Bologna, in 200mila per Libera e don Ciotti: “Corruzione e mafia facce della stessa medaglia”

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In decine di migliaia sfilano periferia al centro: associazioni, studenti, cittadini: “Al Nord non è infiltrazione, ma occupazione”. Applausi e fiori dai cittadini alle finestre. Il presidente del Senato Grasso: “Le norme non devono essere annacquate”. I parenti delle vittime: “Ogni giorno sia il 21 marzo”

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di ELEONORA CAPELLI e ILARIA VENTURI
BOLOGNA –  Decine di migliaia di persone, almeno 200mila secondo gli organizzatori, hanno partecipato alla Giornata contro le mafie di Libera a Bologna.

Don Luigi Ciotti alla fine ne parla come di “una giornata solo per la legge, una giornata per la coscienza”. Un lunghissimo corteo ha attraversato la città dalla periferia al centro, per concludersi in piazza VIII agosto con i discorsi dal palco. Una marea umana con a capo don Ciotti, il fondatore di Libera, che dal palco ha lanciato il suo messaggio alla politica: “Nella lotta alla mafia bisogna avere più coraggio”, ha detto.
E ancora: “Su corruzione e falso in bilancio occorrono leggi più determinate, corruzione e mafia sono due facce della stessa medaglia, lo dicono qui migliaia di giovani. Siamo qui – ha proseguito don Ciotti – non per commemorare ma per graffiare dentro le coscienze di tutti”. In una terra che, ha dimostrato la recente inchiesta Aemilia, è permeata dalla mafia, e per la quale la parola corretta “oggi è occupazione”,non più infiltrazione. Le mafie “in questi anni hanno trovato tante porte aperte, hanno trovato strade spianate, passerelle, a volte perfino comitati di accoglienza”.
Don Ciotti: ”C’è chi non vuole una legge chiara contro la corruzione”
“Nessuno ci strumentalizzi”. Don Ciotti scandisce quali azioni sarebbero necessarie sin da subito da parte della politica: “Introducete il reddito di cittadinanza, cancellate il vitalizio ai deputati e senatori condannati in via definitiva per mafia e corruzione”. E avverte: “Libera è libera, nessuno la strumentalizzi o la usi, ma sia ben chiaro che ogni lotta per la giustizia sociale ci vedrà al fianco di chi ci mette la faccia”.

Il corteo.

In testa al corteo hanno marciato i famigliari delle vittime della mafia, dietro Libera Emilia-Romagna, poi gli studenti e i giovani, da tutta la provincia ma anche dalla Calabria e dalla Sicilia, da Mestre, da Savona, scout laici e cattolici con bandiere e zaini, intere classi delle medie e delle superiori, accompagnate dalle insegnanti, persino dalla Sardegna. Per arrivare in piazza Maggiore c’è voluta più di un’ora, due ore per piazza VIII agosto: ad accogliere lì don Luigi Ciotti centinaia di bambini delle scuole, e semplici cittadini, che lo salutano con un “Grazie don Luigi”. Il presidente del Senato Pietro Grasso arriva e abbraccia i parenti delle vittime; in particolare il padre di un agente ucciso nel 1989, Antonino Agostino: Vincenzo, sempre presente alle manifestazioni di Libera, ha 86 anni e una lunga barba, che, ribadisce, si taglierà solo quando avrà giustizia per il figlio. In piazza VIII agosto, piena all’inverosimile, in un silenzio surreale, mentre la gente è con gli occhi chiusi, inizia la lettura dei nomi delle vittime innocenti delle mafie, delle stragi e del terrorismo, mentre ancora in migliaia scorrono in via Indipendenza. Dal palco di piazza VIII agosto prende la parola, a nome di tutti i famigliari colpiti da un lutto per mano della mafia, Margherita Asta, che ha perso la madre e i fratelli nella strage di Pizzolungo: “Questa piazza chiede un salto di qualità alla politica. Ogni giorno sia il 21 marzo”