“E’ il lutto di una comunità intera”

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“E’ il lutto di una comunità intera”

Ancora nella nostra terra si muore così. Falciati assieme alle speranze, alle illusioni diessere liberi, di poter tendere le braccia al cielo, di essere cittadini di uno Stato a democrazia

compiuta. Cadono così anche le illusioni di essere in una terra generosa e civile.

 E’ vero, la nostra è l’epoca della violenza, della sopraffazione, dell’apparire più che dell’essere, della caduta dei valori su cui si è poggiata per tanto tempo la nostra società. Il fenomeno non è solo calabrese ma investe tutte le società occidentali.

Ma è qui da noi che riveste una particolare virulenza, è qui da noi che spegne le speranze, che ricaccia i nostri giovani entro i recinti della rassegnazione, della violenza o della prepotenza altrui, è qui da noi che diventa una sconfitta per tutti, vittime e carnefici.
Come può una società come l
a nostra svincolarsi dal suo eterno sottosviluppo?
Dalla sua subalternità, dal suo eterno
piagnucolare sulle occasioni perse, sui torti subiti, sulle prepotenze dei forti?

Un giovane come Gianluca, moderno, voglioso, intraprendente, attento al mondo che cambia, ha voluto essere diverso nel solo modo utile nel mondo di oggi, accettando la sfida, misurandosi, costruendo.

Ha finito, per ciò stesso, per essere un esempio per tanti giovani a cui dava un messaggio importante, quello che non era necessario sempre partire, che erapossibile restare anche qui dove tutto sembra voler indicare la strada della rassegnazione.
E’, la morte di Gianluca, qualcosa di insopportabile per la nostra coscienza civile, per lanostra comunità; è un lutto che ci sovrasta e ci annichilisce, va oltre il dolore per la perdita di una giovane ed innocente vittima, è la spia virulenta della nostra crisi e della crisi della nostra cultura, del nostro modo d’essere.
Forse passata l’emozione tenderemo tutti
a dimenticare, il dolore sarà solo dei genitori, della fidanzata, delle sorelle e degli amici più cari.
La dimenticanza ci porterà l’illusione che niente sia accaduto; percorreremo le
vie oscure della rimozione, diremo a noi stessi della nostra generosità e della nostraciviltà millenaria e non avremo consapevolezza di mentire, dimenticheremo per sottrarcialla dannazione, per cancellare il trauma che la morte di Gianluca ha inferto alla nostrasocietà che si è mostrata così con la sua ferocia.
E faremo altro torto a quella giovane vita
brutalmente spenta e toglieremo speranza ai nostri figli e ai figli dei figli.
Non è possibile far cadere le nostre lacrime su quella bara che si porta dietro tante speranze, tanta vitalità, tanto coraggio, e poi dimenticare.
Le parole, come le lacrime, si
asciugano, diventano impari all’entità della tragedia, la retorica insidierà ogni nostro gesto, rischieremo di debordare e di perdere di vista così il pericolo più inquietante, lapoca resistenza al male. Non è una società la nostra che crede veramente nella libertà enella democrazia: libertà dal malaffare, dal sopruso e dalla violenza. La nostra vita è promiscuamente avviluppata nelle sue ambiguità, nelle sue viltà, nei suoi riti.
Il fuoco fatuo delle nostre grida e dei nostri lamenti deve poggiarsi su qualcosa di moltopiù solido che non può che essere la nostra coscienza di uomini.Forse Gianluca era un uomo generoso che ha voluto sognare di giorno per non rassegnarsi, forse è stato questo il suo peccato, fare dove gli altri avevano paura di fare, immaginare un mondo che forse non esiste ma che esisterà solo se molti Gianluca crederanno alla sua esistenza, forse questa vittima della nostra cecità pensava ad un mondo che è ancora lontano da noi, ma che non possiamo, se il dolore è vero, non cercare con tutto noi stessi.Gianluca era un prescelto da Dio e, come tale, era passato attraverso una terribile provache aveva segnato, prima nel dolore e poi nella speranza della misericordia divina, sestesso e la sua famiglia. Ne era venuto fuori miracolosamente grazie alla donazione delmidollo di una sua sorella.
Per lui saranno certo aperte le porte del cielo, perché Dio lo ha
messo ancora alla prova e ha voluto accanto a sé la sua giovane vita.
Se, in questa occasione,
vi può essere conforto per la famiglia, questa speranza lo deve essere.Non conoscevo Gianluca, se non superficialmente, per via del fatto che la mia generazione era distante anni luce dalla sua; ormai fra una generazione e l’altra cambia tutto: il linguaggio, l modo d’essere, l’approccio alla vita, all’amore, al lavoro, ai gusti; conoscevoperò il bisnonno e il nonno e il padre e la madre, gli zii materni e paterni e il nonnomaterno.
La loro storia si mischia alla storia del mio paese e a quello vicino di Marina di
Gioiosa Ionica, alle loro pulsioni più importanti e più libere, si mischia al mondo del lavoro e delle tensioni politiche e sociali; immagino che di queste cose si sia cibato Gianluca, immagino che queste siano le cose importanti che bisognerebbe sempre ricordare.Il lutto per la morte di Gianluca è il lutto di una comunità intera, può diventare una luceattraverso cui combattere la nostra battaglia per diventare pienamente una società civile edemocratica.
Il Sindaco ha avvertito questa cosa convocando un Consiglio Comunale
aperto, e così la società civile e il mondo del lavoro; facciamo che questo non sia unmomento fatuo destinato a spegnersi e mentre ci stringiamo alla sua famiglia avviluppatain un dolore senza fine, facciamo un patto fra di noi, facciamo sì che la morte di Gianlucanon sia stata vana e mentre speriamo che la sua nuova vita si consumi nei sentieri dellasperanza e della fede, guardiamo al nostro avvenire con più coraggio, quanto mai necessario per cambiare la nostra vita, per vincere la nostra battaglia di civiltà.

P.C.

tratto da Eco di Siderno del 29/05/2005