VA IN ONDA IL MISTERO DELLA MORTE DI GIANLUCA

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Siderno, è cominciato a Reggio Calabria, il processo per l’omicidio di Gianluca Congiusta4 Gennaio, 2008 (21:13) | Calabria, Cronache, Domenico Salvatore, Melito online, Notizie, Reggio Calabria, Società |

A cura di: Luigi Palamara

E’ cominciato finalmente il processo al Cedir, che svelerà tanti misteri anche sulla ‘ndrangheta padrona del territorio e sulle ‘ndrine calabresi. C’era una volta la potentissima cosca mafiosa dei Macrì-Commisso-Costa-Curciarello, poi venne il “Group Siderno”. Infine la diaspora, dopo la tristemente famosa faida che produsse un centinaio di morti ammazzati, feriti, vedove, orfani, morte, sangue, distruzione, paura.

REGGIO CALABRIA, VA IN ONDA IL MISTERO DELLA MORTE DI GIANLUCA CONGIUSTA,COMMERCIANTE DI SIDERNO, ASSASSINATO DA UN KILLER, IN CONTRADA LENZA, LA NOTTE DEL 24 MAGGIO 2005Il padre, Mario Congiusta non ha più pace: non chiede vendetta. Vuole la verità. La polemica sulla mancata costituzione di parte civile del Comune. Le motivazioni del sindaco Alessandro Figliomeni. La posizione trasparente dell’’avvocatessa Tripodi, legale di fiducia del Comune e del presunto bossDomenico SalvatoreREGGIO CALABRIA-

Questa è una storia di cronaca nera dai risvolti a dir poco, rocamboleschi, tragica ma affascinante, brutta ma emozionante, ha rapito parecchia gente come una telenovela pomeridiana, come tante ce ne sono, purtroppo in Calabria. Ricca di personaggi che pretendono di avere ragione. Ognuno respinge e non vuole ingoiare il torto. Merita di essere raccontata. Il finale comunque vadano le cose, sarà thrilling e mozzafiato. Lo scriverà la magistratura reggina, chiamata a celebrare il relativo processo.Comincia nella tarda primavera del 2005. Martedì 24 maggio. Quella disgraziata notte, intorno alle ore 23, veniva assassinato a colpi di pistola di grosso calibro o forse di fucile a canne mozze caricato a lupara il commerciante Gianluca Congiusta di 32 anni. Esplosi con inaudita ferocia da corta distanza, al torace ed alla testa, in contrada Lenza. Giovane, non collegato con gli ambienti malavitosi, celibe, fidanzato, incensurato. In Via Torrente Arena, vicino al Giudice di Pace, l’ex Pretura. Da un killer-centauro professionista del crimine, che avrebbe seguito il giovane per diverso tempo e chilometri, prima di entrare in azione. Nel punto più favorevole. Evidentemente conosceva bene le abitudini e gli spostamenti del giovane. E soprattutto il territorio. Pioveva e non ci sono stati testimoni. Gianluca si era accasciato sul volante, la cintura di sicurezza allacciata, le luci ancora accese, quand’è arrivata la polizia stradale, la musica inserita. Il mandante dell’omicidio ha decretato l’eliminazione di Congiusta, quando, dove e perché. Il giovane gestiva a Siderno ed in altri centri dell’hinterland dei negozi di telefonia mobile. Al momento del mortale agguato Gianluca Congiusta era diretto a casa della madre, a bordo della sua automobile, una BMW fiammante. Il vice-questore Rocco Romeo e Francesco Giordano dirigente e vicedirigente del Commissariato di Siderno furono i primi ad intervenire sul posto, assieme ai carabinieri di Locri e Siderno diretti dal capitano Maurizio Blasin. Tutti coordinati dal sostituto procuratore della repubblica di Locri, dottoressa Giorgia De Ponte.

