Regione Calabria, il Pd cerca una nuova giunta. Con l’incognita dei ‘gattopardi’ locali

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Dopo lo scandalo Rimborsopoli il governatore Mario Oliverio è senza assessori. Da Roma i vertici nazionali chiedono nuovi nomi di rottura per e le dimissioni di tutti gli indagati. La novità potrebbero essere persone legate al mondo dell’antimafia. Ma non è scontato che i boiardi di Calabria ascoltino i consigli

oliverio

di Giovanni Tizian
Cercasi giunta disperatamente.

La Regione Calabria dopo appena 8 mesi dalle elezioni è senza una guida. Allo sbando, come lo era del resto durante la stagione politica di Giuseppe Scopelliti. Archiviata quella legislatura, con tutte le sue ombre, le inchieste e i sospetti, la rivoluzione democratica promessa dal nuovo governatore Mario Oliverio e dal suo partito, il Pd, non è arrivata. Anzi, ombre, sospetti e manette tornano a insidiare il potere regionale.

Ci sono voluti mesi per formare una mini giunta di tre assessori. Un governo formato ridotto che ha scatenato fin dal suo insediamento un mare di polemiche. La nomina dell’ex comunista Nino De Gaetano, poi convertito ai democratici, ha fatto molto discutere. Le preferenze che è in grado di raccogliere in provincia di Reggio fanno comodo. Su questo non ci sono dubbi. Ma su di lui pesavano già allora i sospetti di aver ricevuto sostegno elettorale da un clan della ‘ndrangheta di Reggio Calabria. Lui ovviamente ha sempre escluso questa ipotesi spiegando che non poteva sapere che il suocero, ormai defunto, chiedeva ai boss i voti per farlo eleggere. Le sue ragioni ha provato a spiegarle anche ai magistrati. De Gaetano comunque per questa vicenda non è mai stato indagato.

Anche l’ex ministro Maria Carmela Lanzetta aveva criticato la nomina di De Gaetano. E ora chiede persino il ritorno al voto. Intanto, l’ex di Rifondazione comunista si è dimesso subito dopo la notifica dell’ordinanza cautelare per la vicenda Rimborsopoli. Quando indossava la casacca con falce e martello avrebbe speso oltre 400 mila euro, tra il 2010 e il 2011. Soldi destinati al gruppo della Federazione della sinistra e utilizzati invece per faccende private. Questa è l’ipotesi dei pm, che l’interrrogato non ha smentito, avvalendosi della facoltà di non rispondere.

Gli altri tre indagati con posizioni di comando restano invece ancora al loro posto. Il vicegovernatore Enzo Ciconte, l’assessore regionale al Lavoro Carlo Guccione e il presidente del consiglio regionale Antonio Scalzo. Loro, nonostante le pressioni che arrivano dal direttivo nazionale, non mollano l’osso a quattro giorni dall’annuncio della nuova giunta. Che dovrebbe nascere con il consenso dei vertici nazionali del partito. Infatti, evitate le dimissioni del presidente Oliverio e quindi una nuova tornata elettorale, che avrebbero messo in imbarazzo Renzi e il governo, scansato il pericolo commissariamento del partito, la soluzione è un commissariamento soft nella selezione dei nuovi assessori.

Il ragionamento che fanno a Roma è questo: il Pd calabrese non è stato in grado di fare pulizia da solo, sarà quindi il nazionale e in primis Lorenzo Guerini e Luca Lotti a gestire la formazione dell’Oliverio bis. Come dire, un secondo errore non è concesso soprattutto in questo periodo complicato per i democratici, tra calo dei consensi, Mafia capitale, scandali vari e le brutte storie di mazzette nel mondo delle cooperative. Insomma, questa volta le scelte di Oliverio saranno eterodirette da Roma.

I big del nazionale, il vicepresidente Guerini per primo, hanno incontrato Oliverio e il segretario regionale Ernesto Magorno. Hanno chiesto un rinnovamento totale. E le dimissioni di tutti gli indagati dalla giunta. Quest’ultima è la condizione posta da Guerini: se Scalzo e Guccione restano, il nazionale non spenderà alcun nome, si tirerà fuori da ogni scelta. In pratica abbandoneranno Oliverio al proprio destino. Per il governatore non sarà semplice chiedere ai dui compagni di partito di farsi da parte. Questione di consensi e di equilibri tutti calabresi. E se non dovesse riuscirci non potrà contare sull’appoggio del Nazareno.

La seconda condizione è far entrare in giunta esponenti dell’area renziana suggeriti dal nazionale. Ma questo avverrrà solo se gli inquisiti daranno le dimissioni.

Circola, per esempio, il nome di Elisabetta Tripodi. Fino al mese scorso è stata sindaco di Rosarno. Una delle donne antimafia calabresi molto apprezzate in tutta Italia. Forse un pò meno in Calabria. Minacciata direttamenta dal carcere con una lettera spedita dal boss della dinastia Pesce in persona. La sua sarebbe una nomina certamente di rottura. Bisognerà capire però, nel caso venisse chiamata, se la sua sarà un nomina di facciata, tanto per avere l’icona antimafia in squadra, o perché c’è un progetto di cambiamento reale.

Se Oliverio acetterà la linea Guerini, potrebbe allora passare anche il nome di Anna Rita Leonardi, che tanto piace al giglio magico per almeno due motivi: è giovane e renziana convinta. Trentenne di Reggio Calabria, dirigente regionale del partito, ma è soprattutto la donna che ha proposto la sua candidatura a sindaco di Platì, il paese dell’Aspromonte dove dal 2006 non si vota(tra commissariamenti per mafia e mancanza di candidati) perché la ‘ndrangheta lo impedisce.

Mario Oliverio invece vorrebbe piazzare una sua pupilla: Maria Francesca Corigliano che con il presidente della regione ha condiviso l’esperienza di governo alla Provincia di Cosenza.

Un nome, al pari della Tripodi, di rottura ma anche di apertura a sinistra, è quello di Gianni Speranza, di Sinistra e Libertà. Anche lui è un ex sindaco: primo cittadino di Lamezia Terme per dieci anni, vittima di ripetute intimidazioni da parte della ‘ndrangheta e figura che piace sia ai vertici nazionali del Pd che a quelli di Sel. Speranza ha governato Lamezia cercando di fare una profonda pulizia, collaborando con la magistratura e raccogliendo anche importanti risultati nella lotta contro le ‘ndrine locali.

Quasi certa è invece la nomina di Antonio Viscomi. Docente di diritto del Lavoro all’università di Catanzaro e direttore generale della presidenza. In una Calabria dalla disoccupazione record, la sua conoscenza delle problematiche del lavoro potrebbe essere una risorsa. E non ha risparmiato critiche al jobs act, la riforma delle riforme firmata dal governo Renzi.

Bisognerà aspettare lunedì per sapere definitivamente da chi sarà formata la squadra di Oliverio. Una cosa è certa: il gattopardo è in agguato, pronto a respingere ogni forma di rinnovamento.

fonte: L’Espresso