Locride. Il vescovo: «La ‘ndrangheta è morte». Lettera per la marcia del 21 marzo

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Appello ai sindaci di don Ciotti, con il vescovo Oliva: venite con il Gonfalone, simbolo di buona politica, alla marcia per le vittime delle mafie

Antonio Maria Mira inviato a Locri (Reggio Calabria) sabato 11 marzo 2017

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«Se non vi vedo il 21 marzo vi vengo a cercare. Venite col gonfalone, segno alto di un servizio per il bene comune. È importante essere in tanti per dire da che parte si sta. Scuotete le vostre comunità. Sarà bello camminare insieme».

È l’appello di don Luigi Ciotti. Davanti a lui i sindaci della Locride, in un incontro di preparazione della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie che si terrà a Locri il 21 marzo. Alcuni sono stati vittime di attentati, come i sindaci di Bianco, Benestare e Gioiosa Jonica. Altri portano il peso di nomi legati alla violenza mafiosa, come Africo, Platì, Careri, Siderno, Locri. Ascoltano con attenzione le parole del presidente di Libera e del vescovo di Locri-Gerace, Francesco Oliva. Che ricorda la storia pesante di questa terra, ma lancia un messaggio di speranza. «La giornata del 21 marzo serve per richiamare l’attenzione di tutti sul dolore di tante famiglie, di interi paesi distrutti dalle faide. Questo è un territorio che ha vissuto la pervasività della ’ndrangheta e che ancora vive una mafia come espressione culturale e sociale. Ma questa terra ha anche tanto di positivo. Il vostro impegno di sindaci è di valorizzarlo. Chi meglio di voi può farlo? Noi non vogliamo che sia conosciuta solo per le negatività delle organizzazioni mafiose. E ricordate che la lotta alla ’ndrangheta è affermazione dei diritti del nostro popolo».

Riflessioni che fa anche don Ciotti. «Il 21 marzo ricorderemo tante persone morte per la democrazia, per la nostra libertà. Abbiamo scelto la Calabria perché vogliamo che si illuminino le cose positive che, anche grazie a voi, si stanno facendo. Se no passano solo le notizie negative. C’è bisogno di verità ». Dunque, avverte, «dobbiamo distinguere per non confondere. La politica è etica. Purtroppo in tanti posti c’è il divorzio tra politica e etica. Dobbiamo far vedere ai nostri ragazzi la testimonianza di una politica alta. So che è faticoso il servizio per il bene comune, ma è necessario». Però, aggiunge, «quando parlo di positività ho molto chiare le criticità e le contraddizioni». Perciò, assicura, «Libera collabora con tutti. Nessuno ci può mettere il cappello sopra, anche se ci hanno provato. Ma non ci toglieranno la libertà di criticare le cose che non vanno». E tanto per essere chiaro avverte che «non ci sono solo i poteri illegali a muoversi illegalmente, ma anche i poteri legali che si comportano illegalmente. Mafia e corruzione sono due facce della stessa medaglia. Se c’è una politica che commette reati è un crimine ». Dai sindaci risposte positive. «Certamente ci saremo e coinvolgeremo tante persone – assicura Giuseppe Certomà, di Roccella Jonica –. Sarà una giornata di svolta. Dobbiamo essere in prima linea».

Ne è convinto anche il sindaco di Stignano Francesco Candia. «C’è un cammino silenzioso per cambiare. Un tempo si pensava che il territorio fosse solo “loro”, che fossero “fatti loro’. Ora stiamo recuperando la nostra sovranità». «C’era bisogno di un momento di riflessione per il territorio – si associa Giovanni Calabrese –. Locri è ferita, ma molti passi in avanti sono stati fatti. Le vittime innocenti delle mafie sono i nostri eroi. Però è difficile dare un futuro alla nostra terra, ai nostri ragazzi. E c’è un potere mafioso ancora potente». È una richiesta di aiuto quella che viene dai sindaci. Se ne fa interprete Aldo Canturi di Bianco. «Noi amministratori siamo soli. Ci sono leggi che non ci aiutano, abbiamo problemi drammatici, c’è un degrado culturale. Ci sono state fiammate di interesse, ma non è rimasto niente». E lancia un messaggio al nord. «Per anni hanno negato, ora si trovano la ’ndrangheta che comanda». Servono segnali concreti. E allora Rosario Rocca, di Benestare, lancia una proposta: «Prima del 21 marzo intitoliamo una piccola piazza alle vittime innocenti, perché le comunità si riapproprino della memoria».
La lettera del vescovo di Locri-Gerace Francesco Oliva

Ai Sacerdoti, diaconi, religiose e religiosi. Ai fedeli tutti!

