A processo gli ex suoceri e la fidanzata di Congiusta

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Antonio Scarfò, la moglie e la figlia accusati di falsa testimonianza

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Antonio Scarfò

LOCRI – L’imprenditore Antonio Scarfò, ex suocero di Gianluca Congiusta, non poteva non sapere delle lettera estorsiva, indirizzata a lui, spedita da Tommaso Costa, lettera che sostanzialmente è alla base dell’omicidio di Gianluca Congiusta, assassinato il 24 maggio del 2005.

E’ per questo motivo che il Gup di Locri Caterina Capitò ha deciso di rinviare a giudizio Antonio Scarfò, Girolama Raso, Katiuscia Scarfò e Gianluca Di Giovanni, tutti e quattro (Di Giovanni per motivi diversi dalla famiglia Scarfò) avrebbero mentito in aula durante il processo che a Locri ha fatto luce sull’omicidio di Congiusta. Secondo l’accusa, che aveva trasmesso gli atti alla Procura con l’accusa di falsa testimonianza, Antonio Scarfò, la moglie Girolama Raso e la figlia Katia Scarfò (ex fidanzata di Gianluca Congiusta) avrebbero alzato un muro di bugie in aula ed avrebbero mentito sui collegamenti con gli attentati subiti in azienda, l’assunzione di Pietro Costa e la lettera estorsiva ricevuta che è alla base della morte del giovane imprenditore. Bugie che per l’accusa avrebbero intralciato la ricerca delle verità e gettato ulteriori ombre sugli scenari che ruotano attorno al delitto. Oggi in aula la prima udienza del processo a carico degli Scarfò.

p.v.

fonte: Quotidiano della calabria