Mafia: Giornata della Memoria, in 30mila a Polistena

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Sono circa  30mila, secondo gli organizzatori, le persone arrivate a Polistena (Reggio Calabria) per la 12esima giornata in memoria delle vittime della mafia, organizzata da Libera.    

Alle 10 circa è iniziato il lungo corteo che dalle due estremità del paese si è congiunto all'altezza del municipio, dove il presidente della commissione Antimafia, Francesco Forgione, ha scoperto una edicola in cui sono scritti i nomi di tutte le vittime della mafia finora conosciute.

Assente, per motivi istituzionali, il presidente della Camera Fausto Bertinotti, sono a Polistena, fra gli altri, il ministro dello Sport Giovanna Melandri, i membri della commissione parlamentare Antimafia, quelli della giunta regionale calabrese, il segretario di Rifondazione comunista Franco Giordano, il super prefetto di Reggio Calabria Luigi De Sena e, ovviamente, don Luigi Ciotti, il fondatore di 'Libera'.

Il corteo ha raggiunto il palco dove i familiari delle vittime della mafia, tra cui Nando Dalla Chiesa, hanno letto i 702 nomi degli assassinati dalle varie organizzazioni criminali. L'elenco spazia dai morti all'inizio del '900, come il detective Joe Petrosino, a quelli uccisi dalla criminalita' straniera, come Ilaria Alpi e Miriam Hrovatin. Ripetuti applausi seguono al momento della pronuncia degli ultimi nomi della lista, Francesco Fortugno e Gianluca Congiusta, uccisi nella Locride nel 2005

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Prodi: uniti potremo vincere
"Tutti insieme con tenacia combattiamo 'la buona battaglia' certi che così uniti potremo vincere". E' l'appello lanciato dal premier Romano Prodi in un messaggio inviato a Polistena.

"La lotta alle mafie e alla criminalità -avverte Prodi- è una guerra che si combatte ogni giorno e che richiede l'attenzione e l'impegno di tutti. La partecipazione della società organizzata alla lotta alle mafie rappresenta davvero il segno della speranza per il Paese ed esprime la voglia di liberarsi da una barbarie che vanifica ogni sforzo di rinascita".


 

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I nomi di 700 vittime delle mafie vengono pronunciati a Polistena durante il corteo che è in corso nell' ambito della Giornata della memoria. Lungo il percorso del corteo sono stati anche affissi, in ogni stradina adiacente a quella del corteo, dei manifesti con i nomi delle persone uccise dalla criminalità organizzata. Alla manifestazione stanno partecipando migliaia di persone giunte da ogni zona d' Italia. Imponente è anche il servizio d' ordine di Polizia e Carabinieri. Il corteo si concluderà nella piazza principale di Polistena dove, dopo l' introduzione di don Luigi Ciotti, interverranno le autorità istituzionali.Una lapide sulla quale sono incisi i nomi di 700 vittime delle mafie è stata inaugurata nel corso della Giornata della memoria.
 Dopo aver scoperto la lapide dalla piazza si è levato un lungo applauso. Alla cerimonia hanno partecipato tra gli altri anche il ministro Giovanna Melandri, don Luigi Ciotti e 250 familiari delle vittime di mafia. Polistena è la seconda città in Italia, dopo Roma, ad ospitare una lapide che ricorda le vittime della criminalità organizzata.

HANNO SCRITTO:

Lo Stato è indifferente»

 

 

 

 

Scritto da Agostino Pantano    da Calabria ora
mercoledì 21 marzo 2007
 

Una rabbia espressa in modi diversi che anima percorsi esistenziali diversi, quella dei familiari delle vittime di mafia, per i quali l’annuale appuntamento con la Giornata della memoria continua a rimanere un’occasione per rilanciare un impegno comune, ma in molti casi anche per chiedere di “non rimanere orfani dello Stato”.

