Omicidio a Pallagorio, il marito della vittima “sono stato io”

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Omicidio a Pallagorio, il marito della vittima "sono stato io"

Alla base del gesto probabilmente la gelosia; la coppia – hanno dichiarato alcuni vicini – era spesso litigiosa

 


04/06/2009 Ci sarebbe un movente di natura passionale all’origine dell’omicidio di Raffaelina Giuseppina Gentile, l’insegnante di 37 anni uccisa nella notte a Pallagorio (Crotone) dal marito, Antonio Chiaranza, 32 anni, che è stato fermato dai carabinieri.

 

L’uomo, accusato di omicidio volontario, è stato fermato al termine di un interrogatorio durante il quale ha confessato il delitto. Nel corso della notte Chiaranza ha avvertito i suoceri di quanto era accaduto ed ha raccontato che il delitto era avvenuto durante una rapina compiuta da quattro uomini incappucciati. Il racconto però non ha convinto i carabinieri che hanno iniziato a sentire i vicini di casa e il marito della vittima. Dalle indagini è emerso che la famiglia aveva delle condizioni economiche modeste e che nell’appartamento non c'erano segni di effrazione a porte e finestre. Nelle mani della donna, inoltre, sono stati trovati alcuni capelli che sembrano essere compatibili con quelli del marito. L’interrogatorio di Chiaranza si è fatto sempre più incisivo fino a quando l’uomo ha confessato il delitto. Attraverso le sue dichiarazioni i carabinieri hanno anche ritrovato il coltello da caccia usato per l’omicidio che era stato nascosto nell’orto adiacente all’abitazione.
Dalla ricostruzione fatta dagli investigatori l’uomo, nel corso dell’ennesima lite, ha colpito la moglie alla gola uccidendola e dopo si è accanito sul cadavere con dodici coltellate in diverse parti del corpo. La ricostruzione fatta è compatibile, anche se la conferma giungerà dall’autopsia, con il fatto che i vicini di casa non hanno sentito nessun rumore così come anche i due figli della coppia, di 3 e 4 anni, che dormivano nella stanza adiacente a quella del delitto.
I particolari delle indagini sono stati resi noti dal procuratore della repubblica di Crotone, Raffaele Mazzotta, dai carabinieri del comando provinciale e della compagnia di Cirò Marina. «Gli contesteremo – ha detto Mazzotta – anche le aggravanti dei futili motivi e della crudeltà. Ipotizziamo un movente di natura passionale ma credo che nel tempo possa emergere un quadro di soggezione psicologica dell’uomo». Chiaranza, infatti, non lavorava e gli unici soldi erano quelli guadagnati dalla moglie con il suo lavoro di insegnante di musica. Una condizione che potrebbe aver scatenato dissidi familiari che hanno portato all’omicidio.