‘NDRANGHETA/ UNA HOLDING POTENTE E SANGUINARIA DA 44 MLD – PUNTO

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'NDRANGHETA/ UNA HOLDING POTENTE E SANGUINARIA DA 44 MLD – PUNTO

131 cosche, dal traffico di droga introiti per 27,2 miln euro

Roma, 21 mag. (Apcom) – Un giro d'affari da 44 miliardi di euro, tanto smuove la 'ndrangheta ogni anno con il suo tentacolare sistema. Camaleontica e dinamica, il suo fatturato è pari al 2,9% del prodotto interno lordo italiano, o – se si preferisce – pari alla somma della ricchezza nazionale ufficialmente prodotta da Estonia e Slovenia. Una holding, e tale è stata fotografata dal dossier presentato oggi dall'Eurispes, che mappa e delinea il gruppo criminale che ha segnato gli ultimi anni con più forza economica – e sangue – l'Italia e lo scacchiere internazionale

Sono ben 131 le cosche che operano in Calabria, 73 solo nella provincia di Reggio Calabria, che con Catanzaro e Crotone a seguire è la provincia con l'indice di permeabilità criminale più elevato, seconda solo a quella di Napoli. Il settore più remunerativo per la mafia calabrese si conferma il traffico di droga: introiti per 27.240 milioni di euro, pari a oltre il 62% del totale dei profitti illeciti. Un'attività dove inoltre la 'ndrangheta è riuscita a eliminare ogni intermediario, trattando direttamente con i cartelli colombiani, e accumulando proventi tali che dovrebbero – sottolinea il sostituto procuratore della direzione antimafia Vincenzo Macrì – far ripensare alle leggi proibizioniste in materia di droga.

La 'ndrangheta come impresa ha aumentato la sua capacità di infiltrazione: nel giro degli appalti e compartecipazione in imprese il fatturato dei gruppi criminali calabresi è pari a 5.733 milioni di euro, una forza tale da rendere non possibili, bensì prevedibili infiltrazioni mafiose in eventuali grandi opere come li Ponte sullo Stretto di Messina. Nel 'paniere criminale il mercato dell'estorsione e dell'usura è pari a 5.017 milioni di euro; il traffico di armi: 2.938 milioni di euro, e infine il mercato della prostituzione è quotato 2.867 milioni di euro. A fronte di tale fatturato tra il 1992 e il 2007, sono state sequestrato e confiscato alle cosche calabresi beni pari a 231 milioni di euro.

Ma non solo, insieme all'Eurispes, Vincenzo Macrì, sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia e Mario Spagnuolo, magistrato della Dda di Catanzaro, hanno sottolineato che accanto ai settori di investimento tradizionali, la 'ndrangheta sta avviando affari in campi nuovi: dalle 'assicurazioni' ai 'finanziamenti' agli imprenditori con l'obiettivo finale di impossessarsi dell'impresa, alla gestione dei flussi di immigrazione clandestina verso la prostituzione e il lavoro nero, garantendo alle imprese calabresi manodopera con un costo da 10 ai 20 euro, fino alla gestione di strutture turistiche.

La 'ndrangheta, avvertono i magistrati, si sta infatti preparando ad un'ennesima trasformazione: da mafia pastorale agricola a impresa a 'soggetto che eroga servizi'. Non più parassita ma attore dell'economia e della realtà sociale. Di pari passo alla sua forza economica cresce la sua 'forza' politica: in Calabria un comune su dieci è stato raggiunto da decreto di scioglimento per infiltrazione delle 'ndrine. Sono 38 i casi di amministrazioni comunali calabresi sciolte per infiltrazioni mafiose dal 1991 al 2007.

Il tutto senza rinunciare alle armi, anzi: in Calabria il 27% degli omicidi volontari è mafioso, dal 1999 al 2008 si contano 202 persone uccise per motivi di 'ndrangheta (solo a Reggio Calabria, se ne contano 73), con una recrudescenza tale da segnare un incremento del 667 per cento. E l'instabilità interna che attraverso adesso la 'ndrangheta, unita alla prospettiva di nuovi grandi affari, fa temere una nuova guerra di cosche: i dati, infatti, registrano una crescente militarizzazione delle 'ndrine, le perquisizioni hanno rivelato veri e propri arsenali da guerra, come quelli del conflitto serbo-bosniaco, ormai nella piena disponibilità delle cosche calabresi.

Un fenomeno quello della 'ndrangheta che non può più essere relegato a fatto locale e che dovrebbe attrarre l'attenzione ben più di Cogne o Erba o dei reati dei singoli immigrati clandestini che hanno gli onori della cronaca attuale. I numeri devono far riflettere: circa 175mld di euro all'anno è il fatturato delle mafie, tra i 44 e i 45 miliardi quello della 'ndrangheta: "Possiamo pensare che tali importi immessi nel ciclo dell'economia non producano effetti duraturi e disastrosi sia nella nostra economia che nella nostra democrazia? Potrà reggere la nostra democrazia l'urto di una tale immissione di proventi illeciti? Possiamo pensare che non producano effetti in termini di rappresentanza politica? Penso di no", conclude sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia Macrì, anche se "l'agenda politica vuole che si parli di altro".