Costa sarà processato a Locri

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Costa sarà processato a Locri

 Rigettata la richiesta di portare il processo a Catanzaro

Sarà il tribunale di Locri a giudicare in primo grado Giuseppe Curciarello e il suo capo, Tommaso  Costa, il boss etichettato dalla direzione distrettuale antimafia come il killer di Gianluca Congiusta,  giovane imprenditore ammazzato il 24 maggio del 2005 a Siderno.

I giudici della Corte d’Assise, ieri, hanno rigettato l’eccezione sollevata dalla difesa degli imputati, secondo cui per i reati associativi contestati ai loro assistiti <sarebbe competente per territorio l’autorità giudiziaria di Catanzaro>. L’ordinanza che ha rispedito al mittente la richiesta dei legali è arrivata alle tre del pomeriggio, dopo quattr’ore di camera di consiglio: quello dei Costa è un clan, è un casato di ‘ndrangheta che ha commesso i crimini contestati a Siderno, è il succo dell’ordinanza letta dal presidente della Corte, Bruno Muscolo.  Una decisione, questa, che ieri ha anticipato le altre richieste delle parti. Il pubblico ministero, De Bernardo, della direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, ha chiesto alle toghe della magistratura giudicante di acquisire la lista testi e le missive che il boss Tommaso Costa inviò durante il periodo del carcere a Giuseppe Curciarello, l’uomo d’onore che dovrà discolparsi dall’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. Stando all’impianto accusatorio costruito dal sostituto procuratore De Bernardo, Curciarello infatti è un uomo di mafia, ma non entra  nell’omicidio Congiusta. Entra il suo capo, don Masino Costa. Fu lui, sostiene la Dda, ad accoppare Gianluca. Il legale che lo difende, ieri, ha chiesto ai giudici l’esame dell’imputato principe del processo e l’acquisizione delle conversazioni dei familiari di Gianluca, «in cui si fa riferimento ad una pista passionale e ad un boss che avrebbe dato il permesso di ucciderlo». Registrazioni tirate in ballo dalla difesa per allargare il ventaglio delle ipotesi, ma che, se acquisite, andranno a far parte del fascicolo del dibattimento su cui poi si baserà il convincimento dei giudici della Corte. Gianluca Congiusta viene assassinato il 24 maggio del 2005. Quella sera, il trentaquatrenne commerciante di telefonia mobile di Siderno, stava rientrando a casa in auto. Il killer esplose un solo colpo di fucile calibro 12. Gli inquirenti, una volta giunti sul posto, lo trovarono con il capo rivolto in avanti. Quelli del commissariato di polizia di Siderno avviarono le indagini. Poi, gli arresti. Con Tommaso Costa, il capo dell’omonimo clan di Siderno contrapposto ai Commisso, che finisce di nuovo in manette con l’accusa di omicidio e associazione a delinquere di stampo mafioso. Per l’antimafia, quella sera del 24 maggio del 2005 fu lui, il boss, a freddare Congiusta.

Ilario Filippone

regione@calabriaora.it