«Ha omesso un delitto di Tommaso»

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RECUPERO- Curato puntualizza sui racconti di Giuseppe Costa in merito al fratello boss

«Ha omesso un delitto di Tommaso»

di PASQUALE VIOLI

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Tommaso Costa

LOCRI – «Giuseppe Costa ha volutamente omesso di dire che suo fratello Tommaso si è macchiato di un omicidio per il quale è anche imputato in un processo».


Sono le parole di Vincenzo Curato, classe 1975, di Cassano dello Jonio ma di “stanza” a Corigliano. Curato è uno dei collaboratori di giustizia ritenuti più attendibili della zona dell’alto crotonese, uno che ha fatto sbattere in galera decine di ‘ndranghetisti sull’asse Cirò- Corigliano-Cosenza. Ieri, durante l’udienza del processo “Recupero” il pubblico ministero Antonio De Bernardo ha chiesto di depositate agli atti alcune dichiarazioni di Curato, dichiarazioni che vanno a gettare
più di un dubbio su quanto riferito da un altro pentito il sidernese Giuseppe Costa.
Già perché secondo il collaboratore di Corigliano l’ex boss Giuseppe Costa avrebbe omesso, volutamente, di inchiodare il fratello Tommaso alle sue responsabilità in ordine ad un omicidio avvenuto nella Locride.
Una dimenticanza, quella di Giuseppe Costa, se dimenticanza è stata, corretta e riveduta dalla precisazione dell’attento Vincenzo Curato che sostiene anche, in un passaggio delle sue dichiarazioni, che Giuseppe Costa abbia voluto rivelare
le sue verità anche per un senso di rivalsa e vendetta nei confronti dei suoi rivali sidernesi, che dovrebbero, anzi storicamente sono i Commisso. Un giro di incastri di verbali che portano dritti al processo “Recupero” che proprio contro diversi presunti esponenti del clan Commisso si sta celebrando.
A quale omicidio si riferisca il pentito Curato nella sua attenta precisazioni è difficile capirlo anche perché, al momento, nei verbali in atti non c’è uno specifico riferimento e Tommaso Costa è imputato e condannato in due gradi di giudizio sia per il delitto di Gianluca Congiusta che per quello di Pasquale Simari, oltre al fatto che il fratello Giuseppe lo ha chiamato in causa anche in due episodi riguardanti la faida di Siderno. Saranno adesso dunque da valutare da parte
dei giudici le parole di Vincenzo Curato noto a Corigliano come “Vicienz ‘u Cassanisi” che nel 2007 ha provato a sfondare nel crimine attraverso una serie di rapine compiute in alcune banche del Nord Italia a capo
della sua banda coriglianese, ma è stato arrestato ed ha deciso di collaborare con la giustizia tanto che si è auto-
accusato, tra l’altro, d’aver partecipato a due gravissimi fatti di sangue, due omicidi decisi dai vertici della ‘ndrangheta locale avallati dal Crimine superiore di Cirò e compiuti a Corigliano tra maggio del 2001 e marzo del 2002. Ma ieri è stata anche la giornata in cui le difese degli imputati del processo “Recupero”hanno iniziato le loro arringhe.
La prima a parlare ai giudici del collegio è stata l’avvocato Caterina Prestileo nell’interesse di Antonio e Domenico Baggetta per cui l’accusa ha chiesto l’assoluzione, il legale, confermando l’insussistenza probatoria ha concluso sottolineando che non c’è alternativa all’assoluzione per iBaggetta.

Assoluzione chiesta anche dall’avvocato Antonio Cimino per Cosimo Simonetta per cui anche la Cassazione ha ritenuto inutilizzabili l’unica intercettazione che lo riguardava nell’ambito dell’inchiesta della Dda.
E l’assoluzione è stata anche chiesta dall’avvocato Giuseppe Commisso per Domenico Figliomeni (classe 65) per cui l’accusa aveva chiesto una pena di 6 anni.
L’avvocato Giuseppe Commisso ha ripercorso la vita lavorativa di Figliomeni, incensurato, sottolineando come in nessun modo le contestazioni a suo carico potevano trovare riscontro.
Ha concluso con la richiesta di assoluzione anche l’avvocato Sandro Furfaro per Francesco Figliomeni (richiesta pena 14 anni). Anche l’avvocato Furfaro ha evidenziato come la storia lavorativa di Figliomeni Francesco e la sua situazione patrimoniale non lascia dubbi  sulla sua assoluta estraneità ai fatti.