DAL CARCERE COSTA TESSE LE ALLEANZE

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Il delitto Congiusta

Le direttive dalla cella del boss di Siderno che stringe accordi con le cosche egemoni della Locride e con gli acerrimi nemici dei Salerno

Dal carcere Costa tesse le alleanze

Il patto con i Gallico di Rosarno: «Hanno ottime conoscenze per i trasferimenti dei detenuti

 

 

                     

 

 

 

 

 

 

 

 

A sinistra il boss Tommaso Costa. A destra Giuseppe Curciarello ritenuto dagli inquirenti il braccio destro del capoclan

 

di PINO LOMBARDO

SIDERNO –Giovedì 22 maggio

La capacità di Tommaso Costa di reagire ai pesanti colpi subiti dalla sua famiglia e di assumere iniziative miranti a fargli avere nuovi contatti per poter avviare nuove attività emerge dalla corrispondenza che intrattiene dal carcere con diversi detenuti provenienti da altre aree della Calabria.

 

Questa visibile dimostrazione della vitalità del boss sidernese emerge in tutta evidenza nello spaccato di vita carceraria che lui stessa rivela attraverso la corrispondenza con detenuti reclusi in altri istituti di pena.Le lunghe missive che scambia, oltre ad evidenziare la sua capacità nel difendere e allargare le proprie "attività" sono anche la testimonianza di come riesca a trasformare la detenzione "in una produttiva occasione per intrecciare nuovi e vecchi rapporti delinquenziali da concretizzare in “affari” da realizzare se possibile da subito o comunque al momento della raggiunta libertà".Infatti Costa, anche se carcerato, da vero capo della famiglia mafiosa omonima e nell’intento di ricostituire le file della famiglia distrutta nella guerra di mafia degli anni ’90 tesse una intensa rete di rapporti criminali sia nella Locride con i Cataldo, i Salerno, i Sanlucoti (“l’uomo del monte”), e i Metastasio-Ruga di Stilo-Monasterace , che sulla Tirrenica (i Chiniamo di Laureana di Borrello, i Gallico-Pesce di Rosarno), nel reggino (i Barreca), nel Catanzarese (i Sia) e in Puglia (i Di Cosola), ed emana una serie di direttive per riallacciare i rapporti criminali su Siderno e fare nuove alleanze, soprattutto nel campo delle file avversarie, ad iniziare da "Sasà", ossia da Salvatore Salerno, che da quanto emerge, risponderebbe "all'appello".Impressionante per il contenuto e la chiarezza del linguaggio appaiono infatti le missive scambiate con Giuseppe Gallico, esponente di spicco dei clan della Piana di Gioia Tauro che "ha ottime conoscenze" per agevolare i trasferimenti dei detenuti nelle sedi gradite e che all'epoca era prima detenuto nel carcere di Trani e poi trasferito presso l'Ucciardone di Palermo. Dalle missive e dal tono rispettosissimo (Gallico da del “Voi” a Tommaso Costa), infatti emerge non solo che la cosca Costa stava nascendo, ma anche il ruolo di capo e la caratura 'ndranghetistica di Costa.Dal tenore di queste missive infatti si riesce a "vedere" come Costa, da vero padrino, gestisca gli affari e le pubblic relation, dando consigli e dritte ai suoi amici e nel contempo ricevendo, dai suoi “amici” de – tenuti, non solo “aiuti” e preziose informazioni circa lo spostamento di altri “amici” comuni anch’essi detenuti, ma anche “avvisi” a stare attento, nel caso dovesse ottenere “permessi”, di non recarsi a Siderno perché sarebbe molto pericoloso per lui.In una di queste missive, che Costa scrive a Giuseppe Gallico in risposta ad una sua precedente lettera, il boss sidernese oltre a ragguagliarlo circa l’inte – ressamento dell’avvocato Catalano per il suo trasferimento, lo informa anche di come procede la sua azione per costruire “scalata” verso la costruzione del nuovo asse Costa-Salerno.

E proprio per far emergere questo che Costa informa Gallico che da quando lui è stato trasferito al carcere di Palmi le cose sono cambiate in meglio in quanto non solo è riuscito a riprendersi quello che era suo, ma anche che durante i giorni di “permesso” per il matrimonio “ha fatto vedere quello che ancora non avevano visto mai” tant’è che è riuscito a ricompattare tutte le persone a lui vicino, dando “compiti” e “ruoli”.

 

LA CORRISPONDENZA 

«Manterrò le promesse se non sarò tradito»

La missiva del 4 giugno del 2004 recante mittente Tommaso Costa (carcere di Palmi) e Giuseppe Gallico (Trani). 

