Un sindaco fuori del Comune

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 Gela, la lotta per il cambiamento
Un sindaco fuori del Comune

Intervista a Rosario Crocetta di

 Marco Nebiolo

Chiamarlo “il sindaco antimafia” può apparire retorico, eppure se c’è qualcuno che merita l’appellativo, questo è Rosario Crocetta.

Sindaco di Gela dal marzo 2003, cinquantaquattro anni, esponente del partito dei comunisti italiani, conoscitore della lingua e della cultura araba, dal primo giorno del suo mandato ha caratterizzato la sua attività amministrativa in favore della legalità e della trasparenza. Anzi, la sua battaglia per la legalità è iniziata ancora prima del suo insediamento: al primo scrutinio delle schede, infatti, aveva perso le elezioni, risultando in svantaggio di 107 voti rispetto al suo avversario, Giovanni Scaglione. Solo 107 voti su 65 mila elettori. Crocetta fece ricorso al Tar, che ribaltò il risultato annullando molte schede considerate valide nonostante gli evidenti segni che le rendevano riconoscibili: le cosche avevano provato a condizionare il voto per tenere lontano il “comunista” – come venne apostrofato in una telefonata intercettata dalle forze dell’ordine – che prometteva di “cambiare” il Comune una volta insediato. Crocetta, in due anni, il registro l’ha cambiato eccome, attraverso una serie di iniziative concrete che hanno rotto le uova nel paniere a chi era abituato ad una prassi amministrativa collaterale agli interessi dell’imprenditoria mafiosa. Un esempio: prima del suo arrivo, la maggior parte degli appalti veniva assegnata dal Comune con la procedura dell’“estrema urgenza”, cioè senza gara d’appalto, ad imprenditori “di fiducia”. Da quando è lui il sindaco non più un appalto è stato assegnato in quel modo. E per dare un segnale ulteriore a chi non avesse colto lo spirito del nuovo corso amministrativo, Crocetta ha voluto e ottenuto che le forze dell’ordine presenziassero alle gare d’appalto. E così via.

L’estate scorsa il suo assessore alle pari opportunità Giovanna Miceli, avvocato penalista, ha annunciato di voler difendere un presunto mafioso contro il quale il Comune intendeva costituirsi parte civile. Crocetta non ci ha pensato due volte e ne ha chiesto le dimissioni. «O con il Comune, o con i mafiosi». Ha poi allontanato dai propri uffici alcuni dipendenti comunali in odor di mafia.

Ha avviato un’azione di sensibilizzazione della politica regionale e nazionale rispetto alla lotta a Cosa Nostra e alla trasparenza delle leggi sugli appalti. Ha incoraggiato la lotta contro il racket e si è fatto promotore di iniziative insolite – e fortemente simboliche – nel contrasto alle organizzazioni criminali, come quella di distribuire a spese del Comune, per il 2 novembre, i lumini da cimitero, privando così la mafia di un business su cui tradizionalmente lucrava.
Questo impegno intransigente ha il prezzo caro della vita blindata, sotto scorta 24 ore al giorno. Crocetta però non ama fare il martire né si sente una vittima. «Non posso andare liberamente al cinema o a prendere un gelato, è vero. Ma sarei molto meno libero se scendessi a compromessi con la mia coscienza».
Quando ha cominciato a occuparsi di politica?
Sono nato in una famiglia in cui si faticava ad arrivare alla fine del mese e dal giorno 20 in poi si faceva la spesa a credito. Ho iniziato praticamente da ragazzo all’interno dell’oratorio salesiano, sulla base di un cristianesimo che dedicava alla questione sociale un’attenzione notevole. Ma il mio impegno più concreto risale al 1990, quando sono tornato a Gela dopo alcuni anni di assenza e ho trovato una città sconvolta dalla guerra di mafia. Nel novembre di quell’anno ci fu addirittura una strage in una sala giochi: otto ragazzini vennero uccisi. Fu allora che decisi che bisognava dare una priorità alle questioni del recupero sociale dei giovani e che scoprii la mafia all’interno del tessuto sociale, nella storia delle persone. Com-batterla divenne così la mia priorità politica.