Congiusta, Siderno Tace

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Silenzio a Siderno. Il giorno dopo la decisione del Comune di non costituirsi parte civile nel procedimento contro i presunti responsabili dell’omicidio del giovane imprenditore sidernese Gianluca Congiusta, non si registrano prese di posizione ufficiali da parte delle forze politiche locali. Nel parere dei legali del Comune, comunque,non ci sono veti. Si costituirà parte civile invece l’associazione “Insieme si può”, presieduta dal poliziotto Minici e che ebbe in Congiusta un convinto sostenitore…

Siderno tace. Il giorno successivo alla decisione del Comune di non costituirsi parte civile nel procedimento penale contro i presunti responsabili dell’omicidio del giovane imprenditore sidernese Gianluca Congiusta,
la cui udienza preliminare è stata fissata per il prossimo 2 gennaio, non si registrano prese di posizione ufficiali da parte delle forze politiche locali. Tace la maggioranza, che dopo aver dato mandato al pool legale dell’ente di valutare l’opportunità di costituirsi parte civile, come sollecitato dal padre della vittima,Mario Congiusta, ha decisodi soprassedere dall’intento, e tace anche l’opposizione consiliare.A questo punto, il dibattito cittadino è incentrato sull’interpretazione
di questo silenzio. Improvvisa letargia da parte di tutta la classe politica cittadina,o implicita approvazione della decisione di non costituirsi partecivile? Lo scopriremo solo vivendo.Giova ricordare, però, che Mario Congiusta aveva indirizzato a tutti i consiglieri, sia di maggioranza che di opposizione,la sollecitazione a costituirsi,
e ciò che riveste particolare rilevanza dal punto di vista metodologico, è il fatto che non sia stato investito della decisione il consiglio comunale nella sua interezza.
Ma tant’è. L’ultima voce ufficiale è quella dei gruppi di maggioranza, che attraverso un comunicato congiunto diffuso nella tarda serata di venerdì, hanno ulteriormente chiarito i motivi della decisione : «il collegio di difesa del
comune di Siderno ha evidenziato che previa visione degli atti, unitamente, esprime parere negativo in relazione alla costituzione di parte civile per il reato di omicidio (capo F), in danno di Gianluca Congiusta, per come contestato, in quanto lo stesso non rientra neanche tra quelle ipotesi (di risarcibilità del danno non patrimoniale). Da tanto discende che il Comune non ha legittimazione all’esercizio «dell’azione civile per le restituzioni e per il risarcimento del danno di cui all’art. 185 del codice penale che può essere esercitata nel processo penale dal soggetto al quale il reato ha recato danno».
«Alla luce – prosegue la nota – del suddetto parere, pur rimanendo la decisione di competenza dell’amministrazione
comunale, i gruppi di maggioranza, consapevoli delle responsabilità amministrative in essere, nel ribadire la loro forte condivisione della battaglia civile portata avanti dalla famiglia Congiusta, non ravvisano l’esistenza dei presupposti per accogliere l’istanza del sig. Mario Congiusta, al quale riconfermano profonda e fraterna solidarietà, auspicando che al più presto possa essere fatta giustizia per l’omicidio del caro Gianluca».
Nella mattinata di ieri, invece, è giunta la notizia che l’associazione “Insieme si può”, presieduta dal poliziotto Franco
Minici e che ebbe in Gianluca Congiusta un convinto sostenitore fin dalla sua istituzione, ha deciso di costituirsi parte civile nel processo. Le ragioni ce le ha spiegate lo stesso Minici : «Vogliamo predicare bene e razzolaremeglio.
Noi lavoriamo per instillare nei giovani della Locride la cultura della legalità, incontrandoli nelle scuole e facendo
capire loro quali sono i valori che devono ispirare il loro cammino nella vita e agendo, quindi, sulla loro formazione.
Ovviamente, non siamo mossi da finalità di tipo economico, ma vogliamo dare un segnale preciso contro quelle forze criminali che da troppo tempo oscurano l’immagine della nostra terra, che ha assoluto bisogno di riscatto sociale, anche e soprattutto agli occhi del resto d’Italia».

