MAXI RETATA IN CALABRIA

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Maxi-retata in Calabria

CASTROVILLARI Centinaia di donne, alcune delle quali incinte e altre minorenni, sfruttate a fini di prostituzione, da un'organizzazione composta da italiani e romeni. Ha svelato una realtà squallida e crudele l'indagine della Questura di Cosenza e del Commissariato di Castrovillari che ha portato all'arresto dei sette persone, cinque romeni e due italiani, che da anni gestivano un giro di prostituzione in Calabria ed Emilia Romagna, con diramazioni anche in altre regioni.

  Nell'ambito della stessa indagine risultano irreperibili altre tre persone. Il presunto capo dell'organizzazione, Petre Dinca, 43 anni, è stato bloccato dagli agenti mentre era alla guida della propria automobile nel centro abitato di Corigliano Calabro. Nell'auto c'era anche un bambino di dieci anni figlio di Alexandra Aurelia Stranciu, la compagna di Dinca arrestata anche lei con l'accusa di fare parte dell'organizzazione criminale. L'uomo, alla vista degli agenti, ha tentato la fuga, ma è stato bloccato subito.
L'inchiesta della Procura di Castrovillari è partita nel giugno del 2007 dalla denuncia di una delle ragazze costrette a prostituirsi, Alexandra Aurelia Stranciu, di 27 anni, detta Severina. La ragazza era stata condotta in Italia, insieme alle tante altre sfruttate come lei, dai componenti l'organizzazione, con la scusa di un lavoro o di un possibile matrimonio. Dal capoluogo emiliano le giovani venivano poi portate in Calabria ed in altre regioni e costrette a prostituirsi, subendo anche violenze fisiche e pressioni psicologiche.
Alexandra Stranciu, dopo avere presentato la denuncia, aveva però ripreso i contatti con i propri sfruttatori e si era inserita nuovamente nel giro della prostituzione, diventando l'amante di Petre Dinca, che avrebbe continuato a farla prostituire ma le avrebbe assegnato un ruolo di vertice all'interno dell'organizzazione.