CON LE ARMI DELLA CULTURA

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CON LE ARMI DELLA CULTURA….la liberta, la scegli

 è il tema del progetto istituzionale per la legalità ideato e promosso dalla Presidenza della Regione Lazio, sotto l’alto Patronato della Presidenza della Repubblica. Anche questa seconda edizione, voluta dal Presidente della Regione Lazio, On. Piero Marrazzo, nasce con l’obiettivo di sensibilizzare le nuove generazioni alla cultura del “rispetto delle regole”, attraverso attività culturali di scambio, di approfondimento e di educazione civica utili per instaurare un dialogo concreto tra le istituzioni e giovani cittadini.

 

Questo dialogo è iniziato l’anno scorso quando la Regione Lazio e la Regione Calabria hanno reso possibile la realizzazione del gemellaggio tra il Liceo Zaleuco di Locri e il Liceo Cannizzaro di Roma, e nella sede del liceo romano le istituzioni hanno dialogato con i giovani studenti sui temi della giustizia sociale, dell’onestà e dell’impegno. L’entusiasmo testimoniato ha fatto maturare il convincimento che “la criminalità si combatte seriamente solo impegnandosi in prima persona e facendo quanto possibile per comprenderla in maniera profonda”(Marrazzo). L’impegno preso l’anno scoro dal presidente della Regione Calabria e dal presidente della Regione Lazio di adoperarsi per far proseguire il gemellaggio tra le due scuole, l’On. Marrazzo l’ha mantenuto invitando anche questo anno una delegazione di studenti del Liceo Zaleuco che, accompagnati dalla Dirigente prof.ssa Domenica Marra e dalla professoressa Franco, sono stati ospiti presso le famiglie di alcuni studenti del liceo romano ed hanno partecipato alla settimana della cultura organizzata presso il teatro Eliseo dal 6 all’11 marzo. Per l’occasione è stato rappresentato lo spettacolo Notte d’epifania di Roberto Cavosi, avente come tema gli effetti devastanti dell’operato della criminalità organizzata sulla società civile. Cavosi si serve dell’amore difficile tra due adolescenti di Locri, per mettere in scena la stato d’animo e la sete di giustizia che, all’indomani dell’omicidio del dott. Fortugno, spinse i ragazzi a far sentire la propria voce, dopo un susseguirsi di eventi delittuosi di cui questo omicidio “eccellente” fu solo il culmine. Il regista riporta le emozioni genuine che nei giorni concitati delle manifestazioni di piazza i giovani provarono, sentendosi parte di qualcosa di grande che forse avrebbe potuto restituire alla loro terra la dignità perduta. Per questo motivo le argomentazioni trattate dai personaggi dello spettacolo appaiono forse un po’ troppo utopistiche, fantasiose, in alcuni casi forzate. Perché nella Locride sono pochi ormai quelli che ancora credono davvero nella possibilità di cambiare le cose. Sono pochi quelli che sentono davvero propria questa lotta per la giustizia. Sono pochi quelli che hanno conservato immutate le motivazioni genuine per le quali trovarono il coraggio di far sentire la propria voce. La mancanza di valori, la sottocultura che caratterizza la nostra terra, ha fatto sì che l’entusiasmo dei primi giorni andasse scemando. La spettacolarizzazione dell’evento, il polverone mediatico sollevatosi dopo l’iniziale protesta, volutamente silenziosa, ha attirato a sé la massa, non coscientemente partecipe, ma interessata a prender parte a ciò di cui i giornali e le televisioni erano pieni in quei giorni. Inoltre è stato facile strumentalizzare quelle emozioni, farsi portavoce dei giovani della Locride solo allo scopo di mettersi in luce, per voglia di protagonismo o per raggiungere un secondo fine, la carriera politica ad esempio. Quello spirito pulitamente guerriero, quel fiume in piena che sembrava potesse travolgere tutto riportando un po’ di pace e di equilibrio, si è trasformato in un rigagnolo di acqua sporca. E allora chi ha ancora la voglia di lottare, di conservare le proprie idee senza farsi condizionare da un ambiente ormai corrotto fino al midollo, si rifugia nei propri pensieri, nel proprio mondo immaginario, dove poter sognare di vedere un giorno la luce, come fa Valeria, la protagonista di “Notte d’Epifania”: lei immagina di incontrare di nuovo, dopo mesi, il suo ragazzo, compagno di avventura e di sventura, rinchiusosi nel silenzio, dopo aver perso il padre, ucciso dalla ‘ndrangheta. Il suo è un urlo di speranza che, non potendo trovare conferme fuori, rimane dentro di lei, muto. E le manifestazioni come quella organizzata dalla Regione Lazio, anche se probabilmente un po’ forzate, sono l’unico modo per i giovani di dare voce a quel grido, attraverso l’opportunità di confrontarsi, di riflettere, ed esporre i propri pensieri. Di crescere. Ma non basta. Perché il vero problema da risolvere, prima di ogni altra cosa, per poter pensare di combattere seriamente la criminalità, è l’ignoranza e soprattutto la mancanza di valori, le piaghe più gravi che affliggono le società d’oggi. Insegnamenti che devono provenire da ogni ambiente interessato alla formazione umana e culturale dell’individuo che si appresta ad entrare nella società: vale a dire famiglia, scuola, istituzioni. Senza una famiglia solida e presente che insegni i valori fondamentali del vivere insieme e l’importanza dell’istruzione, senza una scuola che metta a disposizione degli studenti un valido e serio percorso di studi e di vita, l’individuo non può che sviluppare una personalità poco civile. E soprattutto non può farlo se si trova di fronte uno stato che non dà l’esempio, dove la parola d’ordine è “interesse personale”. Un’ultima riflessione: perchè manifestazioni culturali come quella svoltasi a Roma nei giorni scorsi, e lo spettacolo “Notte d’epifania” non vengono organizzate nelle scuole, al fine di dare l’opportunità a tutti gli studenti di poter prenderne parte?

(23.03.2007)

 

Martina Pelle

 

 

  da La Riviera