MORTO IN UN CONFLITTO A FUOCO IL BOSS DI GELA EMMANUELLO

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MORTO IN UN CONFLITTO A FUOCO IL BOSS DI GELA EMMANUELLO

 

ERA UNO DEI 10 SUPERLATITANTI

Daniele Emmanuello, il latitante di mafia morto in uno conflitto a fuoco con la polizia in provincia di Enna, avrebbe compiuto 44 anni il prossimo 23 luglio, ed era inserito nella lista dei 10 ricercati piu' pericolosi del ministero degli Interni. La sua latitanza era iniziata nel 1996, dopo la cattura dei reggenti dell'epoca, ed era coincisa con la sua ascesa ai vertici di "Cosa Nostra" in provincia di Caltanissetta. Con i suoi fratelli, Nunzio, Davide e Alessandro, tutti attualmente in carcere, aveva infatti costruito uno dei clan piu' potenti e organizzati della Sicilia sud-orientale, tanto da avere rapporti diretti con i principali capimafia di Catania e Palermo.

Non solo potere ma anche soldi e possedimenti. Un boss di primo piano, secondo gli investigatori di polizia e carabinieri che gli davano la caccia da 11 anni e che gia' in un'occasione, ad inizio del 2007, erano riusciti ad arrivare vicini alla sua cattura, sempre nelle campagne ennesi. Daniele Emmanuello era nipote di Angelo "Furmiculuni" Emmanuello, boss storico della mafia gelese, ucciso nei primi anni Ottanta: dello zio era ritenuto l'erede. Era stato il boss gelese a promuovere nel 1991 la "pax mafiosa" con la Stidda, altra organizzazione criminale che si era contrapposta a Cosa Nostra, e a porre cosi' fine alla guerra che dal 1987 aveva insanguinato le strade di Gela con 121 omicidi e un numero altrettanto elevato di tentati omicidi. Proprio Emmanuello, tra l'agosto del 1988 e la fine del 1989, era riuscito a sfuggire a ben due attentati. Il primo, quando un sicario aveva esploso una scarica di revolver contro la sua auto, a bordo della quale viaggiava assieme ai tre fratelli, e il secondo nella sua abitazione di via Bevilaqua, contro la quale un commando "stiddaro" aveva lanciato una bomba "ananas" rimasta pero' inesplosa. Poi Emmanuello si era volatilizzato, inseguito da vari provvedimenti giudiziari, fino al mandato di cattura del 1996 e ad un ordine di carcerazione internazionale emesso nei suoi confronti nel 1999. Ora a Gela e in provincia, con la sua morte, potrebbe aprirsi una lotta per la successione, riaccendendo le velleita' delle famiglie piu' sanguinarie, che il boss Emmanuello aveva sempre tenuto a bada esercitando il suo potere e la sua forza. Un predominio che solo una volta in questi anni era sembrato vacillare. Era accaduto durante la "faida lampo" del luglio 1999 (quattro omicidi in tre giorni a Gela), dopo che vecchi alleati, i Rinzivillo, avevano tentato di mettere in discussione il suo potere. Ma Emmanuello, anche in quella circostanza, si era dimostrato il piu' forte. (AGI) – Enna, 3 dic. –