Il presidente dell’Associazione Comuni della Locride, Carmine Barbaro espresse, sdegno, rabbia e condanna della violenza a nome degli oltre quaranta comuni. Cosa che fece anche il sindaco di Siderno Alessandro Figliomeni, che anzi organizzò un’assemblea pubblica assieme a Demetrio Costatino presidente del Cids. Per condannare la violenza e manifestare la solidarietà alle vittime ed ai parenti della vittime. E non solo quella.
Gianluca Congiusta, giovane dinamico, laborioso, intelligente, disponibile, affabile, popolare, bene in vista, era un personaggio molto noto non solo a Siderno. Sponsor di tantissime iniziative, non solo nella sua città. Chi lo ha ucciso perciò o ha ordinato che venisse ucciso, mafia compresa, ha commesso un grosso sbaglio. Si disse che sarebbe stato eliminato per ragioni sentimentali. Poi per inimicizie personali ed infine per gelosie di mestiere con altri concessionari.
Il giovane stando ad alcune prime ipotesi investigative era “pulito”, cioè non accoscato ma si sarebbe ficcato involontariamente (?) in un brutto guaio, legato ad una lettera estortiva con minacce di morte, inviata al (futuro) suocero Antonio Scarfò e consegnata da sua moglie a Gianluca. Questo non tocca a noi accertarlo. A proposito, in merito al movente del delitto, ci sarebbe uno scenario intricato, ricostruito dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria su informazione dello Sco (Servizio Centrale Operativo) della Guardia di Finanza. Salta fuori la famosa lettera che ha dato anche il nome all’Operazione “Lettera morta”, pomo della discordia. Una patata bollente, rimpallata fra le mani dei due potenti clan di ‘ndrangheta di Siderno: i Commisso ed i Costa. Il giovane commerciante, Gianluca Congiusta è finito così stritolato tra l’incudine ed il martello. Non voleva che il suocero pagasse la famigerata “mazzetta o pizzo”. Ma a chi, ai Costa od ai Commisso? O ad entrambi. Da allora, Mario Congiusta, il padre della vittima predestinata non ha più pace.

Non ha cessato di ricercare la verità, nemmeno per un momento. Vuole giustizia, non vendetta. Moltissimi sono al suo fianco. Ma non tutti. Da qui le polemiche e le critiche di questi giorni che sono sotto gli occhi della platea. Specialmente sulla costituzione di parte civile da parte degli enti locali (i familiari della vittima, Mario Congiusta e Donatella Catalano,assistiti dall’avvocato Giuseppe Sgambellone e Roberta ed Alessandra Congiusta assistite dal legale di  fiducia, Giuseppe Femia, la Regione Calabria, tramite l’avvvocato Michele Rausei ed un’associazione di Roccella “Insieme si può”presieduta dal poliziotto Franco Minici, assistita dall’avvocato Anna Maria Romeo) e talora delle singole persone o personaggi. Rifondazione comunista per bocca del segretario provinciale Angelo Antonio La Rosa, ha scagliato il suo j’accuse contro il sindaco di Siderno, Alessandro Figliomeni. Per il rifiuto del primo cittadino di costituirsi parte civile. Figliomeni, a parte la revisione dello Statuto comunale, non più rinviabile (comporterebbe automaticamente la costituzione di parte civile del comune in tutti i processi di mafia), ha spiegato le ragioni dell’astensione, che non vuole essere una diserzione o scaricabarile di responsabilità, attraverso i legali di fiducia del Comune, che lo hanno consigliato. Altrimenti, che senso avrebbe, nominarsi un avvocato di fiducia od un collegio di legali. Figliomeni si è fidato del parere degli avvocati del comune i quali sostengono che il “gran rifiuto” non avrebbe provocato alcun danno all’immagine del Comune. Uno degli avvocati per una strana, ironica coincidenza è anche legale di fiducia del presunto boss mafioso, Tommaso Costa.

