A LAMEZIA TERME LA NOTTE ARANCIO

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A Lamezia Terme la notte è arancio
Arte, musica e teatro per il popolo birmano

di ALESSIA MANFREDI


Sabato 1 dicembre spettacoli, mostre, concerti dedicati alla lotta pacifica contro l'oppressione, per non dimenticare
E' la prima iniziativa del genere in Europa. Il sindaco: "Un segnale forte contro ogni perdita di libertà"

ROMA – Teatro, musica, mostre e si va avanti per tutta la notte. Questa volta però il bianco non c'entra: è arancio – come il colore dei monaci buddisti – la notte che Lamezia Terme dedica l'1 dicembre alla solidarietà con il popolo birmano in lotta per diritti umani. L'iniziativa è promossa dal comune della città calabrese insieme alle associazioni nazionali Libera e Amnesty International, con altre associazioni a livello locale – Pax Christi, Avviso Pubblico e Caritas – e coinvolge molti artisti nazionali e tanti gruppi calabresi e meridionali: da Ascanio Celestini a Daniele Silvestri, dai Tete de Bois ad Andrea Rivera, da Rocco Barbaro a Ulderico Pesce, solo per nominarne alcuni.


Mario Congiusta,Peppe Voltarelli,Andrea Rivera

Nella cornice del centro storico di Nicastro, con i suoi palazzi settecenteschi, la festa va avanti dalle 21 di sabato alle 4 del mattino di domenica 2 dicembre: una maratona artistica per esprimere solidarietà a tutti i popoli oppressi, prendendo ad esempio la lotta non violenta del popolo birmano. E' la prima iniziativa del genere in Europa. Ma perché proprio a Lamezia? "Si farà qui da noi, in una città oppressa dalla mafia, con un consiglio comunale sciolto due volte per mafia, per dare un segnale. C'è un grande impegno per la legalità democratica, una voglia di ribellione contro ogni tipo di criminalità organizzata e violenta" dice Tonino Perna, docente di sociologia all'Università di Messina, uno degli ideatori. La notte arancio proporrà testimonianze di artisti, uomini e donne del mondo della cultura e dello spettacolo, e vedrà la partecipazione di alcuni monaci birmani protagonisti della mobilitazione, nella prima delle 500 iniziative nazionali programmate a sostegno della protesta dei monaci.

 

Migliaia di chilometri separano Rangoon da Lamezia, ma il messaggio che si vuole mandare è unico: non cedere ad ogni tipo di oppressione. E se qualcuno ci vede una vena polemica con la notte bianca romana, sbaglia. "Assolutamente no, la nostra è una cosa totalmente diversa" assicura Perna. "Anche noi avremo tanti spettacoli gratuiti, ma all'insegna della solidarietà internazionale".

L'idea è nata alla marcia da Perugia ad Assisi organizzata dalla Tavola della Pace. "In particolare dalla testimonianza di un sindacalista rappresentante del governo birmano in esilio. Le sue parole ci hanno riportato ad una situazione durissima che va avanti da troppi anni, su cui i riflettori della cronaca si spengono sempre velocemente" ricorda don Tonio Dall'Olio, vicepresidente nazionale di Libera, l'associazione fondata da don Ciotti contro le mafie. La festa di Lamezia è quindi un modo per tenere viva l'attenzione su una dittatura militare che da 45 anni nega i diritti di base a 51 milioni di cittadini, sopprime con la violenza le proteste pacifiche dei monaci e tiene agli arresti domiciliari la leader dell'opposizione, premio Nobel per la pace, Aung San Suu Kyi.

Ma quella birmana non è la sola emergenza da ricordare. La domenica dopo la notte arancione, il 2 dicembre, partono una serie di workshop dedicati ad altre aree del mondo critiche, dalla Palestina all'Iraq al Darfur. Si parla anche di violazione dei diritti umani ed informazione, di usura e racket. Arte e divertimento, quindi, per far riflettere in una terra come la Calabria, "che di problemi ne ha" spiega Dall'Olio, ma che non vuole far finta di niente.

