Ecco chi è Rocco Aquino un boss in giacca e cravatta

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LA SCHEDA

Ecco chi è Rocco Aquino
un boss in giacca e cravatta

Arrestato il leader del clan omonimo. Superlatitante, ‘o Colonnello è un esponente di “alta levatura criminale” di una famiglia abituata al business e alle connessioni internazionali, specialmente con il Canada di GIUSEPPE BALDESSARRO

È CONSIDERATO dagli inquirenti un personaggio di “alta levatura criminale”. Nel suo territorio, Marina di Gioiosa Ionica, nella Locride, guidava la cosca con la carica di capo “Locale” e si divideva l’area di competenza con i “Mazzaferro”. Più che per le qualità dimostrate nella “gestione e governo del territorio”, che pure sono fuori discussione, Rocco Aquino si era ritagliato un ruolo importante ai vertici del mandamento Jonico, in virtù della storia criminale della propria famiglia e della sua forza economica.

Gli Aquino sono infatti uno dei clan mafiosi più solidi e con radici antiche della provincia di Reggio Calabria. Per dirla con le parole di Nicola Gratteri, gli Aquino fanno parte della “élite” dell’organizzazione.

Era ricercato dal giorno in cui era scattata l’operazione “Crimine” nel luglio del 2010. E proprio nella parte dell’inchiesta curata dalla Dda di Reggio Calabria (l’altra è stata condotta dalla Dda di Milano) era emerso come avesse partecipato attivamente alle discussioni tra i maggiori esponenti delle cosche del mandamento, per la risoluzione delle diverse problematiche insorte all’interno della ‘ndrangheta.

Era insomma uno che poteva dire la sua, e che era ascoltato. Per i magistrati è possibile che abbia partecipato anche a diversi summit per redimere la controversia nata tra la ‘ndrangheta calabrese e la componente scissionista di Carmelo Novella, poi assassinato a Milano.

Gli Aquino, rispetto

a molti altri clan calabresi, hanno una peculiarità particolare. Sono uomini abituati al business e alle relazioni internazionali, più che a faide sanguinarie. Gli inquirenti li giudicano ormai il classico esempio di boss in giacca e cravatta. I soldi li facevano soprattutto con i traffici internazionali di cocaina, importata principalmente dalla Colombia per il mercato Italiano ed europeo.

Per poi reinvestire in attività pulite. Tra i beni che vennero sequestrati alla cosca lo scorso anno ci sono 19 immobili tra cui ville e terreni, barche, una decina di autovetture di grossa cilindrata, due società del settore edilizio e turistico, 22 conti correnti e depositi al risparmio. Tuttavia molti degli investimenti il clan li avrebbe già fatti all’estero e in particolare in Canada, dove da tempo si è trasferita parte della famiglia considerata dalla polizia internazizionale una delle sette famiglie principali della ‘ndrangheta d’oltreoceano.

L’ultima volta che gli investigatori hanno registrato il collegamento tra Rocco Aquino e le famiglie canadesi risale alla stessa inchiesta “Crimine”, quando Aquino riceve delle “donazioni” per il sostegno alla squadra di calcio locale. Il Marina di Gioiosa Ionica era infatti la sua squadra del cuore e, per diverso tempo, ne era stato presidente.

Nel periodo in cui si stavano giocando i play off per la promozione nel campionato di Eccellenza arriva una telefonata da Toronto. Dall’altro capo c’è Antonio Coluccio: “Vedi che ora con Federico ti mando l’assegno”. E Rocco: “Eh, si si…è andata bene?”. Risponde Coluccio: “Si, abbiamo raccolto tredicimila dollari”.
 

(10 febbraio 2012)