Benchè la deontologia professionale non consenta ad un avvocato di   rifiutare e di opporsi a chi chieda di essere difeso. Anche qui c’è il giuramento (di Cicerone)d’Ippocrate. Le indagini sono andate avanti. La giustizia segue il suo corso. Sia pure lentamente, ma a volte inesorabilmente. Per quel delitto furono indagate diverse persone. Il relativo processo è approdato finalmente in un’aula giudiziaria. L’avvocatessa Tripodi, tuttavia, ha spiegato pure, per filo e per segno, la sua delicata posizione. In maniera trasparente. Il processo si sta svolgendo al Cedir di Reggio Calabria. Davanti al Gup, Daniele Cappuccio. Stavano per scadere i termini della custodia cautelare. Sul banco degl’imputati gli appartenenti al clan dei Costa di Siderno. Tommaso Costa, 49 anni, anzitutto, che gl’inquirenti ritengono essere il capo indiscusso della potente consorteria di ‘ndrangheta di Siderno. E’ accusato di avere in concorso con altre persone al momento non identificate, organizzato ed eseguito l’omicidio del giovane commerciante Gianluca Congiusta pure di Siderno. Tommaso Costa è chiamato a rispondere assieme agli altri dei reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, danneggiamento, intimidazione,  porto e detenzione abusiva di armi e munizioni, traffico di droga, ecc. Gli altri arrestati, il 10 gennaio 2006, nell’àmbito dell’operazione “Lettera morta” condotta dagli uomini del Vice-questore di Siderno, Rocco Romeo sono: Antonio Cataldo 40 anni di Torino, Sergio Capogreco 29 anni di Locri, Khaled Bayan 46 anni anni, libanese, Francesco Costa 30 anni di Siderno, Giuseppe Costa 25 anni di Locri, Pietro Costa 58 anni di Siderno, Giuseppe Curciarello 41 anni di Locri, Anna Maria Di Corso, 40 anni di Lucera (Foggia) Michele Di Corso 45 anni di Lucera (Foggia) Adriana Muià, 48 anni di Siderno, Nicola Paciullo 39 anni di Locri, Cosimo Salvatore Panaia di Gioiosa Jonica, Vittorio Sia 49 anni di Soverato, Nicola Trombacco, 28 anni di Lucera (Foggia), Antonio Zucco, 42 anni di Locri, Roberto Zucco, 36 anni di Locri. P.M. Antonio Di Bernardo, sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria. Massiccio  e di qualità, il collegio di difesa: Giacomo Iaria, Francesca Rappocciolo, Stefania Bagnoli, Barbara Versace, Cosimo Albanese, Maurizio Condipodero, Maria Candida Tripodi, Leone Fonte, Dario Grosso, Antonino Priolo, Giuseppe Romeo, Domenico Neto, Salvatore Staiano