Gianni Speranza,un Monaco Birmano e Mario Congiusta alla Notte Arancio

L'iniziativa, per il sindaco Gianni Speranza, non deve rimanere isolata "perché il comune, con il supporto delle ong, vuole portare davanti al mondo un'altra immagine di Lamezia che non sia solo terra di mafia e immigrazione. Lamezia è anche vivace, capace di proporre cose nuove, positive. Su questo vogliamo scommettere e investire". E perché "quando di perde la libertà in un luogo, è un pezzo di libertà che perdiamo tutti".


(28 novembre 2007)

Leggi di seguito la cronaca di una “notte magica” scritta da Silvia ed Alceste pubblicata sul sito

www.sxnet.it

 

Ci siamo confrontati dentro e fuori di noi.

Scritto da silvia e alceste   

mercoledì 05 dicembre 2007

Mix degli articoli spediteci da due ragazze che hanno partecipato attivamente alla due giorni di Lamezia Terme, con il congresso della Sinistra Europea ed il concerto della Notte Arancio in favore del popolo Birmano. Abbiamo deciso di unirli e di miscelarli insieme, perché in loro abbiamo visto la comune idea e l’impegno per costruire un altro mondo possibile.Buona lettura.

Il colore arancione evoca sensazioni di allegria e calore, una perfetta immagine della magia avvenuta sabato scorso 1 dicembre 2007 a Lamezia Terme.

Ci siamo confrontati dentro e fuori di noi. E abbiamo discusso per due giorni con passione e determinazione. E già queste sono buone notizie in tempi in cui la democrazia – nelle istituzioni, nella società, nella politica – mostra qualche segno di debolezza, in tempi in cui stiamo lavorando per costruire La Sinistra. Basti questo per dire che l’assemblea nazionale della Sinistra europea a Lamezia Terme in parte è stata una scommessa vinta.

Mentre la situazione climatica pare stabile (uff che paura!!), il tempo ci è nemico: in 3 ore dobbiamo consentire ai promotori dell’iniziativa, agli artisti e alle associazioni di intervenire sul palco per esprimere la necessità di mettersi in gioco nella scommessa più importante dei nostri tempi: la reale messa in discorso di altri e più alti paradigmi di pensiero, il sogno dell’espressione libera delle persone, lo schifare pubblicamente con suoni, voci ed idee l’oscena e impura depravazione della mafia. Di tutte le mafie.L’etica, quel grido sopraffatto che spesso geme dentro di noi si innalza a regina risolutamente tra i colori e le musiche del palco di Lamezia.Si esprime con il sorriso di Don Tonio Dell’Olio e del monaco birmano che aprono la serata con un breve messaggio, e in quell’istante il nutrito pubblico diventa comunità, i volti tormentati, empatia, dolore e speranza.In quell’istante intuisco l’aspirazione di questa terra di essere padrona del proprio orgoglio, di mettersi in gioco: non basta la speranza.Percepisco negli sguardi attenti il bisogno di vivere la vita con gioia, la base della natura estroversa e gaudente dei calabresi.E allora mi dico: alziamo il volume, facciamo ballare questo popolo, accendiamo questi sorrisi.E la magia accade, quanta energia si concentra su questo palcoscenico! Un prodigio dapprima invocato dalla musica degli ottimi Têtes de Bois, mentre poco dopo gli spettatori pendono dalle labbra di Ulderico Pesce, grande evocatore di immagini e sensazioni che lascia, dopo il breve tempo a disposizione di ognuno, il proscenio a Nino Racco, rappresentante dell’originalità delle tradizioni, il più autorevole dei cantastorie contemporanei.

Ma c’è anche dell’altro. Che vale la pena di sottolineare. A partire dalla modalità della discussione che ci siamo scelti e che ha funzionato. I workshop, ancora una volta, hanno dimostrato di essere uno strumento concreto e utile per riflettere, approfondire, per cercare le soluzioni alle grandi questioni su cui la Sinistra deve avere e affinare un punto di vista originale, una posizione convincente.