Tiziana Palazzo e Concetta Minniti sono le vedove del direttore del carcere di Cosenza, Sergio Cosmai, e di Filippo Salzone, uno dei suoi più stretti collaboratori. Donne accomunate dal dramma di due agguati consumati a distanza di un anno l’uno dall’altro, ma anche dallo sconcerto per una situazione processuale in cui, spiegano entrambe, «si conoscono gli autori e i mandanti dei due assassini, ma nessuno ha pagato». Un dolore misto a incredulità, che se è possibile diventa anche beffardo nelle occasioni in cui le due signore si ritrovano per la cerimonia di intitolazione di qualche struttura, decisa da quello stesso Stato che non esitano a definire «distante e indifferente, perché si limita a chiamare i nostri mariti vittime del dovere e non della mafia». Lo stesso Stato che Tiziana e Concetta, che vivono la prima a Bisceglie e l’altra a Brancaleone, criticano con asprezze diverse ma univoche. «Io mi trovo qua – dice Concetta, che al contrario di Tiziana non si è sentita di salire sul palco – ma ancora a distanza di 20 anni sento tanta rabbia. Per me è come ritornare con la mente a quella tragedia. Lo Stato sta togliendo soldi dalla pensione di mio marito solo perché io lavoro e non riconosce e me e ai miei figli quei benefici che spettano ai familiari delle vittime di mafia». Che sia costellata anche dalla troppa burocrazia la via crucis di chi rimane per tutta la vita col dolore inferto dalla mafia, è la vedova di Cosmai a spiegarlo. «Cerimonie come questa sono importanti perché la gente si può rendere conto che esistiamo – ammette Tiziana – io personalmente non spero più in nulla. Si è trovato il mandante dell’omicidio ma non è cambiato niente sul piano processuale: lo Stato mi dice che devo presentare un’istanza in cui dichiaro come e per mano di chi è morto mio marito. Appena spenti i riflettori di oggi torneremo a rimanere soli col nostro dolore e la nostra insicurezza». Sentimenti indissolubili che, tra le poltroncine dell’auditorium colpite dalle raffiche di flash dei fotografi, diventano il motore di tante reazioni private e pubbliche diverse. Come quella della signora Fausta Lupini di Molochio, vittima assieme al figlio di un sequestro di persona nel 1983, che ha chiesto la parola e dal palco, trattenendo a stento l’emozione, ha fatto conoscere la sua storia. «Siamo considerate vittime di serie B – ha detto – perché per lo Stato è fondamentale che ci sia una sentenza di condanna nei confronti degli autori. È ingiusto che io e mio mio figlio, di fronte alla legge, contiamo molto di meno dei cosiddetti collaboratori di giustizia». Dei problemi dovuti alla mancata equiparazione tra la tutela delle vittime del terrorismo e della mafia, ha parlato Giusi che dal microfono ha annunciato la nascita, proprio nella Piana, della prima associazione dei familiari dei morti per mano della ‘ndrangheta. Rabbie gravide anche di consapevolezza della necessità di tenere viva la memoria. Come nel caso di Simona Ioculano di Gioia Tauro che, altre volte schiva nel raccontare il dolore per la morte di suo padre, questa volta ha voluto rivolgersi alla platea per offrire la testimonianza di una solitudine.
«Luigi Ioculano – ha detto trattenendo a stento l’emozione – ha speso tutta la sua vita per lottare l’illegalità e per far diventare questa Terra finalmente normale. Ha denunciato, ha fondato un’associazione culturale ed è stato ucciso per il suo impegno: oggi mi indigna la rassegnazione che mi circonda e il totale silenzio in cui è avvolta quella morte». Stati d’animo agitati e particolarissimi, come quello di Stefania Grasso, il cui padre venne ucciso a Locri proprio il 20 marzo del 1989. «E’ giusto ricordare ed è giusto impegnarsi – ha spiegato – Libera mi ha cercata nel ’96 e ho capito che parlare del mio dolore poteva sostenere questa associazione e aiutarla a portare avanti la sua battaglia».       



