Siamo quelli che De Magistris resta

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Siamo quelli che non ci stiamo.

Siamo quelli che sono stufi.

Siamo quelli che non ce la fanno più.

Siamo quelli che non vogliono perdere la speranza.

Siamo quelli che faranno le barricate.

Siamo quelli che De Magistris resta, come tutti coloro che fanno il proprio dovere. Siamo quelli che non ci lasceremo e non lasceremo nessuno solo.

Siamo quelli che la casta non comanda o non confonde. Siamo quelli che non ci stanno a vedersi morire. Siamo una parte di quella grande Calabria che questa volta non permette. Questa volta no.

Il ministro della giustizia Mastella ha chiesto al Csm il trasferimento cautelare di ufficio per il pm di Catanzaro Luigi De Magistris e del procuratore Capo Mariano Lombardi.

Le contestazioni mosse dal ministro sono “le gravi anomalie” nella gestione del fascicolo sull’inchiesta “toghe lucane” da parte del pm di Catanzaro De magistris che, in aggiunta, si sarebbe rifiutato di riferire gli sviluppi al Procuratore capo Lombardi, accusato, a sua volta, di mancato controllo sul pm. Il punto nodale è capire quali siano i vizi procedurali, quelle gravi anomalie che possono portare al trasferimento di De Magistris; ma le domande di fondo, senza alcuna ipocrita scusa o intollerabile pudicizia, sono le seguenti: si discute la forma, per impedire la conoscenza della sostanza? O ancora con parole più semplici: De Magistris verrà allontanato per aver scoperchiato il vaso di pandora dei vari comitati d’affari? E’ la reazione della “Casta” al tentativo di illuminare con il faro della legalità e della democrazia un oscuro mondo fatto di trame e logiche spartitorie? Sono le normali operazioni di security da parte del palazzo che si sente minacciato?

La storia della Repubblica ha spesso insegnato che sottrarre le inchieste a chi le stesse le ha costruite con un lavoro minuzioso e spesso criptico, per consegnarle coattamente ai “venuti da fuori” non è sempre una strategia vincente. C’è spesso quel filo rosso da saper cogliere, quella capacità di seguire la pista calda che molte volte i vizi procedurali e i freschi trasferimenti rischiano di corrompere. L’accertamento della verità non può temporeggiare.

E poi parliamoci chiaro. Anche volendone fare una questione di forma, è evidente che le motivazioni che avrebbero condotto il sostituto procuratore a nascondere al proprio capo gli sviluppi dell’indagine sono inserite nella logica dell’indagine stessa, vale a dire che Lombardi avrebbe potuto svelare ad inquisiti aspetti chiave dell’indagine e quindi invalidato la sua efficacia. Quindi è evidente che la scelta di De Magistris più che passibile di condanna dovrebbe, per virtù logiche, essere quanto meno giudicata e valutata in seguito alle conclusioni delle indagini stesse e agli accertamenti sull’affidabilità delle persone che dirigono e presiedono l’organo giudiziario nel capoluogo di regione.

La verità è che Mastella inscena un ipotetico bilanciamento di valutazione, ma al buon osservatore non sfugge che uno dei due piatti è perfettamente vuoto in quanto lo spostamento di Lombardi è ridicolo considerato che è prossimo alla pensione e soprattutto cela e occulta il vero nodo dell’intricata vicenda: vale a dire che egli è parte stessa e non indifferente delle carte che il procuratore ha sul suo studio.

Lo stato diritto purtroppo segna le sue falle e le segna soprattutto dove la legge da sola non basta: le regioni più povere e corrotte. Lì c’è bisogno di coraggio, di sfida, di partecipazione popolare, di logiche di emergenza che spesso hanno poco a che fare con le forme delle presunte tutele.

Mai come oggi questa Calabria intera è avara dei contenuti e sa che qualcosa in quel palazzo di giustizia non funziona, che qualcuno ha appartenenze politiche, che qualcuno copriva, che qualcuno è l’ostacolo perenne che seppellisce accuse, impedisce gli accertamenti, previene eventuali prove. Come abbiamo già ripetuto in più occasioni non è una posizione pregiudiziale ma NOI crediamo al buon lavoro del procuratore per un solo motivo: perché ci ha svelato un’immagine più vera delle altre. Perché sulle sue carte traspare lo specchio di una regione che non esce e non riesce ad uscire dal suo decennale sottosviluppo. Affossata nel trasversalismo truffaldino che distribuisce posti di lavoro e risorse pubbliche nazionali ed europee, indifesa da una giustizia collusa, ostaggio delle massonerie più disparate e senza colore politico se non quello di chi amministra.

Ma siamo riconoscenti al Procuratore per un’altra immagine vera che grazie a lui è rimasta evidente ed indelebile. Quella di una Calabria e di un popolo che vuole discutere e non arrendersi. Abbiamo ancora negli occhi l’assemblea pubblica di Soverato del 22 agosto alla presenza del procuratore, 1000 persone incazzate che in una sera d’estate in silenzio ascoltavano, applaudivano, intervenivano e in cuor loro speravano. A questa Calabria bisogna lasciare almeno la speranza. E’ per questo che il 29 settembre dalle ore 20,00, cogliendo l’occasione della notte bianca a Catanzaro, Ulixes annuncia una mobilitazione con raccolta firme, concerto e assemblea pubblica.

Da questa sera quanti volessero aderire e sostenere questa battaglia sono pregati di contattare infoassociazioneulixes.org.

Il 29 settembre la Calabria tutta è chiamata a difendersi, la Calabria sana e quella che vuole restare e lottare.

     

ASSOCIAZIONE UNIVERSITARIA ULIXES