DELITTO CONGIUSTA-MILLE EURO PER STARE TRANQUILLI

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8 Venerdì 23 maggio 2008          Primo piano          il Quotidiano 

Il delitto Congiusta

 Dal carcere di Palmi il boss Tommaso Costa dava le direttive sulle attività estorsive al suo braccio destro Giuseppe Curciarello

Mille euro per stare tranquilli

Ecco come avvenne l’imposizione del pizzo ad Antonio Scarfò,futuro il suocero di Congiusta

Antonio Scarfò

 

di PINO LOMBARDO

SIDERNO – Nella lunga ed articolata corrispondenza che Tommaso Costa ha con il suo braccio destro, Giuseppe Curciarello, con i suoi familiari e con Salvatore Salerno, non fa altro che mettere in risalto il suo ruolo di capo carismatico impegnato costantemente a tenere le fila del suo clan, ad impartire ordini e dare direttive.Inoltre vi è la “di – chiarazione” di riconoscere in “Sasà” Salerno la persona al quale riconoscere “un ruolo di primo piano” e con la quale “trattare la spartizione del territorio” dal momento che è “un imprescindibile punto di riferimento (“ad ogni modo per qualsiasi cosa parla con lui”).

 

 

Il boss sidernese sente la necessità di informare il proprio alter ego dell’alleanza che sta cercando di stringere con gli altri gruppi ‘ndranghetisti sidernesi e di far sapere ad un certo “Peppone” o a “Sasà Salerno che lui è interessato favorevolmente a stringere ”l’amicizia”. Probabilmente anche per “esaltare” il personaggio che Tommaso Costa elogia la scelta che Salerno andava effettuando di svincolarsi dalla cosca madre dei Commisso mettendosi per proprio conto la qual cosa poteva fungere da esempio per altri (“hai visto che Sasà ha preso posizione da solo senza dar conto a nessuno…come ha fatto lui possono fare gli altri”).Nella missiva che segue Costa, mette in risalto il rapporto fraterno e fiduciario che ha con Giuseppe Curciarello invitandolo, nonostante fosse sottoposto alla misura della sorveglianza speciale, a raggiungerlo a Palmi, presso la Comunità religiosa dove si celebrerà il suo matrimonio, anche se lo sollecita ad usare tutte le cautele del caso.La missiva inoltre è la dimostrazione di come Costa “gestiva” i suoi affari. Infatti col suo braccio destro parla di fare delle estorsioni anche perché se non si incomincia a chiederenon si potrà sapere se a chi si chiede già sono interessati altri. Ed è parlando intorno a questi “affari” che Costa dice a Curciarelloche la questione inerente l’imprenditore siderneseAntonio Scarfò, per lui è nuova”, precisando che comunque il fratello Pietro lavora alle dipendenze dell’imprenditore e che pertanto Scarfò non può accampare alcuna pretesa dalmomento che sta facendogli alcun favore. Nella lettera Costa, dopo aver sottolineato che se Scarfò ha fatto affidamento a mafiosi che adesso lo hanno abbandonato a lui non interessa,consiglia Curciarello di andare a trovare l’imprendito – re a nome suo (di Costa) di chiedergli di versare la somma di mille al mese. E per essere maggiormente convincente sottolinea chein caso non volesse effettuare il “versamento” quando uscirà dalla prigione lo costringerebbe ad andare via dal posto dove sta impiantando una attività imprenditoriale. Costa con grande tranquillità sottolinea che la richiesta di un versamento di mille euro non è un voler strozzare le persone soprattutto in considerazione del giro d’affari di Scarfò e della circostanza (della quale molto verosimilmente lui ne doveva essere a conoscenza), che l’imprenditore preso di mira aveva ottenuto un finanziamento di circa un milione e seicentomila euro dai Patti Territoriali della Locride, ma si tratterebbe di una “elemosina”. Questo passaggio, come altri similari che si leggono in diverse lettere evidenziano, di come Tommaso Costa sia molto ben informato dei fatti che avvengono a Siderno e delle attività imprenditoriali che si vanno impiantando specie di quelle che stanno sorgendo nella “sua zona di influenza”. La lettera inoltre, come in quasi tutte, del resto, emerge con trasparenza il ruolo di capo che Tommaso Costa esercita.E questo non solo perché chiede al suo braccio destro che vuole avere notizie intorno ai contatti che avrà con un certo “Vittorio” in – torno al comportamento tenuto da quest’ultimo nei confronti di “Carlo” ( Khaled Bayan,un altro associato al clan dei “Costa”), poiché gli interessa sapere che tipo di giustificazione adotterà.Ma anche perchè informa il suo alter ego che già stato scarcerato che non ha soldi chiedendogli di mandare del danaro per le feste pasquali dal momento che “Carlo” e impossibilitato a farlo in quanto sta attraversando un brutto momento e se per caso lui(Curciarello), non si trovasse in condizioni economiche tali da poter inviare del danaro, Costa gli suggerisce di chiedere i soldi all’imprenditore Antonio Scarfò a nome suo.