 

  Polistena: togliere l’acqua alla mafia

Erano 25000 le persone che hanno partecipato alla grande manifestazione organizzata anche dall’associazione Libera di don Ciotti a Polistena, per ricordare le vittime dalla mafia e per gridare un forte no a tutte le mafie. Molte anche le presenze delle autorità, da Loiero al  Ministro Melandri, da Minniti al Procuratore Piero Grasso. In un clima di sentita partecipazione si sono ricordate le 2500 vittime della mafia. Applausi per i discorsi di don Ciotti e del presidente della Commissione Regionale Antimafia Forgione. In una atmosfera fredda nei confronti della classe politica è emersa la volontà di adottare controlli serrati nei confronti dei segretari comunali, dei notai, delle banche, al fine di indebolire il più possibile le risorse in termini di collusione che la mafia possiede.
tratto da : La Riviera On Line

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POLISTENA 21 MARZO

Arrivano alla spicciolata, a gruppetti, si ritrovano, discutono, marciano sulle strade polistenesi della legalità e della trasparenza, primi elementi di contrasto alle mafie. Agazio Loiero, presidente della Regione Calabria, cammina a braccetto con  Giuseppe Bova, presidente del consiglio regionale, chiarisce l'importanza della giornata, “che è il segno innanzitutto della vicinanza ai familiari delle vittime della mafia, ma è anche l'inizio di una nuova esperienza di crescita, che si deve sostenere su fatti concreti”. E a proposito di fatti concreti, evidenzia che il ruolo della Regione non può essere marginale in questo progetto, ampio e condiviso, di contrasto: “Noi abbiamo destinato 120 milioni di euro ad iniziative che hanno come obiettivo la costruzione di tanti presidi a tutela della legalità”. Gli fa eco il presidente Bova. Il primo inquilino di palazzo Campanella lo afferma, senza esitazioni, guardando verso la folla, che si muove verso il palco centrale: “Questa è la risposta più giusta, più vera. Si commenta da se. Dopo anni in cui il coraggio è mancato, questa è una prova evidente del senso civico raggiunto. La manifestazione di oggi assume una doppia valenza e induce tutti alla massima severità. Lo siamo stati con noi stessi, anche dal punto di vista finanziario. Tra pochi giorni approveremo il Bilancio, sarà quello un atto importante per far comprendere quali siano i reali intenti della nostra azione politica e di governo”.Per Michelangelo Tripodi, assessore regionale all'Urbanistica, due cose vanno nettamente poste in evidenza: “Una giornata straordinaria e di grande impegno che aiuta a trovare nuovo entusiasmo e nuova linfa nella lotta alla criminalità. Inoltre che sia Polistena ad ospitare questo momento di crescita è il riconoscimento  a questa cittadina che, per la sua opera costante a presidio delle cose legittime, oggi a buona ragione diventa il simbolo di un'azione reale, continua e produttiva, di contrasto alle mafie”.Per Angela Napoli, deputato di An, che applaudirà con grande  trasporto (fino a stampargli un bacio sulla guancia) l'intervento dal palco del presidente della Commissione parlamentare antimafia, Forgione di Rifondazione, “Polistena diventa la sintesi di un impegno civile, politico e istituzionale straordinario, che deve proseguire e concretizzarsi in atti di indubbia forza ed efficacia”.“Una grande giornata, ma non basta battere la mafia”, dice l'eurodeputato Armando Veneto. Che chiarisce: “E' assolutamente necessario il collegamento tra istituzioni e popolazioni. La strada per debellare la mafia è ancora lunga, guai se mancherà un saldo congiungimento delle forze sociali e istituzionale. Posso garantire che il parlamento europeo segue con straordinario interesse le vicende italiane e l'impegno che l'Italia profonde contro la criminalità”. Di una “grande e indimenticabile giornata” parla Damiano Guagliardi, capo gruppo di Rifondazione in Consiglio regionale: “E' bello e importante quanto sta accadendo oggi a Polistena, perchè ha nei giovani un grande elemento di coesione. Del resto basta vedere ciò che sta avvenendo”.Per Mimmo Bova, già parlamentare dei Ds e per tre legislature componente della commissione parlamentare  antimafia, “Polistena oggi è l'esempio di una Calabria che cresce e che matura con sempre maggiore convinzione l'idea di non convivere con le forze oscure, ma di combatterle  fino a quando sarà necessario”.E per Girolamo Tripodi, parlamentare comunista di lungo corso, e più volte sindaco di Polistena, “è da qui che sono partite le grandi lotte ai soprusi e alla tracotanza della mafia. L'impegno dell'amministrazione comunale della politica e di noi comunisti hanno trovato il riscontro della popolazione, che ha maturato, senza mai perdere il senso, la consapevolezza di quanto fosse importante vivere liberi e non soggiogati”.Infine Adriana Musella, grande protagonista delle tante primavere calabresi: “Sono oggi qui, in veste di familiare di una vittima della mafia. E per questo sono grata a don Luigi Ciotti e a Libera. La gratitudine si origina per la genuità del ricordo dei nostri cari. Grazie ancora”.  
                                            ENZO ROMEO                                                                            

