IL PARTITO SOCIALISTA NELLA IONICA-COME NACQUE-Riproposizione a cura di Ucceo Goretti

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Ieri sera, rovistando tra le mie vecchie carte, ho trovato questo scritto sulla nascita del Partito Socialista nella zona Ionica e di cui non conosco l’autore.

Se qualcuno si riconoscesse quale autore, mi farebbe cosa grata se si mettesse in contatto con me tramite la mia e-mail ucceogoretti@alice.it

Ucceo Goretti

 


Quando si riflette su quello che rappresento la vita politica italiana nell’ultimo ventennio, ci si accorge, per quello che si verificò, che questi venti anni furono gli anni in cui all’ombra delle “seduzioni irresistibili del consumismo e del successo”,  si consumarono spesso tali e tante nefandezze politiche da determinare la frantumazione del più glorioso partito politico di questo secolo, quella del partito socialista italiano. Ma, di fronte a tali nefandezze non si può e non si deve non pensare a tutti quelli che lo onorarono con un impegno civile e democratico disinteressato, con una forte dedizione al bene comune totale.

La storia del partito socialista, fatta da tanti uomini e da tante donne, non può essere cancellata. E’ vero, il PSI commise seri errori: nel corso di -questo secolo, a parte il decennio sciagurato del “disincanto ideologico”, del “delirio narcisistico dell’individualismo” e della “modernizzazione del rampantismo”, a parte la disgregazione del partito nei primi anni novanta in correnti, sottocorrenti, esso subì quattro scissioni nel 1921, nel 1947, nel 1963, nel 1969; non seppe separarsi a tempo da una storia e da un rapporto con il partito comunista dopo il Referendum Istituzionale del 1946 e pagò, in sede parlamentare, il patto d’Unità e d’Intesa nella consultazione politica del 1948 con la costituzione del Fronte Democratico Popolare. Furono errori che in seguito pesarono quando, nei primi anni sessanta, si pervenne alla formazione del primo governo di centro sinistra. Ma se è vero questo, è anche vero che educò migliaia di giovani, donne e uomini ad anteporre l’interesse generale a quello proprio, a considerare l’impegno politico come impegno civico e ideale, a rispettare poi, con la Costituzione Repubblicana, le istituzioni democratiche.

Di questa categoria di uomini fa parte Domenico Congiusta, nato a Siderno il 1

7.11.1886, ferroviere, da Giuseppe Commerciante e da De Felice Vittoria casalinga e

morto il 22.luglio. 1972.

Egli, assieme a Giuseppe Albanese, Francesco La Torre, Luigi Macrì, Francesco Galea, Carlo Luciano, Giuseppe Greco Squillace di Siderno; Pietro De Agostino e Domenico D’Agostino di Canolo; Francesco Ceravolo, Antonio Gatte!laro, i fratelli Rqcco e Giuseppe Giovinazzo e i fratelli Giuseppe e Pasquale Naim di Casignana; Vincenzo De Angelis di Brancaleone; Francesco Saporito di Bianco; Nicola Palaia, Salvatore Barone, Benvenuto Luca e Francesco Heracj di Gioiosa Ionica; Francesco Romeo^, Giuseppe Gallo, Pasquale Dieni, i fratelli Saverio e Paolo Tallarida di S.Agata del Bianco; Pasquale Badolato, Francesco Taliano e Gaetano Ruffo di Bovalino; Felice Romano di Gerace; Nicola Del Pozzo di Mammola; Tiberio Evoli e Pasquale Namia di Melito Porto Salvo; Pietro Timpano di Bova Marina; Giuseppe Bosco e Giuseppe Pisani di Bivongi; Domenico Pontieri, Nicola Lucano, Ilario Simonetti, Francesco Tuccio e Francesco Costa di Caulonia; Giuseppe Galtieri di Staiti; Leopoldo e Giuseppe Papalia di San Luca; Giuseppe Lombardo e Giuseppe Todarello di Caraffa; Giovanni Sculli di Ferruzzano, aderirono, abbandonando i precedenti ideali anarchici, al programma del socialismo organizzato, cioè alla strategia scaturita della fondazione del partito socialista del 1892. Furono questi riformisti assieme a quelli che nel 1921 poi seguirono il P.C.d:I. ad avviare nella zona l’apertura dei circoli socialisti. Questi circoli, pur basandosi sull’antagonismo proletariato-borghesia, ritardarono a riorganizzarsi in organismi politici, anche se contribuirono, nel secondo decennio del secolo, alla formazione delle leghe, delle società cooperative e all’apertura delle sezioni.

