La legge cancella quattro ergastoli Un pluriomicida ritorna in libertà

Print Friendly

La legge cancella quattro ergastoli -Un pluriomicida ritorna in libertà

Non rischia più il carcere a vita, che non esiste in Uruguay da dove è stato estradato

Si può essere scarcerati e rimessi in libertà pur avendo sulle spalle quattro ergastoli definitivi per altrettanti omicidi?

Sì, si può se si è all’incrocio di due norme sull’effettività del diritto di difesa di coloro che erano latitanti al momento del processo. La norma che consente al difensore di fare ricorso anche senza procura dell’imputato, e la norma che però impone ai giudici di provare che l’imputato latitante sapesse dell’esistenza del suo processo, producono a Milano la scarcerazione di Francesco Salerno, 55 anni, ora liberato per forza dalla Corte d’Assise d’Appello benché nel 2002 fosse stato definitivamente condannato (latitante) a quattro ergastoli per omicidi commessi in una delle «guerre» per la droga nel quartiere milanese di Quarto Oggiaro. Esito spiazzante ma imparabile a norma di legge. Salerno era irreperibile già all’inizio dell’inchiesta, ed era stato processato in contumacia durante il primo grado conclusosi con l’ergastolo. All’epoca aveva un difensore d’ufficio, che anche in sua assenza aveva potuto impugnare la condanna perché la norma consente appunto di farlo anche senza una apposita procura dell’assistito.

Il processo d’Appello aveva confermato l’ergastolo, non c’era stato ricorso in Cassazione, e il carcere a vita era diventato definitivo. Il latitante, a sorpresa, ricompare nel 2010: ma in Uruguay. Dice di aver solo ora saputo di essere bersaglio di imputazioni di cui però ignora il dettaglio. L’Italia chiede l’estradizione, il condannato percorre i vari ricorsi in Uruguay, che lo estrada due mesi fa, il 18 dicembre 2013. Ma a questo punto Salerno, con l’avvocato Marco De Giorgio, invoca l’articolo 175 del codice di procedura penale che impone ai giudici di rimettere in termini, per consentirgli di rifare l’impugnazione, l’imputato latitante che non abbia mai avuto conoscenza del processo. Dimostrare il contrario è onere dei giudici con gli atti disponibili, senza poterlo ricavare né dal semplice fatto che la difesa avesse fatto ricorso, né dallo stato di latitanza dell’imputato: e la Corte d’Assise d’Appello presieduta da Sergio Silocchi non trova negli atti alcun elemento su cui fondare la certezza che il latitante fosse a conoscenza del processo in cui aveva avuto l’ergastolo.

Ecco perché la Corte non ha scelta e rimette in termini per un nuovo Appello-bis l’ex latitante estradato, con la conseguenza che i suoi quattro ergastoli definitivi cessano di esserlo e retrocedono alla fase non definitiva di un nuovo dibattimento di Appello e poi di una Cassazione. A catena, la Corte è costretta a revocare l’ordine di esecuzione della (ex) pena dei quattro ergastoli, e quindi a scarcerare l’imputato per questo titolo di detenzione non più definitivo. E neanche la custodia cautelare in carcere è più possibile: il termine massimo nella fase d’Appello (quella alla quale si è ritornati) è 18 mesi, ma per Salerno è già decorso perché l’ex latitante è rimasto 3 anni agli arresti in Uruguay in attesa dell’esaurirsi dei ricorsi sull’estradizione.

A trattenere in cella il non più quadruplice ergastolano resterebbe ancora una condanna a 3 anni e 6 mesi per detenzione di armi: ma qui a soccorrerlo è l’indulto del 2006 che gli condona 3 anni, mentre i residui 6 mesi sono assorbiti sempre dal periodo di arresto a Montevideo. I giudici possono così solo imporgli il ritiro del passaporto, l’obbligo di soggiorno e l’obbligo di firma. E i paradossi non finiscono. Perché nei nuovi processi potrà al massimo essere condannato a 30 anni anziché a quattro ergastoli: l’Uruguay, che non ammette il carcere a vita, ha infatti estradato l’imputato in Italia solo dopo aver preteso e ottenuto dal ministero della Giustizia il 18 marzo 2013 un formale impegno a non applicargli mai l’ergastolo.