Continua la kermesse: Ernesto Orrico portavoce del Teatro della Ginestra, racconta storie di briganti: uomini che scelsero, o furono costretti a scegliere, di stare fuori della legge e dalla cosiddetta comunità civile, pagandone poi il prezzo più alto.Senza respiro per gli stanti: è il turno di Raffaella Misiti e Luca De Nuzzo, che ci regalano una miscela di suoni genuini e autentici, un incontro di voci aggraziate ma elegantemente intense.Ferdinando Vaselli racconta con emotività il percorso dei figli degli immigrati tra perdita dell’identità e ricerca di nuove, mentre la brava e coraggiosa Lara Chiellino sceglie di commemorare l’assassinio fascista dei 5 anarchici della rivolta di Reggio Calabria del settembre del 1971 ancora senza giustizia. Occhi lucidi, dolore al cuore.

Ecco perché è stato importante discutere di antimafia e informazione, beni comuni e migranti confrontandoci in maniera aperta con chi è fuori da noi e che con noi vuole interloquire. E, a questo proposito, bene hanno fatto la rete femminista e il movimento Glbtq ad ‘autoconvocare’ un workshop sui diritti civili. Un’iniziativa che assume valore maggiore in Calabria perché – solo per fare un esempio – le donne e i gay impegnati in politica in quella regione si contano sulle dita di una mano.

Andrea Rivera fa capolino sul palco con la sua inseparabile chitarra: si presenta con un rappresentante della Cooperativa Chiamparì, che si occupa della raccolta differenziata di rifiuti.Vorrei evitare di precisare che il ragazzo in questione appartiene alla etnia rom, in uno stato civile questa puntualizzazione non dovrebbe fare la differenza, ma…Andrea Rivera: dissacratorio e spregiudicato, risate sì ma spesso a denti stretti, soprattutto quando ci si rende conto che la satira in Italia è sempre a rischio di censura..E allora ben vengano le piazze allestite con palchi aperti, ancora e sempre a canovaccio, godiamo di ogni forma d’arte libera e riempiamo ogni spazio con gli amplificatori del coraggio e della coscienza.Dopo Andrea, ecco arrivare sul palco Daniele Silvestri accompagnato da Stefania Grasso.Un boato accoglie il famoso cantautore, come tutti gli altri intervenuto gratuitamente come rappresentante dell’associazione Movimenti.Stefania Grasso parla per pochi minuti nel rispettoso silenzio: con parole semplici racconta del padre Vincenzo, assassinato a Locri nel 1989 per essersi opposto alla logica del pizzo. E’ proprio la sua naturalezza nel condividere la sua storia di vita che dà forza, che impegna tutti a perseguire gli obiettivi di orgogliosa ribellione.Silvestri annuisce e con emozione comincia la sua performance.Voce e chitarra: cantano bambini, ragazzi e adulti, tutti ballano e saltano.Nel backstage non si smette di sorridere, i tecnici lavorano freneticamente per tutto il tempo ma muovono i piedi a ritmo.Quanta bellezza! 

L’assemblea di Lamezia Terme ha dimostrato anche altre due cose importanti. La prima è che stiamo percorrendo la strada giusta nella riflessione sui temi del Mezzogiorno, sulla nuova questione meridionale. Nello stesso tempo non possiamo nasconderci che è ancora molta la strada da fare, che la nostra “indagine” sulle nuove identità meridiane è ancora all’inizio.

