Obbligati a fare le valigie

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Obbligati a fare

le valigie

di Antonio Baldari

"Ciao, Balda", era il suo saluto allegro quando mi incontravae, al contempo, si scioglieva in un sorriso luminoso e inuna vigorosa stretta di mano che ti avvolgeva in un cristallinoalone di gioia. Ho avuto sempre la percezione profondadi una persona autentica, cui perdonavi pure l'avertibonariamente storpiato il cognome ma lui era così, sempre,mai che fossi stato assalito dal dubbio di avere di frontequalcuno che d'improvviso ti potesse mostrare la parte

peggiore di sé…Perché Gianluca non aveva insito nella sua
natura il benché minimo germe di negatività.

Cortese, gentile, affabile oltre ogni dire, come domenicascorsa quando lo incontrai a Siderno seduto su una panchina,adiacente la chiesa di Portosalvo, nelle prime oredel pomeriggio arroventato dal caldo ma leggermente mitigatoda una gradevole brezza…"Ciao Balda, che piacerevederti. Dài, prendi un gelato con me…" e poi giù a fare quattrochiacchiere, spensieratamente, ma anche in modo concreto,se serviva, quando c'era da affrontare cose serie. Eraimportante per me continuare a vederlo così, dopo il ciclodi studi vissuto quasi in contemporanea all'Istituto Tecnicoper il Turismo, a Marina di Gioiosa Jonica, sul finire deglianni '80, inizio anni '90 e quindi a distanza di moltotempo: umile, disponibile come circa vent'anni fa, tuttod'un pezzo sebbene divertente e divertito, quasi a prenderein giro la vita. Che poi era un prendere in giro se stesso,tanto voleva bene alla vita, al vivere con gli altri e per glialtri.Anche per questo, ero estremamente orgoglioso nell'avereritrovato lo scorso anno, sui sentieri ingarbugliati della miapur giovane esistenza, un po’ più orfana senza di lui, quellasua giammai dimenticata generosità, prerogativa secondarianella società di oggi, tanto da rasentare in alcunifrangenti la filantropia, il cuore oltre il cuore, in particolarecon i bambini, con i quali diventava delizioso, un verospettacolo…Uno spettacolo che si è deliberatamente fatto spegnere suititoli di coda di una giornata qualsiasi, funestata daun sonno soporifero, che ti fa sembrare tutto vada per ilverso giusto, che forse è la volta buona per uscire dal tunnel,di colpo eccolo ergersi con il suo ghigno cattivo aSignore Incontrastato dei tuoi respiri, delle tue emozioni edei tuoi sguardi, che ti annienta così, ricacciandoti nelbaratro in un niente, con le sue forze ferali e imponderabili.Che nella nostra amatissima terra di Calabria (da parte dichi??? Non vedo nessuno, ma proprio NESSUNO che siadisposto ad AMARLA per davvero!!!) è di una potenzatanto puntuale quanto di livello superiore rispetto ad altrerealtà della nostra ormai bistrattatissima Nazione Italiana,da gettarti nuovamente nello sconforto più indicibile, riaffidandotigiocoforza a quella voglia di riprendere quelle valigiein mano, forse troppo in fretta accantonate, ed andarevia per davvero, senza meta, senza traguardi, senza obiettiviche possano realizzarti. Che ti frega del risultato se poiperdi il tesoro più grande, più inestimabile, più importanteche ti appartiene e che nessuno ha il diritto di toglierti?Che senso ha tutto ciò? Gianluca è stato barbaramentestrappato alla Vita e riecheggia adesso ancora più forte ilmonito di Papa Karol Wojtyla, nella Valle dei Templi adAgrigento, quando nell'ammonire la Cupola siciliana ed isuoi affiliati diceva: "Guai a voi, guai a voi! Pentitevi, perchéverrà il giorno del Giudizio!". Verrà, quando verrà?
Non è
dato saperlo, noi siamo invitati da Gesù a vigilare nell'attesa.E vigiliamo, non tutti però… Intanto, continuiamo apiangere i figli più nobili, i più costruttivi, i più espansivi,che avrebbero voluto continuare a dare lustro e paginebellissime di copertina a questa loro e nostra Mamma,disonorevolmente ingrata, a questa Calabria che divoraimperterrita i suoi figli con i suoi tentacoli più spietati …Del pentimento, poi, nemmeno l'ombra.Del resto, ci si penserebbe prima alla vergogna che si staalimentando, unitamente al cancro peggiore che prosperaquotidianamente nei nostri gesti, nei nostri atteggiamenti,perché partorite dalle menti e dai cuori nostri, malati
 molto malati: l'ignoranza.