‘NDRANGHETA/ OMBRE SU CASO PICCOLO.

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'NDRANGHETA/ OMBRE SU CASO PICCOLO.

 FORGIONE SCRIVE A AMATO


Identità collaboratore scoperta da ispettore del lavoro

postato 1 giorno fa da APCOMRoma, 19 ott. (Apcom) –

Il presidente della Commisione parlamentare Antimafia, Francesco Forgione, in una lettera inviata al ministro dell'Interno, Giuliano Amato, chiede chiarimenti sulla gestione del collaboratore Bruno Piccolo dopo quanto pubblicato ieri da Apcom.

Secondo quanto ricostruito in ambienti investigativi da Apcom, il pentito di 'ndrangheta nel processo Fortugno, che viveva sotto protezione a Francavilla al Mare, in Abruzzo, si era fatto assumere al Bar Kiwi sul lungomare della cittadina abruzzese. Ma in Abruzzo per tutti era Bruno Dandolo, nome di copertura che il servizio centrale gli aveva assegnato. Così era stato assunto da Sergio, il titolare del bar davanti il quale Bruno una quindicina di giorni fa aveva bruciato, per amore di una donna, un mazzo di fiori. Bruno aveva tentato di rifarsi una vita, aveva incontrato nuovi amici, aveva in pratica ripreso a sperare in una vita normale. Poi la svolta: lo scorso mese di agosto, quasi sul finire, al bar si presenta un ispettore del lavoro per una verifica. All'interno dell'esercizio commerciale c'è solo Bruno Dandolo, che esibisce documenti all'ispettore che registra subito il tutto su un verbale. La storia sembra finire lì, ma intorno alla fine di settembre, il titolare del bar, Sergio, si ricorda di questa visita e tramite il suo commercialista chiede di verificare all'ispettorato del lavoro di Chieti come è andata a finire la verifica. La risposta, che arriva intorno al 10 ottobre, lascia di stucco tutti quanti: "Non esiste nessun Bruno Dandolo, da voi lavora il signor Bruno Piccolo". La notizia raggela tutti, titolare compreso che senza pensarci due volte licenzia in tronco Bruno Piccolo, alias Dandolo, cacciandolo in malo modo dal locale. A questo punto – a quanto ha appreso Apcom – il collaboratore di giustizia sarebbe rimasto senza i soldi necessari per pagare la bolletta della luce, vedendosi quindi tagliare l'erogazione dell'energia elettrica. Bruno Piccolo è stato quindi costretto a rimanere al buio per diversi giorni, come accertato anche dalla Polizia al momento della scoperta del cadavere. Ora la Procura della Repubblica di Chieti – a quanto si apprende – ipotizza l'istigazione al suicidio. Il pentito potrebbe aver subito pressioni che lo hanno spinto a togliersi la vita. L'autopsia non ha tolto tutti i dubbi, tant'è che sono stati richiesti ulteriori esami tossicologici, particolari. Il cronista di Apcom ha provato a sentire per telefono il titolare del bar Kiwi ma la sua risposta è stata secca: "Bruno era uno che veniva qui a prendere il caffè". La Polizia ha sequestrato un biglietto, un diario segreto dove Bruno scriveva i suoi giorni trascorsi in solitudine ed un cellulare con un sms significativo. Il medico legale, nel suo referto, ha scritto che i piedi toccavano a terra, con la morte che è sopravvenuta per impiccagione incompleta. Come se Bruno avesse tentato di appoggiarsi a qualcosa senza però avere la forza però di alzarsi. La verità della morte di Bruno Piccolo (Dandolo) potrebbe essere scritta sul biglietto di cinque frasi sequestrato dalla polizia. E poi c'è sempre quel messaggio sms che fa ipotizzare inquietanti pressioni. Altro particolare che si è appreso è che Bruno aveva chiesto circa quindici giorni fa al servizio di protezione un anticipo sulle spettanze dovute ai collaboratori perché voleva entrare in società con Sergio nel bar dove dall'inizio di giugno aveva iniziato a lavorare. Ma la scoperta che ha fatto Sergio, che quello che si nascondeva dietro il nome di Bruno Dandolo altri non era che il pentito principale dell'inchiesta sull'omicidio di Franco Fortugno, forse l'avevano fatta anche altre persone, che magari non ci hanno pensato due volte a mandargli qualche segnale inquietante. Alla fine però abbandonato da tutto e tutti, Bruno ha deciso di chiudere la sua vita. Il processo Fortugno continua ad essere avvolto nei suoi misteri infiniti.  

Questo il testo della lettera: "Le scrivo per richiederLe chiarimenti in ordine ad alcune notizie sulla gestione del collaboratore di giustizia Bruno Piccolo, rese note ieri sera dall'agenzia di stampa Apcom e riprese oggi dal quotidiano Calabria Ora". "Se una sola delle notizie apparse sulla stampa fosse vera – scrive Forgione a Amato – ci troveremmo di fronte a fatti di estrema gravità. Fatti tali da mettere in discussione la credibilità dei titolari del Servizio Centrale di Protezione, la trasparenza dei loro comportamenti, il loro stesso ruolo". Un collaboratore come Bruno Piccolo, teste fondamentale in un processo delicato come quello sull'omicidio di Franco Fortugno, legato ad un'organizzazione come la 'ndrangheta che nella sua storia ha avuto pochissimi collaboratori di giustizia, afferma Forgione, "aveva bisogno non solo di protezione e garanzia di sicurezza, ma anche di una quotidiana assistenza psicologica". "La prego pertanto – conclude Forgione – di contribuire a chiarire la veridicità delle notizie emerse in queste ore e le eventuali responsabilità.".