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Il no dell’amministrazione è una grave scelta politica

A leggere bene il parere della terna di consulenti legali del comune di Siderno,non esiste alcuna preclusione alla costituzione di parte civile dell’ente nel processo al clan Costa e per l’omicidio di Gianluca Congiusta. Semmai si coglie una sottolineatura lapalissiana: è un atto politico quello che l’amministrazione comunale deve compiere. Valutare cioè se la comunità sidernese si sente offesa dalle gesta di chi ne insanguina le strade, impone il pizzo, si propone come mediatore del consenso in campagna elettorale, tenta di condizionare le scelte della pubblica amministrazione. Tutte cose che la ’ndrangheta compie quotidianamente. Anche a Siderno, anzi, soprattutto a Siderno. Rispetto a queste cose il sindaco e gli amministratori sidernesi, evidentemente, hanno compiuto sì una scelta politica ma non nella direzione auspicabile. Hanno deciso, cioè, che l’omicidio Congiusta è un fatto privato tra la famiglia che lo ha commesso e quella che lo ha subito. Tutto qui. La comunità non c’entra niente. Potremmo obiettare che Gianluca Congiusta non è stato ucciso per una lite di condominio e neanche per un diverbio tra automobilisti. Che l’omicidio gli inquirenti lo inquadrano in un movente prettamente mafioso: uccidere chi aveva interferito negli interessi economici della cosca e ne aveva financo messo in dubbio il suo potere sul territorio. Ma queste cose gli amministratori di Siderno le sanno bene, inutile continuare a fingere ipocritamente il contrario e puerile si appalesa il tentativo di proteggersi dietro le carte e le consulenze. Si dirà che ancora la tesi formulata dall’accusa è tutta da provare, ma cosa è la costituzione di parte civile se non un contributo a cercare la verità, sempre che quella verità la si voglia conoscere davvero? Ricordiamo la solidarietà, a questo punto verrebbe da dire “pelosa”, che gli amministratori pubblici manifestavano al padre di Congiusta che quella verità ha cercato di ottenere in ogni modo, lottando come un titano. Evidentemente si pensava che la verità, come accade nella quasi totalità dei delitti di mafia, non sarebbe venuta fuori per cui nessun imbarazzo avrebbe portato stare a fianco a quel povero padre. Ed invece le indagini hanno avuto successo ed è arrivata la svolta processuale. Si andrà ad un processo pubblico, ma il comune di Siderno non ha interessi da rappresentare e da difendere in quel processo. Altri enti li avranno: l’amministrazione provinciale sarà parte civile e lo stesso la Regione Calabria. Ma non il Comune di Siderno. Ed in questo momento delicato, alla famiglia di Gianluca Congiusta viene a mancare non solo la solidarietà dei propri amministratori comunali, anche qualche altro alleato “peloso” si va defilando silentemente in queste ore. E’ bello professare l’antimafia in piazza quando i mafiosi non hanno un nome, o peggio hanno il nome sbagliato. Non porta rischio prendersela con un generico “intreccio mafia-politica” quando l’intreccio è ovattato quanto anonimo. Altra cosa è guardare in faccia la ‘ndrangheta. Guardarla nei fatti di Duisbrg e negli arresti che ne sono seguiti; vederla negli assassini di Gianluca Congiusta; additarla nelle cronache quotidiane come fanno cronisti coraggiosi a Vibo Valentia ed a Siderno; a Reggio Calabria ed a Crotone; a Cosenza ed a Lamezia Terme. Con la ‘ndrangheta vera in Calabria, purtroppo, funziona così: sei leone quando devi insultare gli assenti, diventi pecora quando hai davanti i mafiosi veri, quelli con la lupara e i kalsnikov.

PAOLO POLLICHIENI
p.pollichieni@calabriaora.it

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La ‘ndrina Costa voleva mettere le mani sulla città 

