Asl. n. 9: stipendiati anche in carcere

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L’assurdo di alcuni dipendenti dell’Azienda sanitaria di Locri


 Le Fiamme Gialle della dipendente Compagnia di Locri, sotto la direzione del Comandante Provinciale Colonnello Francesco Gazzani, hanno passato al setaccio i conti dell’A.S.L. 9 di Locri, rilevando che alcuni dipendenti, per circa 10 anni, pur essendo condannati con sentenza definitiva per reati quali associazioni per delinquere di stampo mafioso e traffico di sostanze stupefacenti, con interdizione dai Pubblici Uffici, continuavano a percepire regolarmente lo stipendio, pur non esercitando alcuna attività lavorativa poiché ristretti in stato di detenzione carceraria.

In particolare, con il concorso di dirigenti consapevoli sono stati indebitamente erogati stipendi a 3 dipendenti in stato di detenzione per circa 370.000 euro.
La situazione risale al 1992 ed è proseguita nel tempo grazie alla compiacenza del personale e dei dirigenti responsabili dei vari uffici i quali, anziché procedere al licenziamento previsto per legge, hanno omesso qualsiasi intervento adottando provvedimenti elusivi della normativa.
Due di questi dipendenti sono stati tardivamente licenziati senza procedere al recupero delle somme di denaro erogate illecitamente.
La Guardia di Finanza ha deferito all’Autorità Giudiziaria nr. 32 soggetti per numerose violazioni, tra cui, peculato e truffa nei confronti della Pubblica Amministrazione ponendo in evidenza la cattiva gestione dell’A.S.L. 9 di Locri, nel cui ambito il personale dell’Azienda Sanitaria ha posto in essere comportamenti non certamente finalizzati alla cura degli interessi pubblici.
In questo contesto, è stata evidenziata la presenza all’interno dell’ Ente di personale, medico e non, legato da stretti vincoli di parentela con elementi di spicco della criminalità locali o interessati da precedenti di polizia per reati comunque riconducibili ai consolidati interessi mafiosi, che ha permesso di confermare non solo la presenza di un “contatto” tra le organizzazioni malavitose e l’Azienda, bensì una vera e propria “infiltrazione” in quest’ultima.