POLISTENA 21 MARZO
Con la fascia tricolore incollata sul petto, in prima fila, a dimostrare che loro delle minacce e delle intimidazioni non hanno paura. Hanno contezza dell'importanza del loro ruolo e del grande momento storico i sindaci calabresi e non. Sono in tanti a Polistena. Giovani e meno giovani, locridei e pianigiani, reggini e cosentini, catanzaresi e vibonesi, crotonesi e grecanici. Un impegno quotidiano il loro, di resistenza ai tentativi di soprusi, di costruzione di una nuova e bella societàIl sindaco De Masi, è primo cittadino di Nardo di Pace, una paese con mille problemi, eppure la serenità di quest'uomo è uno straordinario esempio di buona amministrazione e di coraggio civico: “A Polistena, dice, cogliamo il segno della Calabria che si risveglia. Le dichiarazioni di intenti servono, le presenze fisiche anche, ma da domani è necessario che si compiano atti concreti e che cominci un'azione quotidiana di lotta, affinché giornate come questa non vengano mortificate”.Gianni Speranza, il sindaco della rinascita lametina, non esita in primis a ringraziare Libera e don Ciotti, ma subito aggiunge che “il lavoro di tutti serve a garantire le comunità e le persone,che vogliono vivere una vita libera e dignitosa. Quando la gente si mobilita e le istituzioni si impegnano alle mafie si tagliano le gambe”.Giovanni Laruffa è il sindaco di Polistena. Affiderà il suo messaggio dal palco, ma durante il corteo, sfilando accanto a don Luigi Ciotti e al ministro Giovanna Melandri, manifesta tutto il suo entusiasmo: “Una grande giornata. E' la dimostrazione chiara e lampante che la gente vuole sconfiggere questa mala pianta, che è la mafia”.Francesco Surace è un giovane assessore comunale di Samo, piccolo centro dell'entroterra della Locride. E' in rappresentanza del sindaco e di tutta l'amministrazione comunale: “Era assolutamente doveroso partecipare. Un'amministrazione comunale ha il sano obbligo di sostenere iniziative  di grande richiamo sociale, come quella di oggi. Polistena diventa il simbolo di ogni ente che lavora nel rispetto della legalità e della trasparenza. Sono felice di essere qui oggi”.Rocco Cassone è il sindaco di Villa San Giovanni, una cittadina che spesso ha dovuto fare i conti con la violenza mafiosa: “Mi sono commosso, sentendo che tra i nomi delle vittime di mafia c'è quello di  Giovanni Trecroci, che fu vice sindaco di Villa e morì per mano della mafia. La giornata è di straordinaria importanza e noi siamo qui a manifestare contro tutte le mafie, per affermare la legalità senza dubbi e reticenze”.Vasta la rappresentanza dei sindaci della Locride, dal presidente dell'assemblea dei primi cittadini Sisinio Zito, al presidente del comitato Salvatore Galluzzo, ai sindaci di Locri e Siderno, Francesco Macrì e Alessandro Figliomeni, dal vice sindaco di Grotteria, Pino Calautti ( “da ventisette anni partecipo a queste manifestazioni, mi auguro che finalmente le cose cambino”) a quello di Monasterace, Maria Carmela Lanzetta.                                                                                           EN.RO.