COSENZA – La cosca aveva la sua base a Siderno. Lavorava, con tutti i suoi affiliati, per guadagnare posizioni su quel territorio. Sapete come fa la ndrangheta: vuole prendersi tutto. Appalti, pizzo, rapporti con la politica. Per i magistrati dell’antimafia, lo scopo dei Costa era il controllo mafioso di quel Comune che – nel processo che li vedrà alla
sbarra – per il momento ha deciso di non stare da nessuna parte perché gli elementi forniti dalla famiglia Congiusta sono «insufficienti ai fini di una valutazione tecnicamente esaustiva sotto il profilo giuridico». Motivazione da Azzeccagarbugli; sempre meglio della nota diffusa ieri l’altro dall’ufficio del portavoce del sindaco Sandro Figliomeni: «Non pare che l’omicidio,
seppur deprecabile e in danno di un cittadino onesto e laborioso, abbia provocato un qualsiasi tipo di danno all’immagine dell’ente». Invece, almeno stando alle carte che hanno portato al processo, pare proprio di sì. Nella richiesta di rinvio a giudizio legata alle indagini sul delitto Congiusta ci sono i nomi dei presunti mandanti dell’omicidio. Purtroppo per il comune di Siderno, ci sono anche riferimenti a cose luoghi precisi. E sarà difficile sostenere – senza che nessuno si accorga che qualcosa non va – che la Locride non c’entra nulla e i fatti non recano danno alla città. Difficile. Perché Tommaso, Francesco Pietro e Giuseppe Costa, e poi Giuseppe Curciarello Adriana Muià, Khaled Bayan e Valentino Di Santo sono accusati
di aver fatto parte «di una associazione di tipo mafioso denominata ’ndrangheta articolata a base familiar familiare facente capo alla cosiddetta ’ndrina Costa e operante nella città di Siderno – organizzata nell’ambito dei “locali” di Siderno e Noverato (emanazione del locale di Siderno, alleato alla fazione del “locale” di Guardavalle facente riferimento a Carmelo Novella e della fazione mafiosa di Serra San Bruno facente riferimento a Damiano Vallelunga), nonché del gruppo delinquenziale facente capo a Khaled Bayan radicato nella provincia di Foggia, e diretta rispettivamente da Tommaso
Costa, Vittorio Sia e Khaled Bayan». Un incipit abbastanza chiaro da indurre chiunque a pensare che il comune di Siderno avrebbe fatto bene a prendere una decisione di segno opposto. Anche perché lo scopo della cosca era uno solo: ché quello di arrivare «al controllo mafioso della zona di Siderno ed alla commissione di una serie indeterminata di delitti, tra cui determinata estorsioni, danneggiamenti, omicidi, nonché per procurare voti in occasione di consultazioni elettorali (nel contesto delle elezioni europee del 2004), per conseguire ingiusti profitti e comunque a realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri». Questo solo per restare nel campo dell’associazione mafiosa. Passando ad altri capi d’imputazione, c’è una lunga lista di danneggiamenti. Una Opel Zafira sfregiata con un proiettile e una Ford Mondeo presa a sassi, tanto per cominciare. Forse al Comune hanno pensato che non siano state due grandi cose, peccato per quell’aggravante: «per aver commesso il fatto con modalità intimidatorie di tipo mafioso e allo scopo di agevolare l’attività» della ’ndrina. E’ la stessa circostanza segnalata a carico di Tommaso Costa, presunto mandante ed esecutore materiale dell’omicidio di Gianluca Congiusta. Sul colpo di fucile calibro 12 caricato a pallettoni che ha stroncato la vita del giovane c’è la firma della mafia. Che a Siderno cerca di sostituire lo Stato (come e in buona parte della Calabria) e spara per uccidere. Ma non rovina il buon nome della città. Meglio così.
PABLO PETRASSO
p.petrasso@calabriaora.it

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Mancini: decisione che sbigottisce

 COSENZA- «Lascia sbigottiti la decisione dell’amministrazione comunale di Siderno di non costituirsi parte civile nel processo contro i presunti responsabili dell’omicidio del giovane imprenditore Gianluca Congiusta». E’ quanto ha affermato il deputato Giacomo Mancini, secondo quanto riferisce un comunicato, nel corso di una manifestazione del partito socialista a Siderno. «Con questo atto e con le sconcertanti motivazioni sul quale si poggia – ha detto ancora il capogruppo socialista in commissione Antimafia – non soltanto si offendono parenti della vittima, ma ancora di più si manda un segnale inquietante ad un territorio che vuole liberarsi della presenza soffocante della criminalità organizzata». Chissà se il giovane parlamentare parlava anche per conto di Cherubino, capogruppo socialista e all’opposizione al Comune di Siderno, che non
ha ritenuto di dover cogliere l’occasione per attaccare il sindaco forzista.