Istituzioni a sostegno dei detenuti -Vi saluto e sono…

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Se domani mattina, sentirò ancora le solite lamentele, che in Calabria nulla funziona finisce che m’ incavolo davvero.
Qualcosa funziona eccome!
E’ nientepopodimenochè (mamma che lunga ‘sta parola) l’Ufficio del Garante!

Per carità, nulla in contrario all’inserimento nel mondo del lavoro per detenuti, ex detenuti e famigliari, anzi, sono benvenuti tutti quelli che vogliono lavorare, insieme a tutti gli altri, alle migliaia di giovani in attesa di lavoro.

 

 

Ma poi, non si poteva pensare ad un’agenzia mista, tutti insieme, anche i famigliari delle vittime?

Che scemo che sono!
A loro, avete sicuramente pensato di riservare dei posti come custodi del museo della ‘ndrangheta.

Bravi, veramente bravi, non c’è che dire se non…

Menomale che ci siete!

Ed ora, vi saluto e sono, il vostro caro (mica tanto)
ucceo goretti 



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L’ufficio del Garante presenta la relazione annuale e annuncia: «Reggio completerà la bozza del disegno di legge»

Istituzioni a sostegno dei detenuti

Pronta un’agenzia per l’inserimento nel mondo del lavoro per loro e i Familiari

di FRANCESCO TIZIANO 

FUNZIONA eccome a Reggio Calabria l’Ufficio del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale.

A riconoscere il lavoro certosino, e di significativo spessore, nell’opera di risocializzazione e responsabilizzazione del detenuto, come dell’ex detenuto, è il Comitato nazionale dei Garanti che ha designato l’ufficio reggino quale regista «della definitiva, completa stesura dell’articolato di un disegno di legge che delinea – secondo le indicazioni emerse nei vari incontri nazionali – natura, funzioni e ambita di competenza dei garanti».

A comunicarlo è lostesso Garante Giuseppe Tuccio nel corso dell’incontro per illustrare l’attivitàsvolta dall’Ufficio del Garante, che ha tagliato il secondo anno di attività.Sembra la giornata delle buone notizie: subito un’iniziativa degna di lode. Eccoun’Agenzia per l’inclusione sociale, un ufficio di collocamento per detenuti, ex detenuti e dei propri familiari.

Il giudice Giuseppe Tuccio ne illustra le finalità: «Puntiamo a promuovere l’accesso al mercato dei lavoro, la realizzazione di orientamento individualizzato e corsi di formazione professionale, ma anche la contestuale attenzione verso immigrati e tossicodipendenti».

La strategia è chiara: recuperare socialmente detenuti ed ex detenuti per stroncare il ricambionei ranghi mafiosi.Qui si consolida la sinergia istituzionale.

In prima linea l’assessore provinciale allepolitiche sociali, Attilio Tucci, che ha messo a disposizione dell’Ufficio del Garante un immobile per farne la sede:«Insieme possiamo centrare altri significativi risultati.Sì, il lavoro d’equipe delle Istituzioni è la strada giusta».

Un coro di sì al piano.

A partire dall’assessore comunale alle politiche sociali, Tilde Minasi – «Lo sviluppo e l’affermazione della società civile passa anche dalla soluzione di problematiche come queste» – e dal viceprefetto vicario, Franco Covato – «il nostro impegno per una società migliore come tutti auspichiamo».

Il lavoro del Garante soprattutto in ottica futura è severo. Anche perchè si parte dai numeri delle carceri reggine che indicano un affollamento ai limiti del collasso.Le statistiche sono impietose, ma significative. La casa circondariale “San Pietro”ospita al 31 gennaio 2009 241 detenuti (22 donne e 219 uomini), mentre lacapienza regolamentare dell’Istituto è di 160 presenze e quella tollerabile di 260,di cui 16 donne e 244 uomini.

Ad evidenziare un altro dato significativo è l’avvocato Mario Platino,Consigliere dell’Ordine  :

«Se solo 66 detenuti scontano una pena definitiva,significa che 175 imputati sono “innocenti” secondo la Costituzione.

Ed allora fino a che punto siamo garantisti?».

Mentre l’avvocato Umberto Ubate, presidente della Camera penale di Reggio Calabria, sottolinea il ruolo dell’Ufficio del Garante come «un fattivo contributo alla democrazia», sigilla l’incontro il Garante Giuseppe Tuccio (il consulente giuridico dell’Ufficio è l’avvocato Agostino Siviglia)tracciando le linee guida dell’impegno futuro:«Puntiamo a realizzare un nuovo modello di “governace penitenziaria”, proprio perchè non può prescindere dall’intervento sull’economia “reale” soprattutto in tema di opportunità di inclusione sociale per soggetti cosiddetti “a rischio”». 

l’articolo è tratto da: il quotidiano di giovedì 26 marzo 2009