.Questo il testo inviato alle istituzioni, dal padre di Gianluca Congiusta (Mario), rilevato da un sito internet.
Al Sig.Sindaco del Comune di Siderno ing. Alessandreo Figliomeni.
Ai sigg. Consiglieri Comunali
Al Presidente della Regione Calabria On. Agazio Loiero.
Al Presidente della provincia di Reggio Calabria Avv. Giuseppe Morabito.
Al Presidente dell’associazione dei Comuni della Locride e Sindaco di Roccella On. Sisinio Zito.
Al Presidente del Comitato dei Sindaci della Locride e Sindaco di Gerace dott. Salvatore Galluzzo.
Con una nota dell’Ufficio Stampa la Giunta Regionale calabrese ha risposto così:” La Regione Calabria si costituirà parte civile nel processo per l’omicidio di Gianluca Congiusta. Il presidente Agazio Loiero, che ha ricevuto una lettera dal padre di Gianluca, assassinato a Siderno il 24 maggio del 2005, ha trasmesso stamani le carte all’Avvocatura regionale perché si avvii l’iter per la costituzione di parte civile della Regione. Il presidente Loiero ha seguito da vicino la vicenda legata all’omicidio di Gianluca Congiusta, stando vicino alla famiglia di cui comprende il dramma e fornendo il proprio interessamento per l’intensificazione delle indagini. Ecco in proposito anche un comunicato del presidente del consiglio della Regione Calabria, Giuseppe Bova:” L’individuazione dei responsabili dell’uccisione di Gianluca Congiusta il segno che attendevamo, di cui la famiglia di quel ragazzo innocente e l’intera comunità calabrese avvertivano un profondo bisogno.
L’operazione che ha portato a fare piena luce su quel barbaro delitto ha risposto innanzitutto all’ansia di verità e giustizia di Mario Congiusta, padre di Gianluca, e della sua famiglia. Inoltre, il lavoro degli inquirenti ha portato al conseguimento di un risultato assai significativo, che alimenta la fiducia dei cittadini di questa parte del nostro territorio verso le istituzioni, messe a dura prova dalla capacità criminale e pervasiva della malapianta della ‘ndrangheta.
Il buon esito dell’indagine della magistratura, l’azione delle forze dell’ordine e l’efficace coordinamento del prefetto De Sena a tutti loro va il nostro sentito plauso – rappresentano un importante segnale nella direzione della riaffermazione, nella provincia di Reggio e nella Locride, della certezza delle regole, propria di uno Stato di diritto, nonchè del rafforzamento del sistema delle garanzie democratiche.
Si tratta di un risultato investigativo importantissimo, dunque, affinchè si comprenda che gli autori di simili, atroci ed efferati delitti non resteranno più a lungo impuniti.
 

L’Associazione “La città del sole” ha risposto così al padre di Gianluca Congiusta:”Caro Mario, sento sinceramente e profondamente il desiderio di manifestarti la mia vicinanza e quella della associazione che rappresento, in questo momento di profonda e difficile solitudine.”
L’onorevole Giacomo Mancini ha rilasciato questa dichiarazione“Lascia sbigottiti la decisione dell’amministrazione comunale di Siderno di non costituirsi parte civile nel processo contro i presunti responsabili dell’omicidio del giovane imprenditore Gianluca Congiusta”. Carmelo Giuseppe Nucera della Direzione Nazionale dello Sdi aveva richiamato all’ordine anche i segretari regionali del Si Franco Crinò e dello Sdi Ercole Nucera.
Nella foto il giovane Gianluca Congiusta.
Il collegio di difesa, al Cedir di Reggio Calabria, alle prime avvisaglie si è opposto alla costituzione di parte civile
. Il Gup dottor Daniele Cappuccio, le ha ammesse soltanto per i reati di omicidio ed associazione a delinquere di stampo mafioso. Non per i reati di droga ed altro. Gli avvocati Giacomo Iaria e Maria Candida  Tripodi avevano chiesto che il processo si celebrasse a Catanzaro. Tesi smontata e respinta su due piedi. Il Gup dovrà decidere in merito alla famosa lettera che Tommaso Costa inviava ai familiari dal carcere di Palmi ed i “pizzini” e le intercettazioni ambientali con cui comunicava con gli adepti della cosca di Siderno e Soverato, mentre si trovava ristretto nel carcere dell’Aquila, che i legali di fiducia del presunto mammasantissima della ‘ndrangheta, nelle eccezioni preliminari hanno ritenuto inutilizzabili. Frattanto alcuni imputati:Nicola Trombacco, Francesco Costa, Khaled Bajan, Annamaria e Michele Corso, Pietro Costa, Velentino Di Santo ed Adriana Muià hanno chiesto di essere processati col rito alternativo (abbreviato). Tommaso Costa e Giuseppe Curciarello col rito ordinario. Davanti alla Corte d’Assise di Locri.E’ una storia vissuta a Siderno in provincia di Reggio Calabria (Italia) ma in cui ogni Calabrese residente e non, si rispecchia. Assomiglia come due gocce d’acqua a tantissime storie del Bruzio. La Calabria è in mano alla ‘ndrangheta. Lo hanno dichiarato i giudici stessi in tutte le salse (e se lo dicono loro…)i politici: ministri, vice-ministri e sottosegretari (e se lo dicono loro…), la classe politica locale :presidenti delle Giunte regionali e provinciali, assessori e consiglieri regionali, provinciali, comunali (e se lo dicono loro…) l’informazione ufficiale :i giornali, le radio, le televisioni, le agenzie di stampa, l’informazione on line (e se lo dicono loro…) i sindacati, la cultura ufficiale, l’associazionismo, il volontariato, la Chiesa ( e se lo dicono loro…), Quelli dell’antimafia (e se lo dicono loro…).