LA CORRISPONDENZA 

«Chiediamo l’elemosina

in base al tipo di attività»

 Lettera che, il 3 aprile del 2004, Tommaso Costa invia dal carcere di Palmi a Giuseppe Curciarello

Giuseppe Curciarello

ADORATO fratello, mi corre l’obbligo rispondere alla tua lettera perché a colloquio non parlo, nel frattempo ti dico che sto bene, così spero di te e tutta la tua cara famiglia. Ti dico che ho spedito l’istanza per il permesso del 2 Maggio, di qui è partita ottima, però mi diceva l’educatore che c’è quella maledetta frase (pericolosità sociale) che si deve superare, ad ogni modo speriamo che per una volta la fortuna mi guarda in faccia. Per il fatto del compare d’anello figurati quale piacere mi può fare, però è bene sapere che se io avrò la licenza sarò agli arresti domiciliari presso la struttura di Don Silvio dove all’interno c’è la chiesa e tutto il resto per soggiornare, ti dico questo per spiegarti come’ la situazione. Andiamo al fatto che se io sarò la qualche giorno, voglio incontrarmi con te se è possibile anche perché ho tanta voglia di abbracciarti e con un po’ d’accortezza un salto lo puoi fare. Per andare dai paesani ti dico che io non ho capito un fatto e cioè: dici che parlano bene e razzolano male, ora il problema è questo: se tu aspetti che loro ti portano da mangiare, toglitelo dalla testa perché, non lo fanno e se fossi io al suo posto non lo farei nemmeno con loro il problema è l’altro che se noi andiamo a chiedere qualcosa a qualcuno loro non possono dire non farlo, quello che possono dirci questo interessa a noi e fin qui ci siamo, il fatto che non ci siamo e che noi non stiamo chiedendo a nessuno e se non chiediamo non possiamo chiarire le cose. Ti faccio un esempio: se io esco busso ad un posto per un prestito e poi vengono fuori loro all’ora li si stabilisce la situazione. Per quanto riguarda Scarfò mi dici cose nuove, tipo quelle di mio fratello, però c’è un altro fatto, mio fratello lavora la, quello che gli da se lo busca, il fatto è che lui si è poggiato a persone che adesso l’hanno abbandonato e sono scelte sue che a noi non riguardano, però gli devi dire a nome mio e fammi questo favore quando ha preso un mensile per darlo a noi altri, qui si chiede una cifra esosa ma 1000 euro al mese li vuole dare o no? Questo è quelloche io voglio sapere e fammi la cortesia diglielo chiaro e tondo a nome mio, perché così ci sapremo regolare, visto che se esco io poi lo costringerò ad andare via di là. Noi non stiamo appiccando nessuno, stiamo chiedendo l’elemosina in base a quello che lui ha costruito, parlaci e fammi sapere. Tu dici che come ti avevo detto io a Siderno non c’è un solo colore come può sembrare, però sappi che questo è a nostro favore perché più colori ci sono e meglio è per noi, l’importante è chegli altri colori riusciamo ad avvicinarli.In base a quell’amico che ti avevo detto io mi sembra si trattasse di Peppone o sbaglio? o Sasà? ad ogni modo tu concorda sempre digli che io sono felice che vuole il nostro legame. Per il fatto di tuo cugino, sono felice vi abbiate parlato e se c’era bisogno mi hai dimostrato ancora una volta che sei un uomo, però ora basta tienitelo vicino e non fargli pesare più le sue cose, l’importante è che abbia capito. Per Vittorio, fammi sapere perché sono curioso. Volevo dirti se per questa Pasqua mi puoi mandare un po’ di soldi, visto che Carlo non me ne sta mandando evidentemente se la passa male e se non hai chiedili a Scarfò che me li devi mandare a me, vediamo quello che fai ti raccomando di mettere un attività lavorativa. Per la discoteca è giusto che tu gli dici che io non vendo terreno ma però voglio entrare socio nel locale.Per il fatto di mia cognata sono rimasto male quando ho saputo del fatto però qui ho dovuto stare zitto, per ovvi motivi, visto che il mio nipotino lo chiamava zio “ntoni” e temevo che gli dicesse della mia reazione negativa. Salutami tutta la tua famiglia un bacio al mio comparuccio. 

