A Locri il Paese si gioca la credibilità

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di Ettore Jorio*

Lo sport dilettantistico, peraltro al femminile, è stato violato dalle più gravi delle minacce. Un fatto inedito e altamente preoccupante, a prescindere se trattasi di un grave atto di delinquenza privata messo in piedi da qualche singolo idiota.

Di una reazione inconsulta di taluno che ha supposto di recitare un brutto copione da protagonista mafioso della durata di qualche minuto, con una caduta di immagine della Calabria difficile da fare dimenticare.
Sta di fatto che il triste evento di Locri ha superato i confini locali per costituire notizia da (s)vendere nel Paese e all’estero. E così, la Calabria colleziona, ancora una volta, l’ennesima brutta figura, seppure per le minacce di qualche isolato mascalzone locale, emulo della più “accreditata” ‘ndrangheta. Quella organizzazione mafiosa che non ha bisogno di presentazione, perché è la più potente multinazionale del crimine, cui la Calabria viene naturalmente associata. Ciononostante senza colpe, se non quella di avere tollerato l’intollerabile. Una regione, ci grideranno dietro, “ridotta così male” da compromettere finanche un campionato di calcetto femminile a cinque!
Il dato. Su tutto, una Calabria sempre di più in ginocchio. Una Calabria che, francamente, anche in questa occasione non ha trovato al suo interno la forza di urlare contro, pur registrando solidarietà ovunque.
L’occasione c’era e c’è, ma è mancata e manca la reazione giusta, quasi a pretendere che la debbano fare gli altri per nostro conto. Anche le Istituzioni ne escono male in quanto, fatta salva qualche dichiarazione di circostanza, hanno dimostrato quasi indifferenza nei confronti di un caso in cui persino il Natale avrebbe dovuto scioperare per protesta.
La speranza è che, nel breve, i rappresentati e i rappresentanti sappiano stare insieme uniti in un percorso di delegittimazione della violenza. Lo facciano pubblicamente stando, per esempio, insieme allo stadio di Locri a veder giocare le atlete vilipese dal loro diritto di fare sport con l’aspettativa di vincere. Magari formando una squadra per giocarci contro per perdere il maledetto vizio di essere indifferenti ai bisogni insoddisfatti che tanti giovani lamentano.
A Locri – da eleggere a luogo simbolo nel nostro rinascimento culturale – la Calabria e il Paese si giocano la loro credibilità il loro modo di essere baluardo delle libertà e della resistenza contro le mafie. Quel sito che, nella sua prossimità geografica, ha visto cadere per mano mafiosa il povero Franco Fortugno; ha visto, tra gli altri, assassinare l’onesto Gianluca Congiusta; ha visto “impedire” le elezioni comunali a Platì. Quegli stupendi luoghi e quella splendida gente che sono stati spettatori, spesso assenti, di tante malefatte che ancora gridano e pretendono riscatto sociale.
L’esempio utile. Da una delle vergogne più cupe, tale è la minaccia di morte a mettere insieme giovani atlete per passione autentica, alla possibilità di dimostrare, prima a noi stessi che agli altri, che la Calabria c’è. Che metterà a disposizione tutta la sua muscolatura civica e le sue intelligenze per dire basta a tutto ciò che l’ha rovinata ancora non irrimediabilmente.
Per fare tutto questo, occorre che tutte le Istituzioni, governatore regionale e Sindaci in primis, si diano appuntamento nella piazza di Locri per festeggiare il primo autentico inizio d’anno che vale la pena celebrare. Il tutto per la liberazione da quella che è la catena che ha impedito sino ad oggi alla nostra regione di pretendere e di spiccare il volo alla conquista di quei diritti civili che dalle nostre parti sono compromessi dai peggiori.
Solo così i nostri giovani potranno credere che è iniziata una nuova epoca e che vale la pena di rimanere per vincere insieme.
Tutto il resto sono chiacchiere!

*docente Unical

fonte: Corriere della calabria