Ma la serata non finisce qui: è il turno di Francesco Di Giacomo, il mitico cantante del Banco.Gli spettatori lo accolgono con un lungo applausoL’avevamo visto nel pomeriggio nel camerino chino sul tavolo con un foglio in mano: stava scrivendo una storia per questo pubblico, una nuova Cinderella, lui legge e commuove, poi canta e decostruisce per edificare nuovamente tra note e versi inedite intuizioni sonore.Il gran finale: Rocco Barbaro:“Sono di Reggio Calabria. Stavo bene a Reggio Calabria. Non avevo la macchina e già uscivo con l'autoradio. Non avevo la ragazza e già mi dicevano che ero cornuto. Stavo bene a Reggio Calabria. Ero biondo con gli occhi azzurri. Sì, biondo con gli occhi azzurri. Certo, dopo dieci anni a Milano, con lo smog mi sono scurito.”“Ho comprato una Fiat perchè in omaggio c'era una fabbrica.”E subito dopo, il rocker  calabrese per eccellenza: l’istrionico Peppe Voltarelli “ruba” la chitarra ad Andrea Rivera e fa letteralmente andare in delirio il pubblico con la sua energia e il suo vigore. Sembra che al posto delle corde vocali abbia un Martin Audio!!

Per queste ragioni è stato fondamentale avere nella nostra assemblea testimoni veri del Mezzogiorno migliore di questo Paese, da Stefania Grasso al sindaco di San Luca, dai comitati che si battono per conservare il proprio territorio a Gioia Tauro e Crotone a Nuccio Barillà e il suo laboratorio sociale di Reggio Calabria, alle comunità rom che si sono sapute integrare a Cosenza. Realtà vere, che in Calabria abbiamo incontrato e incrociato in questi anni lungo la nostra strada nelle battaglie per i diritti e contro gli ecomostri, che devono diventare ancora di più parte di noi, della Sinistra europea, della Sinistra nuova.Gli stessi testimoni sono stati presenti anche sul palco della Notte Arancio insieme agli artisti dell’associazione Movimenti Rete per una cultura sostenibile. Uno spettacolo splendido che ha avuto come tema proprio il Sud e la Calabria. Daniele Silvestri, Ulderico Pesce, Tetes de bois, Andrea Rivera e tanti altri, hanno messo a disposizione gratuitamente la loro arte per regalare ai giovani di una terra martoriata come la Calabria, una speranza in più.  

 La serata sembra finita, ma lì per lì tutti gli artisti si mettono d’accordo per un ultimo regalo a questa bellissima città: tutti sul palco a cantare un bellissimo pezzo di Rino Gaetano: “E Cantava le Canzoni”…Il segretario di Rifondazione Comunista Franco Giordano si fa travolgere dalla grande energia e canta anche lui sul palco vicino a Daniele Silvestri, ma il regalo più grande ce lo fa Mario Congiusta , il cui figlio Gianluca fu assassinato con un colpo di lupara al petto dalla mafia a Siderno il 24 maggio del 2005.Vederlo cantare e sorridere con tutto il dolore che ancora e sempre gli morderà il cuore è la più bella delle immagini che tutti noi terremo cara nelle notti tetre in cui il coraggio si allontana e ci viene voglia di volgere altrove lo sguardo.Grazie a tutti.

 

“Oggi mi odio, per essere stata poco attenta, poco sensibile e così tanto ingenua da credere che quel mondo di cui sentivo parlare solo in televisione, non mi appartenesse, come odio chi davanti alle stragi che si consumano fuori dall’Italia, dice “Vabbè tanto siamo lontani”!!!!!L’Italia fa parte del mondo, come la Calabria è parte d’Italia, e non  e’ più tollerabile  l’indifferenza di quanti ascoltano asettici una notizia di cruda cronaca calabrese, traendo come unica riflessione :” quest’estate le vacanze le facciamo da un’altra parte”. Tutta questa gente non ha idea, non si rende conto a quale tetro spettacolo sta assistendo, a quante vite distrutte si celano dietro il trafiletto di un quotidiano. Io però, non posso fargliene una colpa, perché finché non si guarderà da un’altra prospettiva, finché ci si limiterà ad un immobile sdegno, finché non si avrà la volontà di modificare gli atteggiamenti, finché non si è colpiti direttamente, purtroppo, si sentirà la notizia, ma non si potranno udire le urla di dolore.Ed è per questo che ho deciso di scrivere, per gridare il macabro spettacolo della Calabria, raccontando il macabro spettacolo al quale la mia famiglia ha dovuto assistere.”

Roberta Congiusta, sorella di Gianluca Congiusta.