, 20 anni, il più cruento, secondo quanto si è appreso, nei confronti del Galati. Questi ultimi due sono incensurati. I tre arrestati, che sono stati già rinchiusi nel carcere di Siano, a Catanzaro, sono tutti residenti nel comune di Filadelfia. Ai fini della loro identificazione determinate sono state le confessioni fatte dal Galati ai carabinieri della stazione di Curinga e le indagini svolte dai carabinieri di Filadelfia. Elementi che durante la fase degli interrogatori dei tre sono stati determinanti nella svolta delle indagini. Durante l’interrogatorio due dei tre arrestati, che nella fase iniziale delle indagini erano stati posti in stato di fermo giudiziario, Mazzotta e Caruso, avrebbero confessato di esser stati gli autori materiali del micidiale pestaggio, mentre Acetta, avrebbe avuto un ruolo marginale. Il gesto criminale sarebbe stato messo in atto per "punire" il Galati, ritenuto dai tre l’autore dell’incendio di una autovettura una Volkswagen Golf, di proprietà del Mazzotta, avvenuto qualche mese fa. Un gesto che sarebbe stato commesso dal Galati per rancori riconducibili alla scomparsa del fratello Valentino, scomparso nel dicembre 2006, quando aveva 20 anni. Di lui non si hanno più notizie e gli investigatori ritengono che possa essere stato vittima di un caso di "lupara bianca". Le due persone che avrebbero confessato, nelle scorse settimane, attraverso una linea chat, avrebbero contattato il Galati, facendogli credere di essere collegato con una donna. Lo stesso Galati, nel corso delle conversazioni via internet, avrebbe rivelato di essere l’autore dell’incendio dell’auto. Dai carabinieri è stata anche ricostruita tutta la dinamica che ha preceduto il pestaggio. Secondo la ricostruzione a scatenare la missione punitiva dei tre sarebbe stata una frase pronunciata da Cristian Galati ad uno dei suoi presunti aggressori, in un locale a Filadelfia, dove i quattro si trovavano per festeggiare l’arrivo del nuovo anno. Tra i quattro c’erano già vecchi problemi perchè Accetta accusava Galati di avergli incendiato l’automobile. Poco dopo la mezzanotte, Cristian Galati avrebbe detto ad Accetta la frase "stanotte ci sarà un botto in più per te". Frase che avrebbe, appunto, scatenato la reazione dei tre arrestati. Permangono intanto gravi le condizioni del giovane aggredito selvaggiamente. Si trova ricoverato nel centro ustionati del Policlinico di Bari, dove ieri notte è stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico.FONTE AGI