Non solo appalti: nella relazione dei commissari, la scalata delle ndrine a coop e Terzo settore

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Non solo appalti: nella relazione dei commissari, la scalata delle ndrine a coop e Terzo settore

reggiocalabria palazzosangiorgio


di Alessia Candito – C’è un’altra frontiera dell’indebita appropriazione di soldi, fondi e finanziamenti pubblici che i clan reggini hanno varcato negli anni ruggenti esaminati dalla commissione d’accesso nella propria relazione, servita al Ministro Anna Maria Cancellieri per proporre e incassare lo scioglimento del Consiglio Comunale: quella delle cooperative e del terzo settore.

Un settore importante dell’Ente comunale e che riceve altrettanto importanti finanziamenti: da gennaio 2011 al febbraio 2012, si legge nella relazione, “risultano impegnati Euro 10.486.000 dei 56.546.300 complessivamente impegnati dall’Ente nel periodo”. Una fetta di torta troppo importante perchè le cosche non se ne interessassero. “Recenti indagini giudiziarie effettuate dalle forze dell’ordine hanno evidenziato come alcune famiglie criminali attraverso la costituzione di associazioni e cooperative, spesso intestate ad anonimi prestanome, abbiano ricevuto l’affidamento di alcuni servizi di carattere sociale finanziati dall’Ente”, annotano i commissari, che sottolineano “ancor più inquietante, la circostanza che, i casi individuati abbiano avuto ad oggetto lo svolgimento di funzioni assistenziali rivolte ai ragazzi”.

Alle ndrine – o a chi per loro – il Comune ha dunque affidato l’incarico di curare l’assistenza e la formazione dei minori. Una circostanza già emersa con l’inchiesta Alta Tensione, ma che per i commissari è tutto meno che un caso isolato. Non erano infatti solo i Caridi- Borghetto – Zindato ad aver puntato al redditizio settore comunale delle Politiche sociali per drenare fondi pubblici, in teoria destinati a sopperire ai bisogni degli strati più svantaggiati della popolazione. Al contrario, la lista è lunga e – segnalano i commissari – ” un dato che induce alla riflessione è senza dubbio l’alto indice di associati gravati da precedenti penali (e/o di polizia) di carattere associativo, anche di stampo mafioso, presenti all’interno delle associazioni o delle cooperative destinatarie di affidamenti da parte del Comune di Reggio Calabria”. E sono più di quindici le associazioni e cooperative inquinate da personaggi legati alle cosche, che il Comune avrebbe scelto per gestire il cosiddetto privato sociale.

Fra loro c’è la “Libero Nocera società cooperativa”, destinataria di ben quattro affidamenti che fra i suoi membri può vantare non solo l’ex consigliere comunale Giuseppe Plutino, arrestato per associazione di stampo mafioso lo scorso 21 dicembre, ma anche ben undici dipendenti con pregiudizi di polizia. Ma a beneficiare dei fondi del Comune ci sono addirittura cooperative che possono vantare tra i soci fondatori un esponente di una delle storiche ndrine reggine, come Domenico Serraino, patriarca della cooperativa Itaca, destinataria di due affidamenti da parte dell’Ente. Sempre alla medesima cosca è riconducibile la cooperativa Happy Days, destinataria di un affidamento, che vede sedere in cda, in qualità di Consigliere Segretario, Domenica Chilà, sorella di quel “Nuccio”, affiliato al clan Serraino-Nicolò, già sorvegliato speciale, con precedenti per omicidio doloso, porto abusivo e detenzione di armi, omicidio volontario tentato, associazione di tipo mafioso.

Ma anche le ndrine di Reggio Nord non hanno voluto sottrarsi alla spartizione e hanno creato le proprie associazioni per reclamare la propria fetta di torta: è il caso della cooperativa Skinner, il cui socio fondatore è Angela Tripodi, moglie del capolocale di Catona, Giovanni Rugolino. Insieme a lei, lavora la sorella Maria Teresa, dipendente della cooperativa e moglie di un altro esponente di spicco del clan: Pietro Morena, già indagato e condannato per vari reati fra cui ricettazione, porto abusivo e detenzione d’armi, violazione della leggeurbanistica, associazione a delinquere e associazione di tipo mafioso.
Ma è sulle vicende che vedono protagonista il Consorzio Sanitel Ge.Ass, destinatario di tre affidamenti, che la commissione ha deciso di soffermarsi più a lungo. A presiederla è Domenica Scopelliti, subentrata in fretta e furia nel 2007 al marito Antonino Caccamo, quando il rischio di un sequestro di beni rischiava di portare loro via il “giocattolo”. Affiliato al clan Labate, Caccamo è stato infatti arrestato per associazione mafiosa e trasferimento fraudolento di beni, nonché per aver dato alle fiamme la macchina di un volontario della Confraternita della Misericordia, ente impegnato con i propri mezzi nell’attività del servizio 118 e suo diretto concorrente.
Ma non è solo il puntuale cambio al vertice della coop più volte scelta dal Comune ad aver attirato l’attenzione della commissione: a pochi giorni dall’intimidazione subita dalla dirigente responsabile della procedura, è proprio la Sanitel ad aggiudicarsi contro tutte le previsioni, una sostanziosa assegnazione. Una vittoria contestata dalla seconda in graduatoria, la coop Asia, che con le sue rimostranze sula documentazione evidentemente fasulla presentata dalla Sanitel, è riuscita a far breccia, ma non a ribaltare l’esito della gara. La Dirigente Carmela Stracuzza, anziché estromettere il vincitore in favore del secondo classificato, annullava infatti la gara omettendo ogni riferimento alla falsità delle attestazioni prodotte dal vincitore.

