AMORE E RABBIA di Spartaco Capozzi

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AMORE E RABBIA

Agosto 3, 2007 at 9:32 am | In Attualità, Cronaca, Cultura |

 Riceviamo e volentieri pubblichiamo un pezzo a parer mio bellissimo…..leggete…..

Ero leggero, scivolavo sull’asfalto mentre andavo a prendere Elisa alla stazione di Bologna. Ero raggiante. Forte. L’amore non è solo legato all’irrazionale. Colei che mi stava aspettando era chi stavo cercando. Che avevo trovato. Uno slancio, ma anche una direzione consapevole. Non stavo affatto compiendo un automatismo. Mentre camminavo lungo il binario uno, l’ho vista da lontano. E’ allora che mi è tornato alla mente il bellissimo verso di Sergio Bruni riutilizzato da Roberto Saviano in un suo racconto: “Si’ l’ammore e’ ‘o cuntrario da’ morte, e tu ‘o ssaje …”. Queste parole cominciarono a rimbalzarmi tra le orecchie, determinando l’aumentare del mio battito cardiaco. E’ in quel preciso momento che ho capito profondamente questo verso. Spesso è la vita che ci spiega le poesie. In quel momento il mio slancio vitale e la mia direzione erano il contrario della morte. E gli occhi di Elisa mi restituivano questo sentimento. Questo significato. Tuttavia l’eco della morte esiste anche quando stiamo viaggiando in senso contrario. Non posso non notare che Elisa somiglia un po’ a Katia, quella che sarebbe dovuta essere la moglie di Gianluca Congiusta, il trentaduenne ammazzato con un colpo di lupara dal clan Costa il 24 maggio del 2005. Un mio quasi coetaneo ucciso brutalmente dalla ‘ndrangheta. I miei pensieri erano alterni. Stavo bene, benissimo, ma non fluidamente. Il mio stato era interrotto da flashback improvvisi, elettrici, che mi inducevano  a riflessioni brucianti. E’ ancora forte l’eco dei giorni appena trascorsi. Ripenso alla telefonata di Mario Congiusta. Più tardi, mentre Elisa dormiva, vado in sala da pranzo. Accendo tv e videoregistratore e riguardo l’intervista a Katia trasmessa da L’Italia in Diretta. Era quasi una necessità fisica. Mentre Katia raccontava la serata che ha cambiato definitivamente la sua vita, sullo schermo comparivano alcune foto in cui si vedono lei e Gianluca sorridenti. Avevano il contrario della morte negli occhi. Gli assassini di Gianluca avevano spento quella luce. Katia guarda in basso. Il dolore è trasmesso da tutto il suo volto. Anche dai piccoli gesti. Dice che avrebbe preferito fosse accaduto a qualsiasi altra persona, ma non a lui. Dice: “Luca era il mio futuro!” Sto male. Sto male e ho la felicità a cinque passi. Penso che Elisa somiglia alla Katia delle foto. Elisa ha ancora quella luce che Katia non possiede più. Ed è questo che la rende veramente diversa. Katia oltre al futuro ha perso anche buona parte del suo passato. Non vuole vedere nessuna delle sue vecchie conoscenze; chiunque potrebbe essere coinvolto nella morte di Gianluca. Questa è l’inaudita verità della ‘ndrangheta! Spesso le cose, gli eventi e le persone hanno più somiglianze e legami di quanto si possa sospettare. Ricercare i legami vuol dire capire di più. E capire di più era per me, in quel momento, una necessità del sangue. Legami. Mario Congiusta qualche giorno prima mi aveva detto che è legato a Bologna, cioè la città in cui da otto anni vivo. Qui ha degli amici che definisce VERI. Qui Gianluca era guarito dalla leucemia quando era un adolescente. Qui Luca era tornato alla vita più vivo di prima. Sua sorella Roberta dice: “Era vorace di vita!”. Mario mi racconta anche del silenzio assordante dei politici calabresi a cui continuamente scrive. Dei suoi prossimi tenaci tentativi di coinvolgere l’opinione pubblica. Mi dice fiero che molti dei ragazzi che gli sono accanto stanno studiando con passione per diventare magistrati. Mi parla del legame particolare tra Roberta e Luca. Era la prima volta che parlavo direttamente con un padre a cui è stato ammazzato il figlio. E’ stato difficile. Sarà indimenticabile. Quando ho confessato a Mario di non essere un giornalista, credo abbia avuto una piccola delusione. Forse pensava potessi fare di più. Alla fine della conversazione telefonica gli ho detto: “Lei riesce a mantenere sempre una voce ferma”, intendendo che riusciva comunque ad essere una guida forte per i suoi familiari. Mi risponde: “Questa è rabbia!”. Elisa si sveglia. Usciamo. Stiamo bene. Più tardi mi dice che delle volte mi ridono gli occhi, altre volte ho gli occhi sofferenti. “E’ la rabbia!”, penso. Penso a tutti gli uomini che hanno lottato contro la mafia. Per le strade i commenti della gente fanno male. Trattano questi uomini da illusi. “Non hanno il senso del realismo”, quante volte l’ho sentito dire. “Non c’è niente da fare!”, un’altra frase classica. Molte persone credo non capiscano che chi lotta contro la mafia  è lontanissimo dall’essere un illuso. Sa benissimo che prenderà legnate dietro la schiena. Sa bene che farà della morte la sua compagna di viaggio. Sa bene che verserà lacrime amare appena gli altri si volteranno dall’altra parte. Sa bene che in questo Paese sarà lasciato solo con la più assoluta delle solitudini. Ma una cosa sa meglio di tutte: che non è un mafioso!Invece noi dotati del senso di realismo, che sappiamo che non c’è niente da fare, tra le mille vigliaccherie potremmo trovare almeno uno spazio per una gesto chiaro, come un istintivo atto di coraggio, riconoscendo la condizione del nostro venire meno. Noi, insieme ai nostri politici – mille volte più vigliacchi di noi – potremmo almeno trovare la forza di dire una frase bianca: “Siamo tutti mafiosi!”. Forse solo da qui qualcuno può cominciare anche la sua  risalita, cercando di essere sempre meno invischiato con questo impero della morte. C’è qualcosa dentro me che non sa accettare, che non vuole accettare, che per aprire gli occhi occorra pronunciare le parole: “era il mio futuro!”  Mi torna alla mente una risposta di Pasolini in una delle sue ultime interviste durante la lavorazione di Salò. Il giornalista anglo-tedesco Gideon Bachmann gli chiede: “Pasolini, ma lei crede o non crede?”. La domanda è generica, non (solo) di carattere spirituale. Pasolini risponde: “io credo…e non credo”. Bachmann insiste per ottenere una sua posizione più netta. E Pasolini: “No. La risposta è questa:  Credo! E non credo!” Io credo! E non credo!Accendo la tv. I politici inscenano l’ennesima danza. Sono in fila per il test anti-droga. Parlano così delle lotte giuste e le lotte ingiuste. Questa sarebbe la battaglia contro la droga.Siamo tutti mafiosi!Accompagno Elisa alla stazione. Ci abbracciamo intensamente. Il treno diretto per Napoli sta per partire. La guardo mentre va via.