 

tratto da: La Repubblica

La Giornata della memoria per i caduti sotto i colpi dei clan
In tanti al corteo organizzato da Libera. Messaggi di Prodi e Bertinotti

Trentamila persone a Polistena
per ricordare le vittime di mafia

Don Ciotti: "E' giunto il momento di passare dal dire al fare, dalle parole ai fatti"

 

  Don Luigi Ciotti

POLISTENA (Reggio Calabria) – In 30 mila per dire 'No' alla mafia. In tanti hanno partecipato alla Giornata della memoria a Polistena. La cittadina della provincia di Reggio Calabria, situata nella Piana di Gioia Tauro, per due giorni è stata la "capitale dell'antimafia civile e sociale", ospitando la dodicesima giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie, organizzata dall'associazione 'Libera', presieduta da don Luigi Ciotti.

La Giornata della memoria è iniziata alle 9.30 con la partenza di due cortei che ha raggiunto Villa Italia. Lungo il percorso, nei pressi del Parco della Liberazione è stata inaugurata una lapide in ricordo di tutte le vittime delle mafie. Alle 12.30 sul palco i rappresentati delle istituzioni, i sindacati delle associazioni e semplici cittadini. Ma anche esponenti politici come il ministro Giovanna Melandri, il vice ministro all'Interno Marco Minniti, Francesco Forgione e Mario Tassone, presidente e vice presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Piero Grasso Procuratore Nazionale Antimafia, Giancarlo Caselli.

Il 21 marzo di ogni anno, primo giorno di primavera, 'Libera' ricorda tutte le vittime innocenti delle mafie e rinnova in nome di quelle vittime il suo impegno di contrasto alla criminalità organizzata. Il 20 marzo si è svolto, per la seconda volta dalla nascita di Libera, un incontro tra i familiari delle vittime delle mafie. Circa 700 persone, fra questi anche Rita Borsellino, hanno preso parte all'iniziativa, mentre nel Duomo, si è tenuta una veglia ecumenica di preghiera per le vittime delle mafie, presieduta dal vescovo monsignor Luciano Biux.


Negli ultimi dieci anni sono state 2.500 le vittime di mafia, tutte persone per bene uccise perché si erano opposte ai progetti malavitosi. Tra questi morti, 155 "casuali", persone che si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato, oppure "colpevoli" soltanto di avere visto o sentito cose che non dovevano vedere o sentire. E tra loro 37 tra bambini ed adolescenti, vittime innocenti inconsapevolmente in mezzo tra killer ed obiettivo da eliminare. Terrificanti numeri, dietro ai quali ci sono i volti ed il dolore di tanti familiari ed amici, che hanno lanciato un appello a fermare quella che don Ciotti definisce "la carneficina della mafia".

Libera è stata fondata nel 1995 da don Luigi Ciotti. Fra associazioni varie, cooperative ed enti locali, scuole e gruppi, Libera conta 1200 adesioni. Ha promosso concretamente sui terreni sequestrati e confiscati ai clan mafiosi la nascita di cooperative per la produzione di prodotti biologici e varie produzioni agroalimentari, favorendo l'occupazione in zone del Paese con un numero molto elevato di senza lavoro.

"Siamo a Polistena – ha spiegato don Ciotti – perché qui anni fa è nata la prima cooperativa su terreni confiscati alla criminalità organizzata, una cooperativa che da occupazione a molti giovani e che rappresenta una speranza concreta: è giunto il momento di passare dal dire al fare, dalle parole ai fatti. Oggi è la giornata dello stop: del dire basta alla carneficina, alle vittime di mafia".

"E' una giornata importante per l'Italia": queste le parole di Fausto Bertinotti, nel messaggio inviato al don Ciotti. Il presidente della Camera avrebbe dovuto prender parte alle manifestazioni in programma oggi, ma è stato trattenuto a Roma da una serie di improvvisi impegni legati all'attività parlamentare.

