Testo interrogazione On. Laratta

Print Friendly

TESTO DELL'INTERROGAZIONE PARLAMENTARE PRESENTATA DALL'ON.LE FRANCESCO LARATTA

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-00645
presentata da FRANCESCO LARATTA
giovedì 20 luglio 2006 nella seduta n.029

LARATTA. – Al Ministro dell'interno. – Per sapere – premesso che:

il 24 maggio 2005 intorno alle 22,30, a Siderno (Reggio Calabria) è stato ucciso il commerciante Gianluca Congiusta, 32 anni, incensurato, del luogo, titolare di alcuni negozi commerciali di telefonia. La vittima è stata freddata a pallettoni all'interno della sua auto Bmw da un killer accompagnato forse da un complice. Secondo le risultanze investigative di allora il sicario avrebbe affiancato l'auto sulla quale viaggiava la vittima ed ha improvvisamente fatto fuoco da distanza ravvicinata senza lasciare scampo al giovane incensurato;
Il giovane imprenditore viveva a Siderno insieme ai genitori; era fidanzato con una ragazza, era lontano da qualsiasi ambiente a rischio ed era figlio di un commerciante, Mario, anch'egli impegnato nel mondo della telefonia e degli elettrodomestici;
secondo le cronache di quei giorni, il delitto ha suscitato tanta indignazione a Siderno al punto da indurre il sindaco a indire un consiglio comunale urgente per esprimere costernazione e dichiarare il lutto cittadino;
durante i funerali i commercianti della cittadina hanno abbassato le serrande esponendo sulle stesse un cartello con su scritto «Chiuso perché qualcuno ha rubato la vita a Gianluca»;
ai funerali del giovane hanno partecipato migliaia di persone e nei mesi successivi sono state numerose le manifestazioni organizzate dai cittadini in segno di protesta (fiaccolata, pedalata, marcia del silenzio) e per chiedere giustizia;
diverse sono state anche le manifestazioni culturali e sportive in commemorazione di Gianluca Congiusta con consegna ai famigliari di targhe a ricordo;
da notizie in possesso dell'interrogante il giovane imprenditore era un ragazzo modello: egli nacque a Reggio Calabria il 19 dicembre 1973 e dopo aver frequentato le scuole dell'obbligo si iscrive all'Istituto Tecnico per il Turismo, che frequenta e ottiene ottimi risultati;
contemporaneamente comincia a lavorare nel tempo libero nel negozio del padre (vendita di elettrodomestici, telefonia eccetera);
si reca varie volte all'estero per lo studio delle lingue straniere in Inghilterra, Germania, Francia e Scozia;
consegue il diploma di operatore turistico e si iscrive all'Università di Messina presso la Facoltà di Economia e Commercio;
egli fa parte di una normalissima famiglia composta dai genitori e due sorelle, che da tre generazioni si occupa di commercio;
Gianluca praticava vari sport come il basket, il nuoto eccetera;
all'età di 16 anni veniva colpito da una grave malattia che ha richiesto il trapianto del midollo osseo. Gianluca allora vinse la sua battaglia con la morte per perderla poi per mano mafiosa;
a 18 anni, decide di investire nella sua terra ed apre il suo primo negozio di telefonia – Centro Tim – a Marina di Gioiosa; segue un secondo negozio a Locri ed un terzo a Siderno che diventa la sede principale;
in tutta l'attività è stato coadiuvato dalla sorella Roberta e dalla fidanzata Katiuscia;
dopo anni di assiduo lavoro riesce ad ottenere grandi risultati tanto da diventare leader nel suo campo di lavoro raggiungendo fatturati di 2 miliardi circa annui. Le sue attività davano lavoro a 10 persone. Nel frattempo si occupa molto del sociale: collaborava attivamente con le campagne di Telethon – adozione di bambini a distanza – aiuti ai bisognosi;
non ha mai negato il suo sponsor ai giovani sportivi, alle associazioni culturali ed a tutte le manifestazioni che si svolgono nella Locride;
un ragazzo normale, ben voluto e stimato da tutti tanto che il sindaco di Siderno ha deciso di erigere una stele in suo ricordo;