Con tutto l’Amore! Con tutta la Rabbia!  

Spartaco Capozzi     3 agosto 2007

3 Commenti »

RSS feed dei commenti a questo articolo.

1.      “chi lotta contro la mafia è lontanissimo dall’essere un illuso. Sa benissimo che prenderà legnate dietro la schiena.”

Proprio ieri leggevo delle pagine di Antonio Franchini – autore tra l’altro di un libro su Siani. Nel libro che sfogliavo (i gladiatori) è scritto che la particolarità del combattente è che di lui si sa con certezza che è costruito per infliggere e, in egual misura, subire colpi. Egli rappresenta un tipo ideale, un’eccezione, in un mondo diviso tra chi i colpi vorrebbe solo darli e chi può solo riceverli.

Possiamo dire che colui che si pone seriamente contro le mafie, chi fa della propria contrarietà un modo di vità, ha un’ulteriore eccezionalità: ha fatto i conti e con sapienza geometrica si è costruito un corpo che può colpire, ma con la consapevolezza che subirà tanti colpi quanti probabilmente non ne darà mai.

Bellissimo pezzo, spà!

Commento di Marcello — Agosto 3, 2007 #

2.      Il contenuto del pezzo è forte e profondo ; Spartaco ha reso benissimo la rabbia, il dolore l’inquietudine e l’amore. Ma mi interessa sottolinare la voglia di scrivere dell’autore, la passione di infilare le parole nel sacco emotivo che il mio amico si porta sulle spalle. E che appoggia su una spalla e poi sull ‘altra camminando per andare al lavoro , a casa , o incontro alla sua Elisa. Bravo Spartaco continua ad indignarti e a scrivere l’indignazione come l’amore.

Commento di Giuseppe — Agosto 3, 2007 #

3.      Bravo Spartaco,voglio rassicurarti che non sono assolutamente deluso del fatto che tu non sia un giornalista anzi,al contrario.
Tu hai la possibilità di essere spontaneo ed i tuoi scritti non passano alcuna censura.
Mi associo al commento di Giuseppe:
Continua a scrivere con indignazione,rabbia ed amore.
Un abbraccio affettuoso a te ad Elisa ed allo staff di caffè news
Mario Congiusta papà di Gianluca

Commento di Mario Congiusta — Agosto 3, 2007 #

Dal sito http://caffenews.wordpress.com/2007/08/03/amore-e-rabbia/#comment-3617