"E' una giornata che ha un valore fondamentale – ha scritto Bertinotti – innanzitutto per chi l'ha promossa e per chi la anima. E' soprattutto l'entusiasmo del popolo dei giovani che rappresenta il dato di maggiore forza che segna la manifestazione odierna: quei giovani che in questi anni, in più riprese ed in forme diverse, hanno capito in tanta parte del Mezzogiorno che conquistare il proprio futuro significa soprattutto liberarsi dal gioco di sopraffazione e di intimidazione".

E anche il premier ha inviato un messaggio. ''Cari amici – scrive Romano Prodi – la giornata che oggi, idealmente insieme, celebriamo, ci riporta alla mente, prima di ogni altra cosa, il nome e il volto delle tante vittime innocenti delle mafie e della criminalità organizzata. Tante storie di uomini, di donne e persino di bambini, diventano così memoria di comunità. E' con rispetto e con gratitudine che al loro sacrificio ci inchiniamo promettendoci reciprocamente di non dimenticarli mai''.

(21 marzo 2007)

Adnkronos

Mafia, a Polistena la Giornata della memoria


Trentamila persone in strada per ricordare le vittime della criminalità organizzata
Prodi: ''Uniti possiamo batterla''

Polistena, 21 mar. (Adnkronos/Ign) – Due cortei hanno sfilato per le vie di Polistena (Reggio Calabria) in occasione della dodicesima Giornata della memoria e dell'impegno in onore delle vittime di mafia  promossa da 'Libera'. In testa ai cortei don Luigi Ciotti, presidente di 'Libera', il procuratore generale di Torino Giancarlo Caselli, il presidente della Commissione parlamentare antimafia Francesco Forgione, il presidente della Regione Calabria Agazio Loiero, il presidente del Consiglio regionale Giuseppe Bova, amministratori regionali, provinciali e comunali. Presente anche il ministro delle Politiche giovanili Giovanna Melandri e il segretario di Rifondazione comunista Franco Giordano.

Trentamila (secondo le stime di 'Libera') persone in piazza, tante bandiere e numerosissimi striscioni, alta soprattutto la presenza di studenti giunti da diverse città italiane. Assente invece, per motivi istituzionali, il presidente della Camera Fausto Bertinotti che ha inviato un messaggio in cui parla di "una giornata importante per l'Italia, che ha un valore fondamentale".

Nel corso della cerimonia, è stata scoperta una lapide sulla quale sono riportati i nomi di 700 persone uccise dalla mafia. E' la seconda, dopo quella di Roma, che viene dedicata alle vittime della criminalità organizzata.

''Siamo a Polistena perché qui anni fa è nata la prima cooperativa su terreni confiscati alla criminalità organizzata, una cooperativa che dà occupazione a molti giovani e che rappresenta una speranza concreta: è giunto il momento di passare dal dire al fare, dalle parole ai fatti''. E' l'appello lanciato da don Luigi Ciotti. ''Oggi è la giornata dello stop – ha affermato don Ciotti – del dire basta alla carneficina, alle vittime di mafia''.

Nel messaggio inviato a Polistena, il premier Romano Prodi ricorda che serve ''l'impegno di tutti'' per battere la mafia. Il governo e le istituzioni sono al fianco di chi porta avanti questa azione. ''Tutti insieme con tenacia combattiamo 'la buona battaglia' certi che così uniti potremo vincere'', osserva.

A Palermo, intanto, il sindaco Diego Cammarata ha disposto l'esposizione delle bandiere a mezz'asta in tutti gli edifici comunali. 