In ogni comune c’è un “locale” di ‘ndrangheta che pretende d’impossessarsi del territorio e di spadroneggiare a suo uso e consumo. A Siderno (forse) due. A volte anche due, tre, quattro, cinque, sei e sette. Uno, nessuno e centomila. Vedi Reggio Calabria, dove ogni quartiere, ha le sue ‘ndrine, che in passato hanno prodotto migliaia di morti ammazzati per il primato. Per il possesso dello scettro del comando. Chi comanda sul territorio, può lucrare ed ingrassare su tutta una serie di reati e delitti che vanno dal sequestro di persona, al traffico di armi, droga (cocaina ed eroina ma anche marijuana ed haschisc), al traffico di barre di plutonio, uranio, preziosi, riciclaggio di denaro sporco, controllo delle banche, sigarette, caporalato, controllo del mercato nero, della manodopera, dei boat-people, prostituzione, infiltrazioni negli enti locali, controllo delle candidature e della politica (a volte la mafia sta in maggioranza ed anche all’opposizione perché è brava a tenere un piede in due staffe e ci gioca a Tom & Jerry), usura o cravattari (soldi a strozzo o dagli strozzini), racket delle estorsioni, delle corse clandestine (corse di cavalli, di cani ecc.), commissione di omicidi, rapine, scippi, furti, spedizioni punitive, attentati piccoli e grossi, controllo di tutte le attività produttive lecite ed illecite, traffico di RSU, rifiuti ospedalieri, scorie radioattive, rifiuti nocivi, appalti e sub-appalti pubblici e privati, monopolio della costruzione ecc.. Le cronache hanno parlato anche di infiltrazione nel mondo del pallone.

Diversi tra presidenti, dirigenti, giocatori, sono finiti anzitempo nell’al di là. Imbottiti di piombo. I sistemi di persuasione e convincimento variano dal coltello alla pistola, dal mitra alla lupara, dal kalashnikov al bazooka, dal lanciamissili e lanciarazzi alla mitraglietta ed alla mitragliatrice sino al tritolo. E c’è qualche pezzo da novanta che sogna la…bomba atomica. La lettera estorsiva, la telefonata anonima, la ‘mbasciatella, la pacca sulla spalla, l’ammiccamento, il pettegolezzo mirato e finalizzato, la diceria subdola e viscida, la guardatina per traverso, il consiglio velato…ma chi te lo fa fare, hai famiglia, hai moglie, hai figli, hai nipotini ecc. non ti conviene, è meglio così e cosà, sono state messe in soffitta, ma a volte funzionano ancora. Il mafioso ricorre a tutte le moine e le strategie. Dalla minaccia al ricatto sino alla corruzione. Con le buone o con le cattive. Non gl’interessa se il personaggio da corrompere sia un magistrato, un poliziotto, un carabiniere, un funzionario di qualunque ufficio. Tutto questo funziona molto bene dove c’è sottosviluppo, ignoranza, analfabetismo, superstizione, retaggi medievali…fai corna, porta male. Tocca in…Olanda. Al Nord funziona pure, ma in misura assai più ridotta. Per lo meno a livello di diffusione. Dietro tutto questo chi c’è? Domanda da un milione di dollari. Ma sì proprio lui, l’avete capito bene amici lettori:l’uomo. Con le sue debolezze, i suoi misteri. Con le paure, le ansie, il coraggio, l’audacia, la sfrontatezza, la virtù, il vizio, il difetto. Il Pithecantropus, l’homo erectus, l’homo habilis, l’homo sapiens e l’homo sapiens sapiens. Neanderthal. L’uomo delle caverne, il palafitticolo, l’uomo primitivo. Aveva un bel coraggio ad affrontare a mani nude le belve più terribili…A Siderno la mafia c’è. Su questo non vi è il benchè minimo dubbio.

