Delitto Congiusta- “Nessuna altra pista valida sull’omicidio”

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Il vice questore Romeo in aula: non ci sono riscontri investigativi sugli altri moventi ipotizzati

 

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Sono state battute tutte le piste, dal movente passionale all’usura, ma non è emerso nessun riscontro investigativo».

Questo è quanto ha dichiarato l’ex commissario di Siderno Rocco Romeo, che subito dopo l’omicidio di Gianluca Congiusta, ucciso a Siderno il 24 maggio del 2005, ha coordinato la squadra investigativa per fare luce sul delitto. È salito ieri sul banco dei testimoni, così come ordinato dalla Corte d’Assise d’Appello, che nell’udienza del 23 giugno scorso ha riaperto l’istruttoria dibattimentale del processo che vede alla sbarra il boss Tommaso Costa, ritenuto il mandante del delitto. Costa è stato condannato per questo omicidio all’ergastolo sia in primo sia in secondo grado ma la Cassazione ha disposto l’annullamento della condanna con rinvio ad un’altra Corte di secondo grado. Per l’accusa, Costa avrebbe deciso di uccidere Congiusta perché era venuto a conoscenza di una lettera estorsiva che lo stesso boss avrebbe fatto recapitare ad Antonio Scarfò, all’epoca suocero di Congiusta e attualmente rinviato a giudizio, insieme alla figlia Katiuscia e alla moglie Girolama Raso, per falsa testimonianza resa nel processo di primo grado. Questo movente però non ha convinto fino in fondo la Cassazione che ha quindi disposto un nuovo processo. Da qui quindi la citazione in aula dell’ex dirigente del commissariato di Siderno, firmatario dell’informativa di polizia in cui vennero comunicate agli inquirenti le risultanze investigative dell’indagine “lettera morta”. Rispondendo alle domande del pg Francesco Scuderi, il commissario Romeo ha ripercorso le prime attività investigative messe in atto dalla Polizia subito dopo il delitto. «Abbiamo intercettato molti soggetti e fra questi vi era una delle amanti del Congiusta, Figliomeni Rosa, e il marito Antonio Genovese; della relazione sentimentale – ha affermato Giordano – non sapeva nulla nessuno se non la stessa Figliomeni, la madre di questa e il Congiusta. Genovese non era al corrente della situazione. Dalle intercettazioni, infatti, è emerso che né lui né soggetti a lui riconducibili sapevano della relazione extraconiugale. Sempre dalle conversazioni captate, nessuno, Genovese compreso, ha mai fatto riferimento all’omicidio; tra l’altro Genovese non risulta essere inserito in nessun ambiente criminale ed inoltre i due coniugi sono andati a trovare a casa la famiglia per esprimere le condoglianze e successivamente si sono recati al funerale. Abbiamo battuto la pista sentimentale per oltre un anno, ma non è emerso nulla; anche per l’usura i riscontri sono stati tutti negativi. Una volta che i Carabinieri di Soverato ci hanno comunicato le risultanze investigative emerse in seguito all’intercettazione della corrispondenza di Tommaso Costa, gli atti sono stati trasmetti alla Dda». Subito dopo è stato sentito l’ispettore di polizia Vincenzo Cortale, impegnato all’epoca anche lui nelle indagini. Cortale però, inspiegabilmente si è limitato a dire soltanto che non sono emersi dettagli relativi ad attività di usura, ma il suo comportamento è stato ritenuto troppo “superficiale” dal pg Scuderi che ha infatti, chiesto alla Corte l’invio della deposizione al Questore reggino perché prenda eventualmente provvedimenti nei suoi confronti. Il processo è stato aggiornato al 17 settembre e in aula testimonieranno l’ex vice dirigente del commissariato di Siderno, Francesco Giordano, l’ispettore Vincenzo Verduci, ed il pentito Vincenzo Curato che agli inquirenti durante la sua collaborazione ha riferito di aver appreso da Giuseppe Costa, fratello dell’imputato e anche lui collaboratore, che egli avrebbe omesso volutamente di inchiodare il fratello Tommaso in relazione alle responsabilità per un omicidio avvenuto nella Locride, «perchè non poteva tradire la sua famiglia».

Angela Panzera

fonte: il garantista