Riunione del CIDS

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“Il CIDS a Siderno riunisce i familiari dei morti ammazzati
della Locride e chiede giustizia e attenzione”

“Grandi delitti e preoccupanti silenzi” è il tema del prossimo incontro che il Comitato Interprovinciale per il diritto alla sicurezza ha indetto per il 22 giugno presso la sala del Consiglio Comunale di Palazzo San Giorgio a Reggio Calabria. Un tema caro al CIDS, che è stato presentato a Siderno presso la sala consigliare del Comune alle famiglie delle vittime della Locride dal Presidente del comitato Demetrio Costantino.  Un incontro particolare tenutosi in una sala stranamente vuota di pubblico e completamente ignorata dalla forze dell’ordine, dove si sono invece ritrovati i familiari di molte delle vittime della criminalità degli ultimi tempi. Dai genitori di Massimiliano Carbone ucciso in una sera di settembre del 2004 sotto casa ed ancora senza un colpevole; al papà di Gianluca Congiusta freddato il 24 maggio di un anno fa in una stradina di Siderno anche lui senza un apparente motivo; alla figlia della professoressa Speziale da anni in attesa di un colpevole per la morte della madre, uccisa a Locri poco distante dal tribunale; ai famigliari del giovane Carmelo Vettrice, scomparso nel buio della lupara bianca nell’agosto scorso presso l’azienda florilicola di Portigliola, per finire con il papà dell’elettrotecnico Guttà, freddato sotto casa qualche mese or sono poco distante dal centro di Siderno, anche lui senza un apparente motivo e senza un mandante o un esecutore individuato. Una riunione cui hanno preso parte i Sindaci di Locri e Siderno Francesco Macrì e Alessandro Figliomeni e pressoché nessun altro cittadino al di fuori dei rappresentanti della stampa locale. Dei trenta omicidi ancora in attesa di giustizia e delle dolorose attese dei familiari sia presenti che assenti delle vittime della Locride ha lungamente parlato Demetrio Costantino, ricordando le diverse iniziative che il suo Comitato ha promosso nel tempo allo scopo di evitare che il silenzio e l’indifferenza coprissero completamente la fame di giustizia delle decine e decine di parenti superstiti. Un silenzio colpevole cui non si può continuare a non fornire risposte in una zona come la Locride, che vanta ben 4 parlamentari e diversi consiglieri regionali. Una Locride, che appare dalle parole di Costantino impreparata a rispondere all’attacco della criminalità, distratta ed armata solo di una Procura sguarnita di professionalità inquirenti e con un innegabile deficit di investigatori da impiegare nelle indagini. Una Locride che e si è mossa in massa e giustamente di fronte all’omicidio eccellente del Vice Presidente del Consiglio Regionale Franco Fortugno, ma che ora appare dimenticare le altre vittime. Un omicidio, quello Fortugno, per altro ancora senza mandanti, a partire dal quale il Cids ha inaugurato una serie di incontri a cadenza di 50 giorni l’uno dall’altro per sondare lo stato dell’arte delle indagini, considerando l’evento di portata nazionale. Una Locride che non può accontentarsi di qualche motto scandito ad alta voce da giovani cortei dietro bandiere poco definite e spesso facilmente manipolabili. “Evitiamo – ha affermato Costantino – che il detto “Ed ora Ammazzateci tutti” possa divenire il sinonimo di “Imbrogliateci tutti!”. Questo è un territorio in cui guardando indietro si scorgono cataste di documenti lasciati dentro archivi zeppi di inchieste insabbiate. Un territorio – ha ripetuto più volte il presidente del Cids – in cui si deve inviare personale preparato e serio per concludere le indagini in tempi ragionevoli. Non si può continuare a negare il diritto di sapere perché sono state uccise così tante persone e non si può continuare a non fare giustizia”. Un grido di accusa riecheggiato anche nelle parole dei due amministratori locali presenti il rieletto Figliomeni, che ha plaudito all’iniziativa del Cids e il neo sindaco di Locri Macrì, che ha confermato il suo impegno a favore di una promozione della legalità condivisa a cominciare dal promuovere piccoli comportamenti civici, spesso poco osservabili in loco. È importante che iniziative come quella del Comitato divengano quotidiane e non solo sporadici momenti, hanno riaffermato i due Sindaci, affinché di questo territorio non se ne debba parlare come dell’Iraq italiano. È fondamentale rivendicare l’impegno delle forze politiche e della magistratura a tutti i livelli. Un appello forte è venuto quindi dalle famiglie di Congiusta e Carbone con papà Mario e mamma Liliana in prima fila. Il signor Mario ha ringraziato il Cids per la giornata di protesta tenutasi a poche ore dall’assassinio del figlio poco più di un anno fa, ed ha ricordato come non si possa continuare ad attendere il 33° morto della zona per riprendere a parlare di legalità e giustizia. “Le risposte – ha chiesto a gran voce- devono venire dallo Stato. Ed è bene andare oltre le polemiche facendo fronte unico perché nella Locride si ponga fine allo stillicidio di vittime impunite. Si deve riuscire ad affiancare ai giovani della Locride uno stuolo di adulti, che attualmente si dimostrano inoperosi. Qui siamo in guerra- ha rilanciato, affermando – siamo stanchi e sfiduciati, ci resta solo la speranza che i nostri parlamentari riescano a darci delle risposte restituendoci la dignità e la libertà di vivere”. Un intervento preciso e razionale come ci ha abituato e sentirne altri Mario Congiusta in questi terribili mesi di battaglia, cui è seguito l’accorato ed emozionato appello di mamma Liliana Esposito Carbone, che ha richiamato ha sua volta il bisogno di vedere punito l’omicida di suo figlio. Un bisogno comprensibile ed arrabbiato visto che solo qualche mese fa in tribunale non risultavano ancora depositate le perizie autoptiche effettuate sul corpo del giovane Massimiliano. “Chiediamo di conoscere lo stato delle indagini sugli omicidi e sulle scomparse dei nostri cari – ha gridato – è scandaloso che nessuno sappia dirci nulla. A tutti deve essere detta la verità; finiamola di ossequiare i morti importanti e basta anche con le manifestazioni gridate in piazza dai giovani di Locri. Ritengo – ha concluso Liliana Esposito – che sia di tutti il diritto di conoscere la verità.” Un incontro coraggioso durante il quale una grande lezione di vita e civiltà è partita proprio dai familiari della vittime di una zona che continua a pagare il suo tributo di sangue ed inciviltà giorno dopo giorno, senza scoprire i perché ed i colpevoli di tanta barbarie. Un incontro dal quale una nuova unità nel chiedere giustizia sembra possa partire. Gli occhi ora saranno puntati sulla giornata reggina di giovedì 22, che si spera possa godere di un’attenzione più profonda da parte della magistratura, della forze dell’ordine, nonché dei nostri politici nazionali, regionali e provinciali allo stato completamente assenti e muti.
Alessandra Tuzza

ARTICOLO TRATTO DA LA RIVIERA DEL 18 GIUGNO 2006