Io, papà di Gianluca Congiusta, restituisco la tessera elettorale perché per colpa della politica rischio di non avere giustizia

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mario ansa

di Mario Congiusta * 

All’On. Ministro della Giustizia
Andrea Orlando

Oggetto: restituzione tessera elettorale N. 011038648.

Egregio On. Ministro, in allegato troverà la mia tessera elettorale con conseguenziale volontaria privazione del diritto di voto.

Il mio estremo gesto vuole essere una civile protesta, per la scarsa considerazione che la politica e le istituzioni hanno nei confronti dei cittadini che chiedono che vengano colmati vuoti legislativi di particolare importanza per la giustizia e per l’incolumità delle persone.

Chi Le scrive è il padre di un giovane imprenditore calabrese, Gianluca Congiusta, Vittima innocente della criminalità organizzata, ucciso a Siderno, da un criminale indultato, tale Tommaso Costa, il 24 maggio 2005.

Tale assassino, è stato condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Locri per l’omicidio di mio figlio oltre che per associazione di Stampo mafioso ed altro. Tale decisione è stata confermata dalla Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria.

Ciononostante, la seconda sezione della Cassazione, dopo una brevissima camera di consiglio, nonostante l’articolata requisitoria del Procuratore Generale, che chiedeva la conferma dell’impugnata sentenza, annullava con rinvio, relativamente al solo omicidio, a diversa sezione della Corte d’Assise d’Appello per un nuovo giudizio.

Ritiene il sottoscritto, che tali diversità sentenziali tra i vari organi di giustizia, siano dovute ad un vuoto legislativo da me segnalatoLe via e-mail alcuni mesi orsono.

Stessa segnalazione ho fatto all’On. Rosi Bindi, nella qualità di Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, all’on. Matteo Renzi, all’on. Magorno quale componente della Commissione Giustizia e Commissione Antimafia ed a decine di altri Parlamentari di vari partiti che non sto ad elencarLe, con una sola risposta da parte di Fratelli d’Italia, unico partito con una sezione dedicata alle Vittime.

Come Lei sicuramente saprà, la normativa vigente regolamenta l’utilizzabilità come prova solo delle intercettazioni ambientali e telefoniche mentre non regolamenta l’utilizzabilità delle lettere intercettate ai detenuti.

Con Sentenza del 19/4/2012, depositata il 18 luglio 2012, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno statuito l’illegittimità dell’intercettazione della corrispondenza di un detenuto effettuata, nel corso delle indagini preliminari, mediante fotocopiatura della stessa che veniva poi regolarmente inoltrata. La Suprema Corte, ricordando che l’art. 15 della Costituzione tutela la libertà e segretezza della corrispondenza che può essere limitata solo con atto motivato dell’Autorità Giudiziaria “con le garanzie stabilite dalla legge”, ha rilevato che non può applicarsi analogicamente, in questo caso, la disciplina dettata per le intercettazioni telefoniche. Infatti, per rendere possibile le intercettazioni di comunicazioni informatiche e telematiche, non espressamente considerate nella disciplina codicistica, è stato necessario l’intervento del Legislatore che, con apposita innovazione legislativa, introdusse l’art. 266 bis c.p.p.

Con espresso riferimento alla possibilità di intercettare la corrispondenza epistolare senza interromperne la spedizione, la suprema Corte rilevava, ancora, che nella XV legislatura un disegno di legge governativo (C. 1638) estendeva a tale materia la disciplina dell’art. 266 c.p.p. con l’introduzione dell’art. 266 ter. Tale testo, pur approvato dalla Camera dei Deputati il 17 aprile 2007 non sfociava poi in legge.

Pertanto, in assenza di una specifica previsione normativa, l’intercettazione della corrispondenza epistolare è illegittima e processualmente inutilizzabile.

E’ facilmente comprensibile che, se il vuoto normativo non viene tempestivamente eliminato, il crimine organizzato continuerà ad avere a sua disposizione un mezzo di comunicazione, semplice ma efficace e, soprattutto, assolutamente inviolabile dagli organi inquirenti, che consentirà, ad esempio, anche ai “boss” detenuti, di continuare ad impartire ordini e direttive agli affiliati.

Non posso sapere come finirà il processo che mi riguarda, ma di un fatto sono certo, che a distanza di quasi dieci anni, corro il rischio di non avere quella giustizia che mi è dovuta per colpa grave di chi è preposto, e pagato, a legiferare e colmare vuoti segnalati.

Non so se Lei, On. Ministro vorrà provvedere o se intenderà rispondermi ma ne nutro la speranza che nessuno può togliermi.

Cordiali Saluti

* papà di Gianluca, vittima innocente della criminalità organizzata,
dell’indulto e probabile futura vittima delle inadempienze delle Istituzioni

Allegati:

1) Sentenza cassazione

2) Segnalazione a Matteo Renzi.

3) Segnalazione a Rosi Bindi.

4) Tessera elettorale

Fonte: http://scirocconews.com/