E fa paura-afferma Paolo Pollichieni su “Calabria Ora”. A Siderno-scrive il d.r.-la mafia controlla tutto. E fa l’elenco delle persone ammazzate. Nella guerra di mafia sono morte un centinaio. Il suo massimo rappresentante è stato ‘U zi’ ‘Ntoni Macrì, altrimenti detto “il boss dei due mondi”, assassinato in Contrada Zammariti di Siderno nel gennaio del 1975 da un commando di picciotti decisi a tutto ed armati di mitra, pistole e lupare. Nell’attentato rimase gravemente ferito Francesco Commisso, vicecapo destinato alla successione che venne affidata invece a Vincenzo Macrì, nipote di don Antonio Macrì. Successivamente s’impose Cosimo Commisso inteso ‘U quagghia”.In principio la cosca mafiosa era una sola, come in tantissimi centri, vedi San Luca. La capeggiava appunto don Antonio Macrì, personaggio leggendario dell’Onorata Società poi diventata ‘ndrangheta (nome che secondo alcuni mafiologi deriverebbe dal grecanico andranghetia).

Ed era formata dalle famiglie Macrì, Commisso, Costa e Curciarello. Intorno a queste colonne ruotava l’esercito dei picciotti. Gli affari prosperavano. Poi venne l’ingordigia, la cupidigia, l’ubiterìa, l’egoismo, la discordia, la separazione, la guerra, sangue morte e distruzione. Don Antonio aveva avuto, per primo una formidabile intuizione. Ebbe la felice od infelice secondo l’ottica con cui la si guardi, di guardare agli Stati Uniti d’America, al Canada, all’Australia. In quel periodo nacque il “Siderno Group”che scalò le vette del crimine. E fece affari d’oro. E lo Stato (quale? L’altro? )che fa?. Ai tempi del Risorgimento, post risorgimento, prefascista, fascista e post fascista, repubblicano e post moderno si è limitato a sfruttare il Sud abbandonandolo per giunta in balìa di se stesso e del brigantaggio; per poi spogliarlo del tutto con le ondate di emigrazione verso le Americhe, l’Europa, il Nord Italia Un tempo si limitava a contare i morti ammazzati. Negli ultimi decenni, pur tra mille contraddizioni, ha varato alcune forme di legalizzazione o legalità che danno qualche frutto raro. Se non altro sta almeno tentando timidamente di rientrare nel suo territorio, da cui è stato espulso, esautorato, spogliato. In atto c’è sempre il famoso braccio di ferro fra Guardie & Ladri, Poco importa se oggi si chiami in altro modo. Tipo, mafia & Polizia. Tirannia & Libertà. Male & Bene. Od altra definizione. Il super-prefetto Luigi De Sena ha detto tante verità. Una la sottoscriviamo d’urgenza:Tutto finirà un giorno o l’altro!Quando si stancherà di portare sulle spalle questo peso e lo butterà per terra. Quando dirà la parola “basta” all’omertà. Quando si stuferà di soffrire, di morire mille volte al giorno. Quando aprirà gli occhi. Quando deciderà di essere protagonista e non passivo spettatore. Quando nessuno gli dirà ciò che deve fare, ciò che deve dire. Quando guadagnerà la libertà. Quando conquisterà il diritto alla vita. Quel giorno, il sole dimenticherà di tramontare. Domenico Salvatore