Tuo fratello Tommaso.

La riflessione di ucceo goretti

Memo male che la cosca costa non operava a Siderno, altrimenti, forse, anche il pull (lo scrivo alla Brullo) degli azzeccagarbugli del Comune di Siderno (che con il loro parere legale hanno indotto in errore l’amministrazione) avrebbe rischiato di pagare il pizzo. 

ucceo goretti

In trasferta nella locride,  per rendere omaggio a Gianluca, nel terzo anniversario di quel buio 24 maggio in cui una mano criminale ha  spento il suo sorriso.  

Il gip accoglie la richiesta dei legali dei fedelissimi della cosca

Rito abbreviato per i Salerno

REGGIO CALABRIA – Si va delineando, davanti al Gip di Reggio Calabria, Daniele Cappuccio, il procedimento penale nei confronti di 14 persone, i fratelli Pierluigi e Scott Angelo Victor Zimbalatti, i fratelli Francesco, Bruno e Domenico Filippone, Antonia Rullo,Francesco Gullace, Mario Leone,Aldo Oliveto, Bruno Calautti, Pietro Nisticò, Francesco Borghese, Michele Circosta ed Eugenio Parisi, accusate, a vario titolo e con diverse responsabilità, di aver fatto parte di una nascente consorteria mafiosa che sarebbe stata capeggiata dai fratelli Salvatore ed Agostino Salerno, assassinati a Siderno, a distanza di un mese l’uno dall’altro (rispettivamente ad ottobre e novembre del 2006), per punirli per aver tentato di avviare un’azione “scissionistica” che sicuramente avrebbe significato l’avvio di una parabola discendente per la cosca originaria. Il procedimento, che vede i 14 imputati accusati non solo di associazione a delinquere, ma anche di una serie di reati che vanno dai danneggiamenti alle estorsioni e a quelli inerenti le armi, è scaturito dalla operazione denominata “Ter – ra di Nessuno” condotta dagli agenti del Commissariato di Siderno. L’operazione, partita originariamente per individuare sia gli assassini che il movente che aveva determinato l’uc – cisione di Gianluca Congiusta (operazione denominata “Lettera morta”), metteva a nudo il panorama ‘ndranghetistico di Siderno. Fu così che gli investigatori scoprirono i movimenti che stavano avvenendo all’interno della ‘ndrangheta di Siderno. Si stava formando un nuovo asse criminale tra i “vecchi” nemici di un tempo. Infatti il rinascente clan dei Costa guidato da Tommaso Costa, nel cammino finalizzatoa ritagliarsi spazi territoriali ove poter operare, stava gettando le basi per costruire alleanze con nuovi gruppi. Uno di questi sarebbe stato, appunto, quello guidato dai defunti fratelli Salerno che stavano tentando disganciarsi dalla “casa madre” costituita dalla cosca dei Commisso, per la quale, durante lasanguinosa guerra sidernese avevano operato in qualità di gruppo di fuoco.Non a caso l’azione investigativa riceveva un forte imput dopo che la polizia scoprì un potentearsenale custodito dai fratelli Zimbalatti.Ieri davanti al Gip Cappuccio, dopo formale la costituzione delle parti e la richiesta di rinvio agiudizio, effettuata dal Pubblico ministero della direzione distrettuale antimafia, AntonioDe Bernardo, c’è stata la richiesta del “rito abbreviato” da parte dei legali Giuseppe Iemma,Domenico Alvaro e Gregorio Cacciola, difensori dei quattro imputati-chiave, oltre che detenuti, i fratelli Pierluigi ed Angelo Zimbalatti ed i fratelli Francesco e Bruno Filippone, nonché da parte del penalista Giuseppe Sgambellone,difensore di Francesco Gullace. L’accoglimento della richiesta da parte del Gip evitava il rischio della scadenza dei termini di carcerazione preventiva. L’udienza di ieri, inoltre è servita anche per conferire al perito il mandato di trascrivere le intercettazioni telefonicheed ambientali che costituiscono una fonte inesauribile di elementi attestanti le singole responsabilità degli imputati in ordine ai reatiloro ascritti.Dopo l’incardinamento del processo l’udien – za è stata aggiornata al prossimo 26 giugno enon è detto che in quella sedesi possano registrare ulteriori richieste di rito abbreviato da parte di altri imputati.

p.l.