La storia del partito,socialista a Siderno, ebbe come precedente la “Società Operaia di Mutuo Soccorso” fondata i 1 12 aprile del 1874 e riconosciuta giuridicamente il 16 gennaio 1888, tra i cui animatori vanno ricordati Vincenzo Carbonaro, che ne fu il primo Presidente, e Oreste Badolato.

La presidenza onoraria fu offerta a Giuseppe Garibaldi, il quale l’accettò con questa lèttera:

Alla Società Operaia- SidernoAccetto con gratitudine il pregiato titolo di Vostro Presidente Onorario perpetuo. Vi ringrazio per la gentile Vostra Lettera ed abbiatevi un saluto di cuore dal vostro G. Garibaldi.

Roma 28.febbraio. 1975.

Il fine cui mirava la società era il vicendevole soccorso materiale, morale ed intellettuale dei soci (Art 2 dello Statuto).
Con le stesse finalità si costituì, all’inizio del 19OO, una seconda società operaia, la “Michele Bello”, con uno spirito più giovanile della prima e di cui fu primo Presidente Michele Macrì ed animatore appassionato Giuseppe Reale.
Ad opera di queste società furono create a Siderno una “Cooperativa di Consumo, una Banca Popolare, già esistente dal 1871 ed una fiorente Biblioteca Popolare”.
Fu attraverso queste societ
à che si espresse inizialmente l’azione del movimento operaio, anche se ancora mancava una chiara coscienza di classe.
Per siffatta organizzazione Siderno fu
scelta come sede del IV congresso operaio calabrese, tenutosi dal 18 al 2O settembre 1911, anche se un mese prima si era costituita la Società di Mutuo Soccorso -Fascio- Opera- F. Ferrer.
Un contributo fattivo per l’apertura della cooperativa lo diede Domenico Congiusta. Sorta l’8 ottobre 1911 ebbe come Presidente Pietro Pedullà e consiglieri: Alfredo Fedele, Giordano Bonavita, Giuseppe Conforti, Vincenzo Pisani. Segretario Francesco La Torre e Cassiere Domenico Congiusta. La società comprendeva inizialmente 46 soci.Nello Statuto si legge il fine;

“Educare la .massa operaia alla libertà con propaganda anticléricale fra i componenti il fascio ed in seno al medesimo. Sede Corso Vittorio Emanuele. Bandiera Rossa con iscrizione (Fascio Opera F.Ferrer).

Stampava un periodico la Protesta.

I soci pagavano una quota mensile di due lire”.

Domenico Congiusta assolse, in qualità di cassiere, ai compiti anche modesti, perché considerava ogni iniziativa degna di attenzione e capace di dare frutti. Egli fu un organizzatore minuzioso che operava quotidianamente nelle iniziative da prendere nei contatti da tenere, nella tela faticosa da tessere.

Due anni dopo , il 7 luglio 1913, su iniziativa di Luigi Macrì capostazione delle FF.SS. e di Domenico Congiusta, con l’intervento di Enrico Mastracchi di Catanzaro, si costituiva la sezione del partito, che comprendeva tra gli altri: Salvatore Carbonaro (barista), Giuseppe Costantino (insegnante), Giuseppe Galea (calzolaio), i fratelli Francesco e Giuseppe La Torre (ebanisti). Salvatore Marando (sarto), Giuseppe Pedullà (meccanico), Francesco Paolo Surace (ferroviere). Essa costituì un fatto rivoluzionario per la chiara azione di classe che andava svolgendo fra i giovani e i lavoratori.

Domenico Congiusta, quale membro del Comitato Direttivo, con forte impegno, portò la sua personalità e la sua passione politica di volta in volta nei compiti diversi che gli venivano affidati. Era un politico lucido, razionale, determinato e in pari tempo entusiasta e curioso di tutto.

L’attività svolta dai circoli, dalle leghe, dalle società cooperative e dalle sezioni veniva interrotta dallo scoppio della prima guerra mondiale. A Siderno, il gruppo socialista, nella sua interezza rimase fedele al principio del neutralismo, senza però che vi fosse alcuna ostilità contro l’interventismo.

