LA MAFIA RICICLA CON I GRATTA E VINCI

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La mafia ricicla con i "gratta e vinci"

La procura: i clan acquistano i tagliandi vincenti a prezzo maggiorato di Giuliano Foschini Uno dei boss coinvolti nell´operazione Satellite. Pesci piccoli e grandi della famiglia Parisi e Capriati. Tutti appassionati di gioco. E tutti vincenti, almeno sulla carta. La malavita barese sembra aver riscoperto un vecchio sistema per riciclare il denaro sporco: acquistare i biglietti vincenti di Lotto, Superenalotto, Gratta e vinci e scommesse sportivi.

I clan sono pronto infatti a comprare da normali giocatori i biglietti vincenti, pagando un sovrapprezzo che va dal cinque al dieci per cento: hai vinto mille euro, la mala compra quello stesso tagliando a mille e cinquanta euro. Non si tratta evidentemente di autolesionismo. Ma di una maniera per riciclare il denaro sporco. Esibendo alle forze di polizia i tagliandi vincenti di giochi e lotterie possono infatti giustificare l´acquisto di beni e attività commerciali. Eludendo così i sequestri.

Il fenomeno è all´attenzione da tempo sia della Direzione nazionale antimafia sia degli uomini della squadra mobile e del nucleo operativo dei Carabinieri di Bari. «Si tratta di uno strumento storicamente molto utilizzato dalla malavita» spiegano infatti gli investigatori. Lo dimostrano le difese di alcune persone ritenute dagli inquirenti vicine alla malavita organizzata. Uno degli arrestati nel 2006 nell´operazione Eclissi ha esibito una schedina vincente del Superenalotto come prova dell´acquisto di un´abitazione che i Carabinieri ritenevano invece fosse figlia dello spaccio di stupefacenti. Esponenti del clan Capriati e Parisi, in due procedimenti diversi, hanno esibito tagliando vincenti del Superenalotto da ventimila euro ciascuno.

Da un punto di vista strettamente giuridico l´escamotage è praticamente inattaccabile: nel caso di sequestri patrimoniali – e in particolare quelli fatti come misura di prevenzione, derivazione di norme antimafia allargate – l´accusa non ha l´onere della prova per dimostrare l´illecita accumulazione di capitali. Tocca invece alle difese dimostrare la liceità dei soldi esibendo le prove. Il gratta e vinci, così come il lotto o le scommesse sportive, cascano a fagiolo. A quanto sembra non è nemmeno tanto difficile individuare e convincere gli scommettitori fortunati a cedere il tagliando vincente. Innanzitutto c´è la convenienza economica: si vince di più e praticamente senza alcun tipo di rischio. A fare da procacciatore di affari ci pensano invece o i gestori delle rivendite del Lotto oppure i titolari delle agenzie di scommesse.

Spesso questo passaggio è saltato. Come dimostrano infatti inchieste della magistratura di Bari (quella per esempio condotta dal pm Giuseppe Scelsi) e più in generale di tutte le Direzioni nazionali antimafia italiane, le sale scommesse sono diventate un boccone prelibato per la malavita organizzata proprio per la capacità di fare girare denaro. Prima della sosta estiva c´è stata una riunione di tutte le Dna del Mezzogiorno per studiare le possibili contromisure da prendere. Emblematico è il caso della Primal, una società che all´ultima asta ha fatto incetta di autorizzazioni rilasciate dei Monopoli. Dietro la Primal si nascondono personaggi vicini ai clan catanesi e alla famiglia De Lorenzis, storici esponenti della Sacra corona unita. (22 settembre 2008)