Gli studenti di Cortocircuito bloccano la mafia emiliana con le loro news

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Cortocircuito è un giornale di studenti. I suoi redattori hanno filmato boss che ridevano del terremoto, hanno documentato appalti corrotti, e braccato quindi la mafia emiliana – di D. R.

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I ragazzi di Cortocircuito, il giornalino studentesco indipendente nato nel 2009 a Reggio Emilia e ora diventato web tv e associazione antimafia composto da studenti universitari, fa parlare ancora di sè per le notizie e le scoperte che ha fatto finora riguardo alla mafia emiliana. I ragazzi sono cresciuti insieme tra i banchi del liceo e adesso che molti di loro si sono iscritti in diversi atenei, continuano a coltivare la passione per vedere un mondo nuovo, libero da corruzioni e favoritismi.

Grazie a loro è scoppiato il caso del sindaco di Brescello, ripreso mentre passeggia con Francesco Grande Aracri, un condannato per mafia, e sono stati anche loro a parlare nel 2013 del cutrese Gaetano Blasco. Tanti i casi affrontati da questi ragazzi che rappresentano l’antimafia e spesso sono arrivati a dimostrare, prima di tanti politici e amministratori, e con documenti, le azioni della mafia in Emilia.

Elia Minari, coordinatore di Cortocircuito, 22 anni, commenta:Speriamo che ora nessuno possa più dire: non lo sapevo”. Proprio a lui lo scorso anno Pietro Grasso ha consegnato il premio “Scomodo”, come segno di apprezzamento per il lavoro fatto. E Minari aggiunge: Non vogliamo insegnare nulla, ma solo sensibilizzare sul problema. Ed è cominciato per caso, da un’esperienza di volontariato fatta da alcuni di noi in Calabria, dalla voglia di capire meglio alcuni fatti. Noi abbiamo cominciato a interessarci del perché i nomi di alcune aziende reggiane venivano fuori nelle inchieste sul terremoto de L’Aquila e da noi nessuno ne parlava. Poi abbiamo studiato le delibere sulla stazione mediopadana a Reggio: i costi aumentavano, perché? E infatti c’è stata un’inchiesta. E ci siamo occupati del cantiere per la nuova media a Montecchio: appalto vinto dalla Saedil senza presentare certificato antimafia e con un ribasso del 23%“.
I ragazzi di Cortocircuito portano a termine le loro inchieste studiando gli atti delle Prefetture e facendo domande in giro. In molti casi non si aspettavano risultati così scandalosi, come ad esempio quello del caso Bescello, e loro sono andati avanti senza sosta, superando ostacoli di qualsiasi tipo. Dalle loro indagini emerge un quadro di una economia infiltrata che soffoca il mercato libero coinvolgendo anche soggetti emiliani. E svelano che la colpa non è solo e sempre dei calabresi, perché la mafia in Emilia  c’è ma non si deve dire.