La ripresa della vita politica del partito socialista a Siderno, come nella zona, all’inizio del 1918 avveniva su basi riformistiche e ciò grazie allo sviluppo delle cooperative di lavoro e di consumo sorte in molti centri della zona come a Siderno. Il sorgere di queste cooperative determinò proprio agli inizi di quell’anno un forte ricupero di consensi al partito, consenso che si andò espandendo con il ritorno dei reduci e riuscendo ad acquisire alla fine dell’anno un ritmo organizzativo più veloce con l’allargamento della sua base e a porsi quindi come l’elemento preminente a guidare le lotte sociali e per i’occupazione delle terre negli anni seguenti.

Gli anni “19 e “20 furono per Siderno e la Zona anni esplosivi, non solo per l’occupazione delle terre, ma anche per i sommovimenti contro il carovita e il disagio in genere, che raggiunsero momenti reali d’un forte ribellismo sociale.
Memorabile a Siderno fu l’imponente manifestazione
del 20 luglio 1920 contro la mancanza di generi alimentari, che esplose in modo violento col saccheggio al negozio fedele “alias capillara”. Ma veemente fu la rivolta popolare contro l’amministrazione piccolo-borghese del tempo, che imperava da oltre un ventennio, risulta che costrinse l’intero consiglio comunale a dimettersi all’inizio del 1920.
Si ebbe
una spietata reazione poliziesca con l’arresto dei socialisti Antonio Agosto, Giuseppe Galea,. Michele Macr
ì, Francesco Mammoliti, Giuseppe Pedulla e Carlo Stalteri, rei d’aver cantato Bandiera Rossa durante i festeggiamenti in onore di S. Francesco.

Furono questi sommovimenti che rappresentarono il alcune realtà come nelle elezioni amministrative del settembre 1920, come afferma lo storico Ferdinando Cordova “… la prima occasione storica d’incontro e d’intreccio tra i motivi e le spinte profonde degli artigiani e dei contadini e (la) teoria rivoluzionaria capace di dare ampio respiro alle lotte”.
Nelle elezioni amministrative del settembre del 1920 la lista del partito socialista che comprendeva solo sette candidati, ottenne il maggior numero
dì saffragi ed il primo degli eletti fu Luigi Macrì. Purtroppo la vittoria non consentì la conquista del comune, essendo la lista presentata, una lista minoritaria. Tra gli eletti oltre Luigi Macrì furono: Francesco Paolo Surace, Francesco Galèa, Francesco La Torre, Carlo Luciano, Giuseppe Greco Squillace e Domenico Congiusta.

Domenico Congiusta, da oppositore conservò per intero la sua forza, il suo coraggio, la sua intelligenza. Lo fece senza risparmiarsi dando, attraverso gli interventi che fece, molto fastidio all’amministrazione di destra.

Un compito che svolse con grande competenza, con un laico senso del dovere con spirito di servizio verso la comunità, con un assoluto limpido disinteresse personale.

Dopo la consultazione amministrativa del settembre 1920, dopo quella politica del 1921 e del 1924, con il consolidarsi del potere fascista e la soppressione della libertà, la vita politica si andò via via affievolendo, coinvolgendo nella passività, nelle repressioni e nelle persecuzioni, quasi tutti i protagonisti delle lotte degli anni venti. Domenico Congiusta, come molti altri, pagò con la perdita del posto il suo antifascismo manifesto ed operante sin dall’inizio. Ma questo non significò eliminazione degli ideali della libertà e della giustizia sociale che latenti operavano ed erano, presenti nelle coscienze di tutti quelli che sin dal suo nascere avevano avversato il fascismo. Per questo dopo la caduta del fascismo, la ricostituzione del partito socialista, nella zona, non partì da zero, poiché un velo di organizzazione andò sviluppandosi verso la metà degli anni trenta.
La
ricostituzione si svolse rapidamente soprattutto tra la categoria dei ferrovieri, il ceto artigianale e commerciale anche se ebbe l’apporto di intellettuali progressisti ed ebbe una prima fase affidata allo spontaneismo con strutture embrionali e quadri raccogliaticci di militanti degli anni venti e di ex detenuti e confinati politici.

I comuni nei quali il partito si ricostituì per prima quei comuni nei quali la tradizione libertaria e riformista era molto forte e veniva da lontano! Siderno, Brancaleone Bianco, Ferruzzano, Caraffa , Gioiosa Jonica.
In
altri termini tra la fine del 194-3 e il 1944 il partito socialista raccolse la sua eredità turatiana-riformista degli anni venti.

