Processo Congiusta-INn aula per far luce sugli assegni ritrovati a Gianluca

Print Friendly

In Corte d’Assise D’appello sfilano i testimoni per chiarire la natura di quei rapporti economici con il giovane commerciante.

Gianluca-Congiusta-185x240

di Angela Panzera

Rapporti puramente economici dettati da una profonda conoscenza e cordialità con Gianluca Congiusta.

Si possono riassumere così i motivi che sono stati illustrati ieri alla Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria, da parte degli otto testimoni chiamati a riferire della natura di alcuni assegni che sono stati rinvenuti nella disponibilità del giovane imprenditore sidernese, assassinato il 24 maggio del 2005. Il sostituito procuratore generale Franco Scuderi infatti, ha chiamato a deporre alcune delle persone che furono sentite durante le indagini dal Commissariato di Siderno e che già all’epoca nei verbali avevano spiegato la natura di quei rapporti commerciali. Gianluca Congiusta, proprietario di un negozio di telefonia, con l’ultimo bilancio datato 2004-2005 aveva segnato un volume d’affari di circa 4 milioni. Quelle persone si rifornivano da lui, acquistando cellulari e schede telefoniche. Così avevano versato quegli assegni, che ammontavano a circa 40mila euro. Ordinaria amministrazione per un imprenditore, ma per la Cassazione, che annullò con rinvio la condanna all’ergastolo per l’imputato Tommaso Costa, c’è necessità di chiarire su tutti i fronti il movente che ha portato all’omicidio. Gli altri moventi vagliati dagli inquirenti, nell’immediatezza del delitto, riguardarono anche un possibile giro d’usura, però mai provato. È la stessa Cassazione che pur parlando di usura, non specifica se era Gianluca ad essere vittima oppure eventualmente lui stesso a praticarla. Fatto sta che tutti i testimoni sentiti ieri in aula la parola “usura” non l’hanno mai pronunciata, né in un verso né in un l’altro. Tutti hanno affermato che se a Gianluca era stato dato qualche assegno, era stato dato certamente per un rapporto commerciale assolutamente lecito. Per alcuni non è stato facile ricordare nel dettaglio ogni singolo rapporto, in alcuni casi sono passati oltre dieci anni dai fatti; ma tutti comunque hanno confermato quanto dichiarato in precedenza agli investigatori. Il processo è stato aggiornato al sette gennaio quando in aula sfilerà un’altra decina di testimoni chiamati sempre a riferire in merito agli assegni. Prevista per un’altra data invece l’esame del vice questore aggiunto, Francesco Giordano, che pur avendo già testimoniato dovrà ritornare in aula così come richiesto dalla Procura Generale. Durante la sua testimonianza all’interno del processo di Appello sia lui che l’ex commissario di Siderno, Rocco Romeo, avevano chiarito che durante le indagini erano state state battute tutte le piste, dal movente passionale all’usura. Subito dopo l’omicidio di Gianluca Congiusta, gli uomini del Commissariato avevano messo su una squadra investigativa che aveva come compito quello di fare luce sul delitto. Rimane in piedi, quindi, al momento un’unica pista ossia quella della Dda. Costa è infatti accusato di aver deciso di uccidere Congiusta perché era venuto a conoscenza di una lettera estorsiva che lo stesso boss avrebbe fatto recapitare ad Antonio Scarfò, all’epoca suocero di Congiusta. Questo movente però non ha convinto fino in fondo la Cassazione a differeza di altre due Corti d’Assise che condannarono Costa all’ergastolo.

fonte: Il Garantista