Siderno,ripulita dai volontari di Libera l’area del monumento alle vittime

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A Siderno ho trovato le realtà dell’Italia che vogliamo e che ci assomiglia

C’è una stele a pochi metri da dove Gianluca Congiusta ha trascorso i suoi ultimi istanti di vita.

L’hanno messa lì per ricordarlo, per far si che quello da luogo di morte diventasse luogo di memoria.
E!state Liberi è lì che ci ha portato questa mattina, per togliere le erbacce dal monumento, per ricordare insieme Gianluca e tutte le altre vittime della vigliaccheria mafiosa.
Ieri abbiamo detto che per noi togliere le erbacce sarebbe stato un gesto simbolico e che quelle per noi avrebbero rappresentato la malapianta della ‘ndrangheta, ma ciò che ci siamo trovati davanti questa mattina la ‘ndrangheta la rappresenta anche meglio… spazzatura. Ammucchiata sui bordi della strada e disseminata per il prato davanti al monumento. Ovunque intorno alla stele c’erano rifiuti.
Mi è venuto lo schifo, non tanto per il fatto di trovarmi davanti una montagna di spazzatura, quanto per l’assoluta indifferenza con cui quel luogo, il luogo in cui si ricordano le vittime innocenti della mafia, è stato trasformato in una discarica a cielo aperto. Si sono ammassati sui bordi di quella strada i sacchetti contenenti tutto ciò che non vogliamo più, giorno dopo giorno chissà da quanto.

Perché lì? Perché di notte è una strada buia e non si vede?
Qualcuno mi dice “ma sai, qui il comune è commissariato, non li raccolgono i rifiuti”, ma veramente volete dirmi che deve esserci un Sindaco a dirlo che i rifiuti non si buttano dal finestrino dell’auto in corsa? Veramente volete dirmi che se davanti al vostro ufficio ogni giorno vedeste mucchi di spazzatura non vi porreste alcun problema e continuereste a scavalcarla come se niente fosse? Il monumento è davanti al palazzo dove ha sede il Giudice di Pace. E tutte le persone benvestite che ho visto entrare ed uscire dal palazzo questa mattina così faceva. Tirava dritto passandoci accanto. Indifferenti. O forse rassegnati, non lo so.

Ora, noi abbiamo ripulito tutto in un paio d’ore, abbiamo restituito a quel luogo la pulizia che merita. Ma non chiedetemi come mai abbiamo voluto farlo, noi, che veniamo tutti dall’altra parte d’Italia. Chiedetevi perchè nessuno di voi, che questo territorio lo abitate tutto l’anno, l’abbia voluto fare prima. Chiedetevi perchè a molti sembra cosa normale gettare i rifiuti lungo le strade del proprio paese e soprattutto chiedetevi come sia possibile che quella stele per tante, troppe persone sia un luogo come un altro. La Memoria se non è bene collettivo non può far crescere una comunità. Noi dopo aver pulito tutto ci siamo messi in cerchio intorno al monumento, tenendoci per mano, ricordando Gianluca, raccontandolo a chi non lo conosceva, abbiamo abbracciato la famiglia di Gianluca che era con noi ed idealmente tutte le altre famiglie di chi è stato ucciso da mano mafiosa. Abbiamo costruito una nostra memoria collettiva, e l’abbiamo restituita a quel luogo insieme alla pulizia.

Sarebbe bello ritrovarla lì l’anno prossimo, sarebbe bello se i Sidernesi la prendessero in custodia e la coltivassero, prendendosi cura di quel luogo come merita. E’ un luogo che appartiene ad ognuno di noi.
Dopo aver ripulito tutto ci siamo incamminati verso il Comune di Siderno per incontrare il Commissario Prefettizio. Le nostre magliette rosse di E!State Liberi ci rendevano subito riconoscibili. Ancora di più lo facevano le bandiere che cono orgoglio abbiamo portato con noi, quella della Gianluca Congiusta Onlus, quella del Don Milani e quella di Libera. Sono bandiere che ci rappresentano, che rappresentano gli ideali in cui crediamo, che rappresentano l’Italia che vogliamo e che ci assomiglia.

Ho guardato negli occhi ogni persona che abbiamo incontrato, fiera della bandiera che portavo con sopra il volto sorridente di Gianluca, mio fratello. Gianluca che è stato ucciso perchè pretendeva una vita onesta ed un futuro all’altezza dei suoi sogni, che non voleva abbassare la testa davanti ad una richiesta estorsiva ed ha avuto il coraggio di dire no, Gianluca che amava la sua terra, la amava davvero, e qui cercava di costruire, non di distruggere. Ai campi di Libera ho imparato che le vittime di mafia non sono una colpa da nascondere, non vanno nemmeno sventolate sulle passerelle però. Le loro storie meritano rispetto, ma vanno conosciute e raccontate, ed io credo che se davvero ogni cittadino le facesse proprie, sentendo l’orgoglio e la fierezza di aver avuto esempi grandi come i loro, provando ad assomigliargli anche solo un pò, quel monumento l’anno prossimo lo troveremmo perfettamente in ordine, la pulizia della strada rispecchierebbe la pulizia del pensiero e dell’anima di chi la abita ogni giorno.
Che enorme vittoria sarebbe.

fonte: scirocconews