LA RIVIERA

Mercoledì scorso ho partecipato alla manifestazione di Polistena insieme con la mia famiglia, con le mie allieve e i miei allievi e con alcuni miei colleghi. Intanto è stato bello trovarsi. Non è cosa da poco di questi tempi e non è aspetto da sottovalutare in Calabria. Partecipare tutti insieme, ognuno con il proprio vissuto e con le proprie idee e posizioni, ad una iniziativa antimafia “senza se e senza ma”, scusate se insisto, ma non mi pare proprio cosa di poco conto. Poi ho “ri-trovato” vecchi amici venuti da lontano che non vedevo da moltissimi anni ed anche questo mi pare significativo e quasi emblematico. Non si torna al paese natio per vedere i parenti, ma per una manifestazione, è strano, ma succede. Per il resto il clima che si respirava era quello di una gioia composta e contenuta, poco chiasso e poca esibizione, pochi slogan e molta consapevolezza di essere, se non in trincea, sicuramente a difendere una barricata. L’elenco delle vittime, dei morti ammazzati è troppo lungo e si allunga di anno in anno in maniera preoccupante ed angosciante. Tornano in mente i versi di Quasimodo – e come potevano noi cantare col piede straniero sul cuore e come possiamo noi danzare, giocare, scherzare, ridere mentre ascoltiamo quella litania interminabile di cognomi, noti e meno noti, a volte ricorrenti, a volte inusuali, che di tanto in tanto si ripetono a cantilena sempre identici ad indicare il sacrificio di intere famiglie. Non si può. Neppure i ragazzi ci sono riusciti. Hanno partecipato in tantissimi, colorati, vivaci, esuberanti come solo la gioventù sa essere e tuttavia melanconici anche se non del tutto rassegnati. 2.500 morti ammazzati negli ultimi dieci anni, una media di 250 l’anno, poco più di 20 al mese, quasi uno al giorno ! Don Ciotti lo ripete da un mese in tutte le scuole della regione: “basta”, “basta” e ancora “basta”; non se ne può più di tutto questo sangue, di tutta questa violenza, di questa oppressione che ci costringe a vivere come “il popolo degli Eloi”. Decadenza e degradazione da un lato e fuga verso il futuro sperando che non si ripeta, in una nuova epoca, la situazione di oggi. Come ne “La macchina del tempo” di Wells dobbiamo constatare ogni giorno che esistono oramai due sole razze: gli Eloi, i dominati e i Morlock, i dominatori. Gli Eloi, miti, cortesi, gentili, riservati, introversi hanno gradatamente dovuto cedere di fronte all’arroganza, alla prepotenza ed alla forza dei Morlock, lerci, degenerati e truci. Alla fine i deboli si sono rassegnati e si sono acconciati a condurre una vita finta, sottomessa, determinata dalla volontà dei dominatori. Abbiamo permesso che 132 famiglie acquisissero il dominio della Calabria e adesso liberarsi da questa morsa diventa impresa titanica . Gli agganci, i legami, le alleanze con le istituzioni, le imprese, i partiti e la società civile sono diventati così stretti da determinare oramai non più una semplice contiguità, bensì una compenetrazione talmente fitta da essere inestricabile. Si potrebbe fuggire da questo incubo non solo da un punto di vista “spaziale” e cioè andando a vivere altrove, lontano da queste contrade insanguinate, ma anche da un punto di vista “temporale” proiettandosi in una dimensione da “viaggiatore del tempo”, vivendo “con la testa altrove”, come facevano gli anarchici di origine ebraica e di lingua yiddish. E’ una battuta, non ci sono le condizioni. Bisogna intanto dare onore e merito a don Ciotti per essere riuscito a collegare tra loro i parenti delle vittime, non per costituire l’ennesima associazione, ma per mantenere viva la memoria e la speranza e per rappresentare la coscienza di tutta la società. Appare singolare che la bandiera della battaglia antimafia sia stata raccolta ora dalla Chiesa, o meglio, da alcuni uomini di Chiesa, mentre, è palese, che la Sinistra ha deposto le armi e conduca solo una pallida ed imbelle lotta alla criminalità in punta di diritto preoccupandosi, ad ogni piè sospinto, di evidenziare