il Questore di Catanzaro sfida la malavita lametina

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Gli inquirenti convinti che presto si arriverà a colpire i vertici della malavita lametina
«Le cosche hanno le ore contate»
Panìco: «Ci sono 500 uomini a caccia di chi pensa di farla franca» LAMEZIA TERME – “Se qualcuno pensa di farla franca, deve sapere che ci sono 500 uomini alla loro caccia”. Il questore di Catanzaro, Romolo Panìco sfida la malavita lametina che per gli inquirenti è di nuovo in guerra a colpi di “traggiri”. Ci sarebbe infatti un personaggio della criminalità che avrebbe interesse affinchè la guerra di mafia faccia il suo “corso”. E questo sarebbe emerso nell’attività di indagine che ha consentito l’arresto di Massimo Crapella e Luciano Cimino. “Qualcuno sta facendo il doppio gioco”, riferivano ieri mattina gli inquirenti.
”Siamo arrivati alle investigazioni in tempo reale- ha affermato il procuratore della Dda, Mariano Lombardi durante la conferenza stampa per l’arresto dei presunti killer di Catanzaro che sarebbe collegato a quello precedente di Domenico Torchia- e questi sono altri segnali del grande lavoro che si sta facendo su Lamezia. Per due motivi gli arresti effettuti hanno una grande importanza. Primo perchè l’impunità per costoro non è più garantita. E secondo che ora mi auguro che dopo questi risultati ci sia più collaborazione perchè oggi c’è più affidabilità. Gli arresti non sono frutto di circostanze fortunose ma di intense attività di monitoraggio. C’è l’interesse di qualcuno affinchè i clan siano in guerra. La disinvoltura degli odierni arrestati la dice tutta sull’estrema pericolosità delle cosche lametine e dei suo affiliati”.
A proposito dei quali è intervenuto Emilio Le Donne, che ha evidenziato “l’età giovane degli arrestati. Questo è preoccupante anche perchè significa come i mandanti utilizzano ragazzi, direi assoldando dei disperati che acquistano la fiducia di chi li manda a sparare”.
Salvatore Murone, procuratore aggiunto della Dda, rimarcando la perfetta sinergia fra squadra mobile, commissariato e Sco con la magistratura, ha rivelato di “aver avvertito una sensazione di sconforto quando ha appreso la notizia dell’omicidio Catanzaro avvenuto a breve distanza da quello di Torchia. Lo sforzo dello Stato però ha ridato fiducia a tutti e ora speriamo di salire di un altro gradino nei risultati”.
Questo significa che capi e gregari delle cosche hanno le ore contate?
Probabilmente sì. E la conferma arriva dal pm che combatte con la malavita lametina: Dominijanni, che ancora una volta rimarca il problema della carenza di uomini e mezzi: “Purtroppo a volte per la carenza di mezzi e uomini non possiamo fare di più. Un solo magistrato è poco e a certi obiettivi non possiamo arrivarci per impossibilità materiale, come ad esempio cercare di prevenire prima che reprimere. La mole di lavoro è enorme”. Parlando della guerra di mafia, Dominijanni ha fatto riferimento a “un riposizionamento degli equilibri che sfocia in una nuova guerra fra clan che si caratterizza, come “Tabula Rasa”, dai “traggiri”. Stiamo lavorando per arrivare ad avere un quadro complessivo dell’attuale situazione e credo che gli arresti per questi omicidi siano solo una parte della nostra attività”. Lo conferma ancora il questore Panìco: “Abbiamo completato la prima fase. C’è tanto da fare. Dobbiamo arrivare ai vertici per colpire chi è perchè ha voluto la ripresa della faida”. Paduano e Rattà elogiano il grande lavoro e l’impegno massimo degli uomini da loro diretti.
 p.re.                                                           tratto dal Quotidiano di Calabria

Ci auguriamo che anche gli altri Questori  calabresi seguano l'esempio del dott. Romolo Panico.
In particolare,auspichiamo,che il Questore sotto la cui giurisdizione ricade il territorio della "locride",territorio con il più alto e  triste primato di omicidi irrisolti (ben 24 in 22 mesi) voglia tranquillizzare la popolazione Locridea.

Mario Congiusta