UCCISO IMPRENDITORE FUCILATE SU AUTO IN CORSA

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UCCISO IMPRENDITORE  FUCILATE SU AUTO IN CORSA

di Alessandro Sgherri

 CATANZARO – Un delitto eclatante nelle modalità – ucciso a fucilate sparate mentre stava guidando la sua auto su una superstrada alle 10 del mattino – e di difficile lettura: si presenta così l'analisi dell'omicidio compiuto tra Catanzaro e Lamezia Terme di Antonio Longo, di 50 anni.

Qualcuno parla di un delitto di "altissima mafia". Longo, incensurato e definito un imprenditore pulito, era parte lesa in un processo contro il racket in corso a Cosenza. Era assai noto in Calabria, con molte amicizie, trasversali, nella politica (un cognato, tra l'altro, è attualmente candidato del Pd alle Provinciali di Catanzaro e consigliere comunale a Soverato), nel mondo delle professioni e degli affari, con lavori importanti e di grande rilievo. Su tutti un pezzo della trasversale delle Serre, una grande strada di collegamento tra il Tirreno e lo Jonio che attraversa le province di Catanzaro e Vibo. Una strada che aspetta di essere ultimata da 30 anni e su cui Longo – che era nato a S.Ilario sullo Jonio, nella locride, ma risiedeva con la moglie ed i due figli a Soverato (Catanzaro) – e le ditte a lui collegate avevano alacremente avviato i lavori al punto da partecipare, cinque mesi fa, alla cerimonia per l'abbattimento dell'ultimo diaframma di una galleria, la più lunga dell'arteria, che la sua impresa, la Tecnovese, aveva concorso a realizzare. Oltre a questo Longo aveva ottenuto degli appalti anche dalla Sorical, la società che in Calabria si occupa della gestione delle acque. Inoltre aveva uno studio di consulenza a Satriano al quale si rivolgevano grandi imprese impegnate in lavori in Calabria. E sugli affari della vittima sembrano concentrarsi le attenzioni degli investigatori che al momento hanno solo un dato da cui partire: le modalità dell'agguato, tipicamente mafiose. Gli assassini hanno agito di mattina, usando un fucile caricato a pallettoni e sparando da un mezzo in corsa su una superstrada sempre molto trafficata e con il rischio di essere visti. Tanto che sul luogo del delitto, pochi secondo dopo che era avvenuto, sono transitati tre finanzieri che, però, hanno potuto vedere solo l'auto di Longo procedere ondeggiando e sempre più lentamente fino a fermarsi contro la barriera di protezione centrale. Gli inquirenti, comunque, non si sbilanciano. Per ora indaga infatti la Procura competente per territorio, quella di Lamezia Terme, e la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro aspetta di capire gli sviluppi. La vita professionale di Longo, visto che è scartata la pista privata, in queste ore viene passata al setaccio dagli uomini della squadra mobile di Catanzaro e del Commissariato di Lamezia Terme che con il pm titolare dell'inchiesta, Elio Romano, stanno sentendo familiari, amici, conoscenti, soci nelle sue attività imprenditoriali e tutti coloro che erano in rapporti di affari con lui. Un lavoro che potrebbe andare avanti per giorni. E' in questi interrogatori che gli investigatori sperano di trovare un elemento, una traccia, che consenta loro di indirizzare le indagini verso una pista precisa e risolvere il caso dell'omicidio dell'imprenditore sul quale sembrano avere pochi dubbi, invece, gli industriali calabresi. "E' questo – si é chiesto il presidente di Confindustria Calabria, Umberto De Rose – il tributo che gli imprenditori devono pagare per aver scelto di stare dalla parte della legalità e della denuncia?