la democraticità, il garantismo ed il perfezionismo tecnico-giuridico dei codici e delle leggi. Risulta smarrita quella acquisizione culturale che, in anni non tanto lontani, aveva permesso di distinguere nettamente il formalismo giuridico dalla produzione di norme fattuali ed incisive, reali ed efficaci. Le leggi somigliano sempre più alle classiche “grida” di manzoniana memoria e la loro applicazione è diventata una specie di gioco di società molto a la page. Nonostante tutto il pessimismo e lo scetticismo, compreso, magari, un cinismo amaro e sardonico, non si può sfuggire, però, alla domanda finale di don Ciotti: qual è la parte, infinitesimale quanto si vuole, ma pure concreta, di responsabilità mia? Che cosa posso fare di più? Dal momento che manifestare e marciare non basta e, probabilmente, diciamocela tutta e in maniera brutale, alla lunga neanche serve. Una risposta, forse non esiste o forse è prematura oppure servono risposte plurime. Solo gli stalinisti avevano le risposte pronte e ne avevano una per ogni questione. Tutti noi, piccoli ed insignificanti, possiamo solo non stringere le spalle ed accettare la sfida di questi preti scomodi ed antipatici quanto si vuole, però coraggiosi. Posso indignarmi, posso scandalizzarmi, posso adirarmi, posso reagire, posso non girarmi dall’altra parte, posso parlare. Tutto questo lo possiamo fare e lo dobbiamo fare. Non chiedetemi di denunciare, non chiedetemi di diventare un delatore, in sostanza non chiedetemi di diventare complice di una illegalità in nome del principio che per scacciare una illegalità grande si può fare ricorso ad una illegalità minore. Proviamo a rovesciare la domanda di don Ciotti. Cosa possono fare di più di quello che fin ora non hanno fatto le istituzioni nella lotta alla mafia? Ognuno di noi è pronto a scodellare la sua ricetta e le soluzioni prospettate sarebbero moltissime e variegate. Assodato tutto questo, cosa chiede a me, individuo singolo il potere nella lotta alla mafia? Una sola cosa: la delazione, mascherata sotto le mentite spoglie della denuncia civile. Noi, invece, da tempo chiediamo allo Stato quello che l’on. Forgione ha, con tanto successo, esposto a Polistena. In sostanza chiediamo una cosa semplicissima, che lo Stato prosciughi l’acqua dentro cui vive, prospera e si sviluppa la mafia e per fare questo non ha bisogno delle nostre denunce perché ha già il nostro consenso. La delazione, invece, è l’altra faccia della corruzione, corrode l’animo e trasforma un essere umano in un personaggio in balia del potere. Qualcuno spieghi a Loiero e compagni che noi, compresi don Ciotti e don Demasi, non siamo “personaggi”, forse lui è un personaggio, noi siamo persone, non indossiamo maschere, non ricopriamo ruoli e non calchiamo palcoscenici. Lor Signori, i soliti feudatari della politica sono venuti a recitare una parte e a Polistena è toccata loro quella compunta e dimessa degli umili servitori dello Stato, che non gli è riuscita tanto bene perché le parole non bastano e non servono più. Allora, torniamo al cuore del problema, cosa posso fare come singolo? Posso non rassegnarmi, posso affinare le mie capacità di giudizio, posso distinguere in modo sempre più netto il bene dal male, il giusto dall’ingiusto, il bello dal brutto e posso, infine, acquisire coscienza. Chi mi garantisce che tutto questo porti inevitabilmente ed esclusivamente ad una perfetta consapevolezza del bene, del giusto e del bello? Ho davanti agli occhi la figura di un vigoroso Giovanni Paolo II che durante una visita in Sicilia tuonò come non mai contro i mafiosi intimando ( non invitandoli) loro di pentirsi e di temere il giudizio di Dio. Forse riuscì a scuotere la coscienza sonnolenta di qualche tiepido cattolico, sicuramente non sfiorò minimamente quella dei mafiosi. Del resto, diceva Hannah Arendt, “una buona coscienza non esiste se non come assenza di una cattiva”. E’ proprio il male “non banale” quello più difficile da estirpare.

(23.03.2007)

 

Antonio Orlando