CARO Pino, non vi ho scritto prima in base a ciò che si sapeva e cioè che vi avrebbero trasferito da Trani così aspettavo di sapere.Per prima cosa vi faccio sapere che il processo di vostro fratello è stato rinviato per il 29 di giugno, ciò non l’ho letto sul giornale ma l’ho saputo perché qui c’è un suo coimputato. Ho letto invece sul giornale, con grande dispiacere che è stato confiscato il ristorante dopo tanti sacrifici arrivano questi e non lasciano lavorare le persone onestamente.  Andiamo al fatto dell’avv. Anche se vi ho mandato a dire qualcosa con Fortunato vi ribadisco per lettere come stanno le cose. Anche se vi trasferiscono, non cambia nulla, considerato che lui mi disse che per muoversi nel vostro interesse avrà bisogno della nomina perché se non c’era gli potevano domandare a quale titolo parla. Ora è stato fatto quello che lui ha chiesto e lui deve fare quello che gli abbiamo chiesto e non può più accampare scuse. Di tutto questo ha l’impegno Peppe Cu. e mio nipote Francesco.Peppe è sorvegliato e può intervenire tramite telefono, mentre Francesco può farlo di persona. Francesco ora si trova a Bari e con lui sono in contatto giornaliero perché ci sono le elezioni Europee e stiamo appoggiando un paesano mio per i voti è l’Avv. Si è reso disponibile, spero che riesco in quello che gli ho promesso e se non sarò tradito dovrebbe essere eletto. Voi conoscete la persona, è quello che aveva la fabbrica di blocchi vicino a casa mia ed ora ha costruito il centro commerciale. Mi era dovuto dirvi questo, però io stesso dovrò stargli addosso in quanto, quelli che stanno seguendo le cose mie sono partiti con il piede giusto, però piano, piano vedo che si stanno montando la testa compreso mio nipote. Fino a qualche anno fa, prima che venissi a Palmi le cose non erano come dovevano, piano, piano sono riuscito a riprendermi ciò che è mio e poi quei giorni di permesso gli ho fatto vedere quello che non avevano visto mai, anche perché le persone hanno capito che sto per uscire. Ho ricompattato tutte le persone vicino a me, dando compiti e ruoli, però in questo c’è il lato negativo perché prima, non avevamo visto luce ora gli sembra che il tutto è dovuto alla loro bravura e non al mio cervello e persona, ed è anche per questi inconvenienti che se esco verso il 20 l’avv. Verrà a Palmi e non si muoverà dal mio fianco se non risolverà il vostro fatto, se occorrerà andrà a casa vostra pure. In tutte queste cose, ho il cuore spezzato in quanto mia moglie ha… …omissis… ed io sonopreoccupato. Ho presentato richiesta d’affidamento in prova ho bisogno di richiesta di lavoro e a Siderno non la voglio fare per i motivi che vi lascio immaginare, da Don Silvio nemmeno perchéverso ottobre si farà la cassazione e dovrò fare una sola scelta e lui non merita torti simili, spero che presto troverò un’alternativa perché a me mi serve un solo giorno di affidamento così nonrompo le scatole a nessuno. Queste sono le ultime novità, nel frattempo spero state bene di salute voi e la vostra famigliadi qui vi salutano tutti quelli che vi conosconostessa cosa fate voi li. Salutami Giovanni Marino e ringraziatelo per ilpensiero. Vedete che non vi ho mandato lo shampoo ed il bagnoschiuma che vi piace a voi perché non ho fatto in tempo a comprarlo e non me l’hanno nemmenoanticipato.Salutatemi i vostri fratelli, con infinito bene, Tommaso Costa.  

Alla sbarra gli scissionisti  REGGIO CALABRIA – Inizia oggi, davanti al Gip di Reggio Calabria, Daniele Cappuccio, il procedimento denominato “Terra di Nessuno” che vede coinvolti a vario titolo e con diverseresponsabilità ben 14 persone, i fratelli Pierluigi e Scott Angelo Victor Zimbalati, i fratelli Francesco, Bruno e Domenico Filippone, Antonia Rullo, Francesco Gullace, Mario Leone, Aldo Oliveto, Bruno Calautti, Pietro Nisticò, Francesco Borghese, Michele Circosta e EugenioParisi.Oltre all’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso ai singoli personaggi sono addebitati inoltre reati che vanno dagli attentati intimidatori, al possesso di armi, ai tentati omicidi. L’operazione,condotta dagli agenti del Commissariato di Siderno, scaturì dall’indagine definita “Lettera morta” e finalizzata ad individuare gli assassini di- Gianluca Congiusta.Fu grazie alla “corrispondenza” del boss Tommaso Costa che gli investigatoriscoprirono l’esi –stenza di un gruppo di persone, definite gli “scissio – nisti”, che dietro la guida del defunto “Sasà” Salerno, riconosciuto “uomo di rispetto” della cosca Commisso, che stavano sganciandosi dalla famiglia originaria dando vita ad un nuovo raggruppamento criminale dalle medesime caratteristiche di quello di provenienza, “tanto da essere individuato quale naturale alleato dal capo del clan rivale storico di quello dei Commisso e cioè Tommaso Costa”.Il gruppo di fedelissimi che si stava organizzando intorno al defunto Salvatore Salerno,era costitutito, oltre che dal fratello Agostino,anche lui assassinato un meso dopo l’uccisione di Salvatore, dai fratelli Filippone e dai fratelli Zimbalatti. Un forte imput all’indagine veniva dalla scoperta di un fornitissimo arsenale custodito dai fratelli Zimbalatti. Oggi il sostituto della Dda reggina, Antonio Di Bernardo, illustrerà al Gip i motivi della richiesta di rinvio a giudizio delle 14 persone. Probabilmente nella medesima udienza potrebbe anche emergere che le difese indichino il tipo di rito che intenderanno scegliere.

p.l.