Siracusa, manette per 70 mafiosi

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Siracusa, manette per 70 mafiosi

SIRACUSA (13 novembre) – L'operazione anti-mafia “Terra bruciata”, condotta dall'alba di questa mattina dai carabinieri, dalla polizia di Stato e dalla Guardia di finanza, coordinati dal dda della Procura di Catania, ha portato ad individuare 70 presunti appartenenti alla cosca siracusana Bottaro-Attanasio e a sequestrare 200 chilogrammi di droga e molte armi. Nei confronti degli indagati il giudice per le indagini preliminari ha emesso un ordine di custodia cautelare in carcere che ipotizza i reati di associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, estorsione e usura.

Per il momento sono state arrestate 17 persone, mentre il provvedimento del gip di Catania è stato notificato in carcere a 18 indagati, già detenuti per altri motivi. Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto di Catania, Ugo Rossi, e dai sostituti della Direzione distrettuale antimafia etnea, Pasquale Pacifico, Andrea Ursino e Danilo De Simone, erano state avviate dopo la scarcerazione, nel 2005, di alcuni esponenti storici del clan Bottaro-Attanasio, che avrebbero tentato di riorganizzare le fila della cosca decimata dagli arresti. Alla ripresa, le prime attività, secondo
quanto emerso dalle intercettazioni, sarebbero state la ripartenza del traffico di sostanze stupefacenti e gli atti intimidatori nei confronti di molti commercianti e imprenditori di Siracusa che si rifiutavano di pagare il pizzo. A dare l'ordine di mettere bombe carta o di incendiare negozi e uffici sarebbero stati alcuni esponenti della cosca dal carcere, nonostante stessero sotto regime speciale.

Omicidi. L'inchiesta ha fatto luce anche sul tentativo di omicidio di Pasqualino Micca, avvenuto a Siracusa il 7 gennaio del 2005. A sparare sarebbero stati quattro sicari su ordine del capomafia Salvatore Bottaro, deceduto il 12 maggio del 2005, che era a casa agli arresti domiciliari per le sue gravi condizioni di salute. Micca, secondo la procura di Catania, aveva un'attività parallela di spaccio di droga non autorizzata dalla cosca e per questo è stato ucciso.

Beni sequestrati. I militari del nucleo di polizia tributaria del comando provinciale della guardia di finanza hanno sequestrato beni immobili, auto, moto, società e conti correnti bancari per un totale di otto milioni di euro. Secondo il provvedimento emesso dal gip, i beni sarebbero riconducibili a Emanuele Gambuzza, arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa. In particolare sono stati posti sotto sequestro due panifici, uno dei quali aperto appena la scorsa estate nella zona balneare dell'Arenella e l'altro nel centro di Siracusa, tre grandi ville con giardino e piscina nella zona di contrada Mottava, due appartamenti nel centro storico di Ortigia, una lussuosa berlina e tre moto, quattro conti correnti bancari sui quali sono stati trovati complessivamente 250 mila euro, uno stabile e le partecipazioni in due società.

I fondi cassa. Nel corso delle perquisizioni scattate con l'operazione “Terra bruciata”, i carabinieri hanno anche trovato la “cassa” del clan Bottaro-Attanasio. Nell'abitazione di Francesco Messina, agli arresti domiciliari a causa delle sue precarie condizioni di salute, sono stati sequestrati 92 mila euro in contanti. A confermare che si tratta della “cassa” c'è un foglio di contabilità sul quale venivano annotate puntigliosamente tutte le uscite. Con quel denaro il gruppo avrebbe provveduto al pagamento degli stipendi degli affiliati, ma anche a spese varie come quelle legali per i processi, quelle per rinnovare il parco auto e moto e per pagare le manutenzioni e le assicurazioni dei mezzi.

Dal libro contabile, inoltre, si è visto che gli affiliati non percepivano somme elevate: un membro con posizione intermedia nel clan aveva una retribuzione di circa 700 euro al mese, mentre il reggente prendeva circa duemila euro. Dalle intercettazioni è emerso anche che il clan aveva dislocato nelle zone dove avveniva lo spaccio alcune “vedette” per avvisare della presenza di forze dell'ordine.