il padre della vittima ha riferito all'interrogante che prima dell'omicidio ha ricevuto richieste estorsive, a cui ha sempre opposto rifiuto, e che nel negozio di Locri ha subito ben quattro rapine a mano armata. Naturalmente, dopo queste continue vessazione la famiglia Congiusta è stata costretta a chiudere il punto vendita di Locri. Il padre di Gianluca, Mario, ha fatto sapere che sul fronte delle indagini ad oggi non è stato raggiunto alcun risultato utile al fine dell'individuazione dei responsabili dell'omicidio del figlio, nonostante la costante collaborazione con le Forze dell'Ordine e una serie di appelli alle istituzioni tra cui il signor ministro dell'Interno dell'epoca dei fatti, onorevole Giuseppe Pisanu (lettera del 7 ottobre 2005) dal quale, tuttavia, non riceve alcuna risposta;
il 4 aprile 2006 il padre di Gianluca Congiusta, Mario, viene ricevuto dal superprefetto di Reggio Calabria, Luigi De Seria, il quale assicura l'uomo che sul caso del figlio «vi è la massima attenzione»;
da allora le indagini non hanno prodotto alcun risultato utile ad individuare i responsabili e/o i mandanti del delitto, e questo ha indotto Mario Congiusta a fare appello a tutti i parlamentari calabresi affinché sollecitassero le Istituzioni ad adottare iniziative che rafforzino la presenza delle Istituzioni in Calabria in modo che sia fatta luce sull'inspiegabile e assurdo fatto di sangue, come su altri delitti rimasti irrisolti;
ad ogni sollecitazione del padre della giovane vittima gli inquirenti avrebbero sempre riferito che si tratta «di un caso difficile»;
a distanza di un anno e due mesi dal barbaro omicidio di Gianluca Congiusta, degli assassini non si conosce ancora l'identità. Così come ad oggi non si conoscono né il movente né i presunti mandanti;
da allora nulla si è saputo nonostante le sollecitazioni dell'opinione pubblica e della famiglia che ha vissuto e vive ancora oggi nell'angoscia più cupa dal momento che il loro congiunto, rimasto vittima di un atto criminoso vile ed inspiegabile, era stimato e ben voluto da tutti;
secondo una ricostruzione del padre di Gianluca Congiusta, Mario, (che fa parte del coordinamento del forum www.ammazzatecitutti.org – l'organizzazione spontanea che fa capo ai «Ragazzi di Locri» – che collabora con il Centro Studi «Lazzati» fondato dal giudice Romano De Grazia), nel periodo che va dal 17 settembre 2004 al 19 luglio 2006 i morti ammazzati in Calabria per mano mafiosa sarebbero 33 in Calabria, di cui 29 nella sola Locride. Tra questi vi sono vittime eccellenti come il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, onorevole Francesco Fortugno, ucciso il 16 ottobre 2005, (i cui presunti responsabili sono stati assicurati alla Giustizia); un bambino di 13 anni, Paolo Rodà, ucciso a Ferruzzano il 2 novembre 2004; il calciatore della squadra di calcio del Locri, Vincenzo Cotroneo, ucciso il 20 marzo 2006, a Bianco (Reggio Calabria); di Fedele Scarcella, 71 anni, agricoltore e membro dell'associazione antiracket «Sos Impresa», ucciso il 12 giugno 2006, a Vibo Valentia. Scarcella, secondo quanto si è appreso dagli organi di stampa, sarebbe stato «eliminato» perché si era opposto al pagamento di tangenti; e ancora il 19 luglio a Locri un pensionato di 70 anni, Giuseppe Fimognari, incensurato, è rimasto ucciso sul lungomare della cittadina jonica da un killer che ha esploso dei colpi di arma da fuoco alla testa. Da notizie in possesso dell'interrogante la percentuale dei casi irrisolti è ad oggi pari all'82 per cento, mentre solo il 18 per cento si può ritenere risolto in modo presunto -:
se non si intenda verificare se vi siano stati ritardi o deficienze investigative da parte del commissariato di Siderno, in relazione all'omicidio di Gianluca Congiusta, tali da determinare la non risoluzione del caso;
se non ritenga opportuno un monitoraggio volto ad accertare quali e quante attività investigative sono rimaste in essere, ossia per conoscere i motivi dell'alta percentuale di casi irrisolti in Calabria e nella Locride, ovvero dei delitti di mafia impuniti a far data dal 17 settembre 2004 ad oggi, tenendo anche conto che proprio nella giornata del 19 giugno 2006, è stato compiuto un nuovo delitto nel suddetto territorio calabrese;
se intenda avviare nuove e più efficaci azioni di rafforzamento degli organici delle forze dell'ordine e della magistratura perché si giunga ad una rapida soluzione dei delitti impuniti in Calabria e nella Locride, al fine di dare un forte segnale di presenza dello Stato, da sempre annunciata ma non riscontrabile nei fatti. (4-00645)