Burc, posizioni ancora distanti

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Conferenza con capigruppo della Regione

 

 «Chiedeteci la copia di tutti gli atti della Regione Calabria e ve li daremo. Poi prendete tutti i Bur pubblicati fino ad ora e fate un confronto empirico. Non c’è censura, ma dialogo e disponibilità massimi».

 

 

 

 

 

Nonostante queste affermazioni, il capo di gabinetto dell’ufficio della presidenza del Consiglio regionale, Giuseppe Strangio, inviato ieri a Lamezia da Giuseppe Bova per fare le sue veci in un confronto sul Burc, non è riuscito a convincere. Ad ascoltarlo c’erano Salvatore Scalzo dell’associazione Ulixes, e numerose associazioni e singoli, nonché esponenti di partiti e dei sindacati, intervenuti, da tutta la Calabria, alla riunione per costituire il comitato referendario per l’abrogazione parziale della legge regionale n. 7 del 2006, in particolare del comma 4. Il comma in questione, giustificandosi attraverso il diritto di privacy, ha abrogato un altro comma, eliminando nei fatti il termine temporale di 15 giorni entro il quale dover pubblicare tutti gli atti che comportano oneri a carico del bilancio regionale.
Silvio Gambino, preside della facoltà di Scienze politiche all’Unical, che per primo sollevò il problema Burc proprio su Calabria Ora, ne ha spiegato le conseguenze in termini di trasparenza amministrativa, e ha parlato di «eccesso di potere» e di necessità di una revisione della legge sull’accesso agli atti.
Il referendum, dal canto suo, è perciò «pienamente giustificabile».
Secondo Strangio l’errore della Regione è stato quello di aver approvato la legge ad agosto («suscitando 1000 perplessità»), e per di più in una legge finanziaria in cui «dentro ci si infila di tutto». Non ci stanno quindi le oltre 30 associazioni che hanno risposto all’appello di Ulixes, secondo le quali dietro queste interpretazioni e cavilli giuridici si nasconde, di fatto, il dubbio su che cosa è possibile pubblicare o meno, non c’è chiarezza, non c’è la trasparenza necessaria alla democrazia.
«Ci vuole un termine chiaro a perentorio per le pubblicazioni degli atti», hanno chiesto i partecipanti ieri a Lamezia.
Gli fa eco Giorgio Durante, di Calabria Libera: «Loiero voleva fare un palazzo di cristallo, ma quello regionale è un palazzo opaco». «Noi non vogliamo provare per credere», ha aggiunto Antonio Palermo di “Bella Ciao”, rivolgendosi a Strangio, «non deve essere una gentile concessione conoscere quello che avviene in Consiglio regionale».
Quanto ha detto Strangio, secondo Gambino, «non è assolutamente convincente. Perché non c’è rispetto dei principi di trasparenza, partecipazione e informazione».
Soddisfatti per la presenza di Strangio e la volontà di dialogo di Bova, i partecipanti sono comunque andati avanti, procedendo alla formazione del comitato referendario. I dieci firmatari sono i tre segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil, tre docenti delle università calabresi (Silvio Gambino dell’Unical, Alberto Scerbo della Magna Grecia e Antonio Spadaio della Mediterranea) e quattro associazioni, distribuite sul territorio regionale (Bella Ciao, la Fondazione Congiusta, Ulixes e Il Centro Studio Lazzati). E così si forma un comitato. E si accoglie l’invito di Bova ad un incontro per poter lavorare insieme.