“Pur non potendo mettere direttamente in relazione l’evento segnalato con gli interessi della criminalità organizzata sullo specifico settore – sottolineano , quasi laconici i commissari – si segnala che la Dirigente, Avv. Carmela Stracuzza, nella notte tra il 25 ed il 26 marzo 2006, ha subito un attentato incendiario alla propria autovettura. A tal proposito, si rappresenta che indiscrezioni giornalistiche, fortemente avvalorate dalle dichiarazioni rese dal legale rappresentante di una associazione operante nel settore ed interessata direttamente nei fatti, collegano l’atto intimidatorio subito dalla Dirigente con le vicende che hanno interessato la procedura di “Conferimento del servizio di assistenza per la gestione del reparto uomini presso Ricoveri Riuniti e Casa Giramondo” bandita dal Comune di Reggio Calabria in data 19 dicembre 2005″.
Ma questi non sono che alcuni esempi di una lunga lista di associazioni e coop, nella migliore delle ipotesi, ambigue che negli anni hanno avuto lunghi e ripetuti rapporti con l’Ente, che ha loro destinato fiumi di fondi nazionali ed europei. Associazioni e coop che – nascosti spesso dietro la facciata fornita da comodi prestanome – hanno fra i propri soci esponenti di peso di ndrine storiche della città come nella Piana e della Jonica. È il caso del Consorzio Terre del Sole, cui il Comune, con la determinazione nr. 768 del 2001 ha provveduto ad affidare al Consorzio la gestione del parco di Ecolandia, con il relativo conferimento di 135.000,00 (per tutta la durata dell’affidamento pari a nove annualità). E Terre del sole non è un consorzio come tanti, ma sembra quasi una joint venture di ndrine.
Scorrendo la lunga lista delle coop che lo compongono, al di là di soggetti assolutamente incensurati, ci sono anche nomi che non possono far suonare un campanello d’allarme.
Come la cooperativa sociale “Giovani in vita”, di Sinopoli, il cui amministratore unico è l’incensurato Rocco Rositano, ma che fra i soci può vantare diversi esponenti della famiglia Alvaro, come Antonio, classe 57, già segnalato per associazione di tipo mafioso, danneggiamento, truffa, reati contro l’amministrazione della giustizia ed altro, che negli anni 1998, 2007, 2008, 2009 e 2010 ha svolto, nei soli mesi estivi, attività lavorativa per conto del Comune di Sinopoli, o Giuseppe Alvaro, segnalato per rapina, uso di atto falso, porto e detenzione illegale di armi ed altro, o ancora Giuseppe Antonio Alvaro condannato a cinque anni reclusione per associazione mafiosa. Ma la lista non finisce qui. Sempre fra i soci di “Giovani in vita” – si segnala nella relazione – ci sono anche Raffaele Alvaro, anche lui condannato alla pena di anni 5 di reclusione per associazione mafiosa Rocco Alvaro, segnalato per associazione di tipo mafioso, ricettazione, associazione, che stando all’anagrafe dell’Inps, nei suoi quasi quarantanni di vita lavorativa non avrebbe mai versato contributi, e Rosso Bonforte, già gravato da precedenti penali per detenzione illegale di armi e munizioni, emissione di assegni a vuoto, associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta, ricettazione, truffa.

E anche in questo caso, Giovani in vita non è l’unica mela marcia della compagine societaria che si nasconde dietro il Consorzio. La cooperativa Rinascita di Melito Porto Salvo, è stata destinataria di un’informativa antimafia a carattere interdittivo per le parentele pesantissime della sua vicepresidente e socia-lavoratrice, Caterina Sapone, moglie di Giuseppe Prestopino, arrestato nell’operazione Crimine come elemento contiguo alla cosca Iamonte. Insieme alla Sapone, risultavano soci della coop Bartolo e Carlo Iamonte, ritenuti elementi dell’omonimo clan.

Oggetto di informazione antimafia da parte della Prefettura di Reggio Calabria è stata anche la cooperativa sociale “La Casa del Sole”, di Gallina, sempre membro del Consorzio, mentre i clan fanno capolino in un’altra coop che ha avuto per anni rapporti e fondi dal Comune: a gestire la sidernese “Un salto nella luce”, ci sono infatti anche personaggi del calibro di Andrea Vaccalluzzo, segnalato per vari reati fra cui lesioni personali, favoreggiamento dell ‘immigrazione clandestina e furto aggravato, cognato di Rocco Pilato, ritenuto contiguo alla cosca dei Ruga, e Vittorio Carrozza, fratello del genero del boss Giuseppe Morabito, il Tiradritto, che all’attivo può vantare precedenti penali per estorsione, furto, detenzione e porto illegale di armi, lesioni personali, rissa, violazione delle misure di prevenzione nei confronti di persone pericolose, ricettazione, danneggiamento e guida in stato di ebrezza.

