Allarme mafia nel Lazio, attivi 46 clan inflitto il primo 41 bis a un boss

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Allarme mafia nel Lazio, attivi 46 clan
inflitto il primo 41 bis a un boss

La Regione avvia un Osservatorio sulla legalità e la sicurezza. Legambiente: “Preoccupa il radicamento della criminalità organizzata sul territorio”

La mafia esiste anche nel Lazio, dunque. E la conferma è scritta nella prima condanna per 416 bis sancita dal tribunale di Velletri con 190 anni di carcere condanna 16 personaggi affiliati al clan della ‘ndrangheta Gallace-Novella. Una holding del crimine che da Anzio a Nettuno teneva sotto scacco commercianti in difficoltà, ricattati e sottomessi dall’usura e dal racket.

Le condanne dei magistrati dei Castelli arrivano pochi giorni dopo un altro importante passo avanti nella lotta alla criminalità organizzata di stampo mafioso nella capitale: il regime del 41 bis per Don Carmine, Carmine Fasciani, “padrone” di Ostia, arrestato (mentre era già in carcere per scontare altre condanne) a fine luglio insieme ad altre 50 persone dalla squadra mobile. E’ la prima volta che un boss romano viene costretto alle restrizione del 41 bis, una svolta epocale il riconoscimento della sua “mafiosità”.

“Ieri è stata portata a casa la prima condanna per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso nella provincia di Roma. Legambiente plaude al buon risultato del lavoro della Divisione Distrettuale Antimafia di Roma e dei Giudici del Tribunale di Velletri”. Condanna che arriva nello stesso giorno in cui la Regione Lazio apre un Osservatorio su Sicurezza e Legalità per prevenire e lavorare al contrasto delle mafie nel Lazio.

“Una sentenza di condanna importantissima  –  ha dichiarato Valentina Romoli, vice presidente e responsabile ambiente e legalità di Legambiente Lazio  –  che mette drammaticamente in evidenza il livello di radicamento delle cosche nel tessuto economico e sociale della nostra Regione. Il clan Gallace, come si legge nel nostro rapporto ecomafia, è attivo nelle zone di Anzio e Nettuno ed opera nel ciclo dei rifiuti oltre che nel settore del traffico degli stupefacenti. L’incessante lavoro della DDA di Roma e dei giudici di Velletri ha portato a questo importante risultato, ora serve uno sforzo da parte delle istituzioni per azioni di presidio e controllo costante sul territorio. In questo contesto, facciamo i nostri migliori auguri a Giampiero Cioffredi, neo presidente dell’Osservatorio per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio, dichiarando fin da subito la nostra disponibilità a collaborare e dare il nostro contributo sui temi della lotta al crimine ecomafioso”.

fonte: la repubblica.it

“Nel Lazio, secondo la mappa stilata dall’Osservatorio per la Sicurezza e la Legalità della Regione, operano ben 46 clan mafiosi – sostiene Claudio Pelagallo responsabile regionale per la Legalità di Sel Lazio – Nella zona di Aprilia, Anzio, Nettuno e Latina sono presenti ben 13 famiglie mafiose, suddivise tra ‘ndragheta, camorra e mafia. Questo smentisce quanto sostenuto, da certi amministratori locali e da certa politica, sempre pronta ad allontanare ogni sospetto di collusione o di infiltrazioni minimizzando la presenza mafiosa”. Pelagallo poi fa una radiografia di quelle che sono le mafie nella nostra regione, registrando le differenze con le tradizionali gestioni del territorio delle cosche. “Nel Lazio le organizzazioni mafiose non agiscono secondo le tradizionali metodologie non mirano a combattere tra di loro, ma si sono suddivise il territorio, tendendo a mantenere una situazione di tranquillità in modo da poter agevolmente realizzare gli scopi criminali che si prefiggono: quello della progressiva infiltrazione nel tessuto economico ed imprenditoriale. La presenza delle tradizionali organizzazioni mafiose è evidenziata anche, da arresti eclatanti, di numerosi importanti latitanti”.