Come già annunciato, quest’anno la XXII Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno (divenuta I Giornata Nazionale, come per legge dello Stato) si svolge a Locri e nella Locride.

“Memoria” ed “Impegno” sono due parole chiavi del nostro cammino civile e religioso. La “memoria” richiama il sangue versato da faide violenti che hanno seminato morte e distrutto i nostri paesi, della sofferenza che il tempo dei sequestri ha cagionato. “Memoria” delle tante vittime spezzate dalla violenza della mafia, vite di uomini e donne, giovani e meno giovani, ragazzi e persone bambini, vittime innocenti di una criminalità spietata che non si è mai fermata davanti a niente.

Stringiamoci ai familiari delle tante vittime innocenti delle mafie. Vittime delle mafie anche loro. Facciamo nostro il loro dolore, ponendoci accanto a loro e condividendone la sofferenza. Essi ci consegnano un messaggio importante: “dare al dolore il senso della cittadinanza responsabile, del servizio alla comunità” (don Ciotti). Una consegna che in questa terra può trasformare le fragilità ed il dolore in risorse preziose per un cammino nuovo.

“Impegno” è volontà di cambiamento, di conversione e di vita nuova. Mai più nella nostra terra violenza e spargimento di sangue, sequestri di persone e faide distruttive! Scompaia ogni tentazione di fare uso della forza e della vendetta! Vengano meno tutte le forme di associazione criminale! Vogliamo condividere lo stesso sentimento, rinnegare ogni forma di comportamento mafioso. La ‘ndrangheta è morte per la nostra terra, la causa principale del nostro sottosviluppo. Chi uccide non è uomo di onore, ma un vero disonore per la nostra terra. Ogni uomo e donna di buona volontà dica per sempre no ad ogni forma di illegalità e criminalità. Facciamo obiezione di coscienza di fronte a qualunque progetto di morte ed alla mentalità mafiosa, prepotente ed arrogante. “Impegno” è volontà di costruire una società nuova, di ridare dignità alla nostra terra, di ricostruire rapporti di pace e di riconciliazione, di favorire legami di cooperazione nel bene, di volere un lavoro per tutti.

La condanna dei mafiosi, l’invito al pentimento e a cambiare vita – espresso da papa Francesco in terra di Calabria – ha riscattato silenzi e timidezze che troppo spesso hanno caratterizzato anche la nostra azione. Da qui l’impegno a non aver paura e a ritrovare il coraggio e la speranza di andare avanti.

La Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno è tutto questo: un tempo propizio per ripartire! Accoglieremo come segno di speranza i tanti giovani che dalle varie parti d’Italia verranno nella nostra terra: mostriamo loro il volto bello della terra accogliente.

La venuta del Presidente della Repubblica on. Sergio Mattarella, anche lui familiare di una vittima di mafia, è uno stimolo forte ad una nostra partecipazione ancora ancora più grande, che diventi occasione per cogliere il senso del dolore ed il valore di tale Giornata.

Un grazie a don Luigi Ciotti, fondatore e presidente dell’Associazione Gruppo Abele e di Libera, che ha voluto nella nostra terra questa Giornata Nazionale. Una scelta che se da una parte ci aiuta a non rimuovere dalla memoria il nostro passato, dall’altra ci apre alla speranza di guardare avanti senza paure e con la profonda convinzione che la “memoria” è seme di speranza nuova.

Lasciamoci guidare sempre da quella fede, che si nutre e si rigenera ogni qualvolta viviamo l’ascolto di quella Parola e accogliamo il dono di quel Pane che si fa nostro cibo, Memoriale perenne del sacrificio di Gesù sulla croce.

Il Signore guidi ed accompagni il nostro cammino.
fonte: Avvenire