Ndrangheta, dice no alle cosche: perde l’attività e gli pignorano la casa

Print Friendly

Il commerciante che ha detto no alle cosche reggine racconta la sua solitudine al Fatto Quotidiano:

“La mia casa pignorata? Secondo me la comprerà un mafioso”

620x400xtiberio_621_x_466.jpg.pagespeed.ic._QXQEG7ACJ

 

Chi denuncia viene completamente abbandonato, chi come me lo ha fatto è diventato un peso, un fastidio e a volte rischiamo di passare per arroganti, disturbando con le nostre richieste di aiuto”.

Tiberio Bentivoglio, storico commerciante reggino divenuto testimone di giustizia, parlava così di fronte alla commissione regionale Antimafia nel 2013. Bentivoglio ha pagato il suo coraggio con minacce, attentati, danneggiamenti e persino un tentato omicidio che oggi lo costringe a vivere sotto scorta. Cos’è cambiato un anno dopo? Niente. E Bentivoglio lo racconta al Fatto quotidiano: “Sono solo, disperatamente solo. Solo nel quartiere in cui sono nato e cresciuto, dove nessuno mi saluta più, nessuno entra in questo negozio di articoli sanitari e corredini per bambini”. L’attività commerciale è deserta, “la mia casa è ipotecata perché non ho potuto pagare i contributi dei dipendenti, se no dovevo licenziarli. A dicembre dovrò lasciare anche il negozio, non ce la faccio più a pagare l’affitto. Io gliel’ho detto al direttore di banca. Ma così fate il gioco della mafia. Lui ha risposto che non ci sono altre possibilità, però non ha neppure provato a cercare alternative”. E’ il calvario di una persona che non si è piegata alle mafie ma rischia di essere travolta dalla sua scelta coraggiosa. Le intimidazioni continuano: “Il giovedì di Pasqua ho trovato un sacchetto appeso al cancello di casa. C’era dentro un biglietto: ‘Farai la stessa fine’. Allora tutti sono venuti a trovarmi. Poi mi sono ritrovato di nuovo solo con i miei incubi”.

Un dramma davanti al quale è inevitabile chiedersi “a cosa è servito“. Capita anche a Bentivoglio, che ha sperato in un cambiamento quando è stato convocato dalla Commissione parlamentare antimafia: “E invece ho trovato ad ascoltarmi, oltre a Mattiello (il coordinatore, ndr), solo una senatrice, Elisa Bulgarelli, dei 5Stelle”. E pensa alla sua casa ipotecata: “Secondo lei chi se la comprerà? Io dico che quando sarà messa all’asta se la comprerà un mafioso. Qui a Reggio è così, basta andare a vedere le aste dove liquidano i beni degli imprenditori onesti stroncati dalla crisi. Sono i mafiosi con i loro prestanome che comprano tutto”.

Fonte: Corriere della calabria