A Siderno, dopo l’armistizio dell’8 settembre, furono Domenico Congiusta e Francesco La Torre a mettersi immediatamente all’opera per la ricostituzione della sezione, la cui iniziativa ebbe notevole successo specialmente fra gli artigiani e i qiovani intellettuali provenienti quest’ultimi da famiglie operaie e piccoleborghesi .
Tale
avvio felice,, purtroppo, verso la metà del 1944 s’incrinò a causa di alcune divergenze sorte; tra Domenico Congiusta e Francesco La Torre, non dovute a motivi di carattere squisitamente politico, perché entrambi riformisti., ma a delle illazioni e pretestuosità che nei fatti determinarono la spaccatura della rinascente sezione,.
A Francesco La Torre si addebitava il fatto che., utilizzando l’amicizia personale col Prefetto Priolo, aveva condotto alcune operazioni di tipo clientelare che contrastavano con lo stile personale che a quel tempo faceva parte della coscienza collettiva.

Dal contrasto nacque una scissione che determinò la nascita di due sezioni, una capeggiata da Domenico Congiusta che rimase situata nella vècchia sede dell’ex casa del fascio accanto alla sezione comunista e alla Camera del Lavoro, l’atra guidata da Francesco La Torre venne ubicata nel palazzo Calauti, attualmente oreficeria “Gallo”.
Le divergenze comunque furono appianate in occasione del primo congresso provinciale socialista, dopo la guerra, ad opera degli onorevoli Pietro Mancini e Luigi Cacciatore e di altri dirigenti del partito, ai quali i1 segretario della giovanile Nicola Zitara espose dettagliatamente la situazione locale, L’energia dimostrata dal gruppo dirigente provinciale in sede di congresso e la necessita di dirimere la controversia portò alla formazione di una segreteria riunificatrice a capo della quale veniva eletto l’operaio Francesco Audino.

Il periodo che va dal l’8 settembre ai primi anni cinquanta, per Domenico Conqiusta, furono anni di lavoro intenso e febbrile:si trattò di dare consistenza organizzativa al partito e di adeguarlo alle esigenze della lotta democratica,contro il primitivismo ed il settarismo che erano contrari ai principi del riformismo.

Iniziava cosi dopo l’ 8 settembre la seconda fase della storia di Domenico Conqiusta, socialista contro corrente.

Eletto rappresentante del PSI in seno al CLN non risparmiò frecciate contro l’amministrazione comunale nominata dal prefetto,secondo lui,poco solerte a salvaguardare i diritti della cittadinanza.

Eletto consigliere comunale socialista nella lista di concentrazione democratica,nella consultazione amministrativa del 24 marzo 1946, fu l’artefice della elezione a sindaco di Cosimo Iannopollo.

G1i eletti in quella consultazione furono 24 della prima lista Concentrazione Democratica e 6 della seconda DC.
Quelli della prima lista gli eletti furono 11 comunisti e
precisamente: Albanese Carmelo Aurelio, Archinà Francesco, Caridi Francesco, Cataldo Domenico, Fragomeni Michele, Leone Carlo, Malafarina Vincenzo,, Massara Carlo Giuseppe, Piiscioneri Cosimo, Speziale Giuseppe, Pedullà Santo Umberto;
8 socialisti: Brugnano Pappino., Cavallaro
Giuseppe , Congiusta Domenico , Gentile Giuseppe, G i u s e p p e , Iannopollo Cosimo, Lombardo Ireno,Pezzano Tobiolo, Albanese Giuseppe; 5 repubblicani: Andino Carlo, Cordi Carmelo, Macrì Dott. Girasoli Francesco, Meleca Aldo, Sanci Alberto.

Quelli della seconda lista DC furono 6:
Calderazzo Salvatore,De Leo Antonio,Galea Francesco,Oliva Giuseppe,Sanci Odoardo,Russo Carmelo.

Dopo la proclamazione degli eletti e prima della mjgSft riunione ufficiale del consiglio comunale fissata per il 5 aprile si tennero delle riunioni per la formazione della giunta.. Dopo estenuanti trattative, dato che non venne fuori alcun accordo nel paese circolava insistentemente la voce che 1’accordo era stata raggiunto e che i 1 primo cittadino sarebbe stato il compagno; Carmelo Aurelio Albanese.

Questi, a distanza di anni, in verità, confermò che il partito lo sollecitava ad accettare la carica, ma che non si sentiva disposto, perché gli sembrava che non ci fosse l’assenso di tutti i compagni e prospettava inoltre motivi familiari che non gli avrebbero consentito di fare fronte ad un impegno tanto oneroso.

