DON CIOTTI LA MAFIA HA PAURA DELLA SCUOLA NON DELLA GIUSTIZIA

Print Friendly

Don Ciotti: «la mafia ha paura della scuola, non della giustizia»

PESCARA. E' arrivata ieri a Pescara la Carovana di Libera. A
traghettarla fino in Abruzzo ci ha pensato Don Ciotti che in mattinata
ha incontrato gli studenti delle scuole e nel pomeriggio i cittadini
al cinema Massimo.

«La mafia teme più la scuola che la giustizia», ha detto il fondatore
di Libera, riconoscendo così il grande valore dell'istruzione e
l'importanza della partecipazione a dibattiti simili di un pubblico
giovane.
«Noi dobbiamo lavorare con i ragazzi in questo senso, e dare loro
nuove chiavi di lettura».
Duro l'attacco di Don Ciotti a tutta una serie di premi che nascono in
nome della legalità. «Ditemi oggi chi non parla di legalità, moralità,
giustizia. Tutti, ma noi non siamo più una società civile».
Aumento sconsiderato dei premi direttamente proporzionale quindi alla
superficialità nell'analizzare ciò che ci sta intorno «ormai nasce un
premio al giorno. Esplode ovunque il senso di solidarietà ma si
finisce con il celebrare più se stessi che la vera intenzione».
Perché secondo Don Ciotti, organizzare eventi di questo tipo «mette a
posto la coscienza. Ma io ho paura di tutte queste cerimonie. Perché
tutto fa il gioco di chi sta all'interno del sistema».
La prima responsabilità dei cittadini, secondo il fondatore di Libera
che da 15 anni lotta contro tutte le mafie sono «i diritti. Da dieci
anni dico che la sicurezza è un killer pericoloso, perché in nome
della sicurezza si sta facendo tutto e il contrario di tutto».
La prima mafia da combattere secondo Don Ciotti «è quella della
parola». La «mafia è ovunque, anche nelle nostre case. Baste accendere
la tv. Ti propinano i principi dell' apparire, dell'immagine, del
possesso, della forza e dei soldi. Questi sono i principi basilari
della mafia e noi viviamo costantemente bombardati da tutto ciò».
Don Ciotti ha ricordato poi la figura di Don Peppino Diana, uccido
quindi anni fa a Casal Di Prinicipe, dove il primo giorno di primavera
la Carovana si radunerà per una giornata contro la criminalità.
«Dobbiamo alzare la voce quando succedono certe cose», ha detto. Il
patron di Libera ha anche raccontato di essere sotto processo dal
1994. «Io, la mamma di don Peppino, l'ex sindaco di Casale e un
giornalista abbiamo denunciato il tentativo di depistaggio su quella
morte da parte di un giornale locale. Ci hanno querelato».
La giustizia è quella che è e la causa non si è ancora conclusa. «Ma
due anni fa», ha raccontato Don Ciotti, «è successo qualcosa. Hanno
arrestato il proprietario di quel giornale perché gli inquirenti hanno
scoperto che veniva pagato dalla camorra».
Un modo per cambiare le cose? «Non abbandonare la speranza, ma
portarla avanti insieme alle proposte concrete». Si è toccato poi
ancora il ruolo dell'informazione: «ha una responsabilità importante.
Oggi viviamo di una informazione usa e getta, una informazione non
libera con le reti tv che non disturbano la proprietà. E quando la
proprietà sconfina in cariche istituzionali allora è la fine».

23/10/2008 15.02