Un quadro sconcertante che la commissione commenta con parole cha lasciano poco spazio all’interpretazione: ” Quanto sopra emerso, in relazione ad alcune cooperative consorziate nelle quali risultano far parte in qualità di soci soggetti gravati da vicende penali per gravi reati nonché ritenuti contigui ad organizzazioni criminali, fa ritenere che il consorzio “Terre del Sole” possa subire le ingerenze delle cosche di ‘ndrangheta presenti nei territori della provincia reggina e pertanto subire condizionamenti nelle scelte e negli indirizzi.”

Parole pesanti come una condanna, ma che trovano eco altrettanto tragica nella valutazione che i commissari danno alla gestione degli appalti pubblici, dopo l’esame attento “fascicolo per fascicolo”, di tutti gli atti al fine di verificarne la regolarità amministrativa. “Si è avuto modo di constatare come la gran parte delle procedure negoziate (cioè, gestite attraverso il sistema della trattativa privata e del cottimo fiduciario) e degli affidamenti diretti risulti appannaggio di un ristretto numero di ditte, molte delle quali presentano collegamenti diretti ed indiretti con cosche locali”, annotano i commissari. E i numeri a sostegno di tale affermazione sono da capogiro: quasi il 52% delle procedure di affidamento – 132 su 254 – sono state effettuate attraverso trattativa e/o cottimo fiduciario e la maggior parte di queste – 70 su 132 – si è conclusa con l’aggiudicazione ad imprese locali, vicine o contigue ad ambienti di ndrangheta. Traduzione, alle ndrine – o a chi per loro – sono andati 6.927.923,00 dei 12.988.629,00 euro impiegati dal Comune mediante tali procedure di affidamento. Medesimo discorso per affidamenti diretti, il 30% dei quali, in poco più di un anno è andato a ditte chiacchierate, per un totale di 923.976, dei 2.270.484 euro impiegati dal Comune.

Cifre che elaborate in un maniera sintetica dalla commissione disegnano un quadro agghiacciante che da il metro del ruolo che le ndrine hanno avuto nel condannare Reggio Calabria all’eterna emergenza non solo criminale, ma occupazionale, economica e sociale. Una sentenza cui l’Amministrazione pubblica – secondo la commissione – non è estranea: ” Dagli atti esaminati da questa Commissione di indagine, emerge come il sistema di affidamenti pubblici consenta di selezionare, secondo rotazione, le medesime imprese (con controindicazioni di tipo mafioso, che sfuggono alle cautele antimafia, trattandosi di contratti “sottosoglia”), che si aggiudicano, come sopra evidenziato, circa il 64% degli affidamenti gestiti dal Comune di Reggio Calabria, pur con procedure negoziate che, esaminate singolarmente, risultano per lo più esenti da gravi irregolarità”, si legge nella relazione.

Trentuno imprese che negli anni si sono aggiudicate appalti a man bassa, estromettendo di fatto qualsiasi altro operatore. A lavorare erano solo loro: “Stradit, Caridi Costruzioni, A.E.T. Ambiente Edilizia e Territorio, G.F. Costruzioni Di Gironda Filippo Di Giuseppe, Termocasa, I.C.O.P, F.N. Costruzioni, Nocera, Edilquattro di Sapone Giuseppe & c, De.fra.car. Impianti, N. & G. geologia, Cesaf, Consorzio Annunziata, Marra Vincenzo, Nuova Geosud s.n.c. di Saraceno& c, Co.ge.pa. di Pavone ing. Giuseppe s.a.s, Mesiano costruzioni, D.L. pellegrino Nicola, Pan Costruzioni Pellegrino s.r.l, I.g.s., Buonafede, D.L. Sapone Nicoletta Anna, D.l. Cuzzocrea Antonino, Lagan& altemps, Impianti e costruzioni s.r.l, Sices di zema nicola & c, Alfa uno di Modafferi Antonia”, Camera costruzioni. Edil impianti, Impresa edile Papalia Rocco, Siclari Agostino costruzioni generali.

Un rosario di nomi, con una caratteristica comune: tutti nascondevano uomini e affari delle ndrine della città. “E’ appena il caso di osservare come il sistematico affidamento alle medesime imprese di lavori, forniture e servizi abbia determinato naturalmente l’estromissione di fatto di altri operatori economici, assicurando alle stesse un ruolo di riferimento esclusivo nel reclutamento della manodopera, nell’acquisto di materiali, nel noleggio di mezzi e all’acquisto di servizi vari”. Un’annotazione che in poche, sintetiche, devastanti righe inchioda Reggio Calabria a una condanna che è di molto precedente al decreto di scioglimento del Consiglio Comunale: Reggio è una città che la ndrangheta ha preso in ostaggio. Nella migliore delle ipotesi, indisturbata.

fonte: il Dispaccio