Della situazione approfittarono alcuni dirigenti socialisti,con in testa il compagno Domenico Congiusta,che riuscirono a strappare ,all’ultimo momento,un’ora prima dell’insediamento del consiglio comunale,il sofferto quanto meditato documento-accordo che sottoscritto nel Bar Puntura,qui di seguito si riporta:

“Tra i rappresentanti dei partiti Socialista,Comunista e Repubblicano,si è stabilito e convenuto quanto segue a proposito delle distribuzioni delle cariche in seno al consiglio comunale”.

Sindaco Socialista Dott. Cosimo Iannopollo                 P.S.I.

Assessore titolare Meleca Aldo                                        P.R.I.

Assessore titolare Macrì Gerasoli Francesco               P.R.I.

Assessore titolare Pedullà Santo Umberto                  P.C.I.

Assessore titolare Fragomeni Michele                          P.C.I.

Assessore supplente Albanese carmelo Aurelio        P.C.I.

Assessore supplente Speziale Giuseppe                      P.C.I.

Il Sindaco ha la facoltà di scegliere il delegato tra gli assessori.

Siderno 5 aprile 1946

Per il P.C.l. Albanese Carmelo Aurelio, Calderazzo Carlo, Giuseppe Speziale e Survara Vincenzo.

Per il P.S.I. Brugnano Peppino, lannopollo Cosimo, Cavallaro Giuseppe.

Per il P.R.I. Meleca Aldo e Roberto Raffaele.

Domenico Congiusta era tutto d’un pezzo, non disse mai e fatto nulla per lenire un conflitto, per addolcire una protesta, per rallentare con una pausa l’appagamento di un Compromesso anche se razionalmente giusto.

Di fronte alle nuove posizioni che il partito socialista,dopo il referendum Istituzionale,portava avanti col patto d’Unità e d’Intesa con i comunisti,egli aveva sempre tenuto a precisare che era un socialista del 1921 gradualista-turatiano.


Fu uno di quei pochi socialisti che si trovo a polemizzare, in quegli anni di scontro frontale, per l’enfasi eccessiva, con cui si volle introdurre la strategia, per le politiche del 1948, del Fronte Democratico Popolare.

Egli fu un socialista contro corrente che non cedette mai dinnanzi alle difficoltà e che fu fedele ai principi e alle scelte in cui sempre credette. Questo spiega il voto contrario da lui motivato contro la delibera N.23 del 29 luglio 1949 in merito alla concessione dell’aiula sinistra di Piazza del Popolo alla società Italo-Americana-Petroli, attuale ESSO, per l’impianto di una stazione di servizio per il rifornimento automezzi dietro un corrispettivo canone di lire 4 O . 000 annue.Era un socialista che credeva nella sua azione. La sua implacabile assiduita, la sua puntigliosa cura dei particolari, oltre a costituire uno stimolo al fare per tutti i militanti, erano divenute un motivo di riflessione e di impegno anche per la giunta amministrativa. Fu Domenico Congiusta che propose alla giunta l’apertura di una Banca Popolare con lo specifico compito di favorire il piccolo credito alle piccole industrie, all’artigianato, al commercio, non potendolo soddisfare il Banco di Napoli, per la sua natura rivolta solo alle grandi operazioni. La cosa venne discussa in giunta e approvata con delibera n.2 del 19 febbraio 195O ad unanimità dal consiglio comunale.Da questi brevi cenni scaturisce che la dote umana e culturale più forte di Domenico Congiusta fu il suo’ sforzo consapevole di superare gli elementi di plebeismo dell’ambiente, dell’operaismo straccione, per costruire un paese di cittadini responsabili nella speranza di una certezza di cambiamento. Fu un socialista che si distinguevadagli, altri per la sua compostezza e serenità, e per la sua tenace volontà e curiosità per conoscere uomini di cultura, intellettuali, giovani e per capire le novità che venivano avanti.Questo fu Domenico Congiusta. Un puro socialista che anche se il suo nome non arrivò mai alla cronaca politica, resta indelebile il ricordo della sua presenza come uno degli esponenti preminenti della costruzione del partito riformista socialista sidernese.

Fine prima parte.

Questa è una parte della storia del Partito Socialista nella Zona Ionica.

Nella seconda parte tratteremo di storia recente, più vicina ai nostri tempi, parleremo di socialisti e pseudo tali, del Rag.Boselli e… dulcis in fundo, di qualche soggetto locale che si spaccia per socialista riformista.

Ucceo Goretti