Disabilità, fondi tagliati e «cocittadinanza». Giustizia sociale, non elemosina

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Antonio Maria Mira

Toni-Mira ok

No, per favore non facciamo il gioco delle tre carte sui disabili, le loro famiglie, le persone più fragili. Non esiste “disabile vince, disabile perde”. Perché alla fine il disabile perde sempre.

La vicenda del fondo per la non autosufficienza e del fondo per le politiche sociali è, ancora una volta, esemplare. Drammaticamente. Riconoscere, come ha fatto ieri il ministro per Affari regionali, Enrico Costa, rispondendo a un’interrogazione parlamentare, che i tagli ci sono, ma che comunque la dotazione è superiore a quella del 2016, è una scusa che sa di presa in giro. Come dire “hai l’influenza, ringrazia che non hai la polmonite”. Già ma in fondo questi nostri figli – e qui parlo da padre di Dodò – sono solo “diversamente abili”. E allora meritano un fondo diversamente coperto. Dovremmo esserci abituati. Tante volte abbiamo scritto per denunciare tagli più o meno drastici. Spesso abbiamo trovato ascolto e dopo cali vistosi le dotazioni sono tornate a crescere. Per carità, niente di clamoroso, molto meno di quanto davvero servirebbe, sempre briciole e mai una fragrante pagnotta. Eppure questi sono soldi preziosi, sostengono il disabile e la sua integrazione, e alleviano le fatiche delle famiglie. Quindi il doppio aumento, 50 milioni con la Legge di stabilità 2017 e altri 50 col decreto legge sul Mezzogiorno, era stato accolto con favore, pur se limitato. Invece no. “Disabile vince, disabile perde”.

Marcia indietro. Nell’intesa Stato-Regioni raggiunta pochi giorni fa relativa al contributo alla finanza pubblica delle stesse Regioni, queste si impegnano a tagli per 2,69 miliardi. Tra questi proprio i 50 milioni del fondo per la non autosufficienza. «Ma non vi preoccupate – dice il governo – perché è sempre più di prima». La beffa oltre il danno. Anche perché il fondo per le politiche sociali viene letteralmente massacrato, passando da 311 milioni ad appena 99. Penso a questo mentre accompagno Dodò al pullmino che lo accompagna ogni mattina alla comunità “Il Chicco”, la casa famiglia che Papa Francesco ha visitato in uno dei “venerdì della Misericordia”, portando pasterelle, frutta e un sostanzioso contributo economico. Già perché la comunità, come tante altre, vive e opera con quelle “bricio-le”, così come il prezioso servizio del pullmino. Sempre a rischio, sempre coi soldi contati, in ritardo, e mai sufficienti. Dodò, così come Angelo, Bea e Laura, suoi compagni di viaggio, non lo sa. Loro vivono sereni. «Ciao papà di Dodò». «Ciao a tutti, ragazzi». Ma fino a quando? E perché sempre col timore che salti tutto? È quel “durante noi”, come lo chiama e ben descrive in questa stessa pagina la collega Roberta d’Angelo, che i fondi potrebbero rendere meno arduo. Non è elemosina, ma giustizia sociale e corresponsabilità. Per sentirci, in fondo, un po’ meno soli e un po’ più concittadini.
fonte: Avvenire