DIARIO DAI CAMPI – E!STATE LIBERI!

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DIARIO DAI CAMPI – E!STATE LIBERI!

Sono tornata a casa: il mio primo giorno del terzo anno

La cronaca del campo di “E!State Liberi” al Don Milani di Gioiosa Jonica. L’impegno civile, il volontariato, l’incontro con gli altri. Un bene confiscato alla ‘ndrangheta diventa patrimonio della collettività grazie ai ragazzi provenienti da tutta Italia

Primo giorno di campo al Don Milani di Gioiosa Jonica.

In realtà per me è come essere tornata a casa, è il terzo campo che faccio qui.
Pochi giorni fa abbiamo inaugurato il bene confiscato assegnato all’Associazione, una villa (primo piano e seminterrato) con 600 mq di giardino a Gioiosa Superiore. È stata un’emozione indescrivibile vederlo pieno di gente, completamente ristrutturato ed arredato. Vederlo Vivo.

L’anno scorso quando l’ho lasciato aveva solo i muri, mancava tutto, impianto elettrico, infissi, porte, mobili… tutto. Noi campisti con una piccola colletta avevamo acquistato i sanitari per uno dei bagni, volevamo con un gesto simbolico iniziare a dare vita a quel bene confiscato su cui avevamo lavorato. Ci siamo ripromessi che era solo l’inizio di un cammino durante il quale ci saremmo presi cura di quella villa, cammino che avremmo continuato a fare insieme agli amici di Gioiosa anche dai nostri territori.
Durante l’anno gli operatori del Don Milani tra mille fatiche e sacrifici l’hanno fatto rinascere, hanno lanciato una campagna di raccolta fondi che purtroppo non è bastata a coprire le spese: ma consapevoli dell’importanza di restituire quel bene al territorio si sono fatti carico di tutto, anticipando i fondi necessari, occupandosi in prima persona dei lavori di ristrutturazione, coinvolgendo quanti più amici possibile. Ed ora è a tutti gli effetti una casa, bellissima, in cui verranno accolti i gruppi che arrivano sul territorio per conoscerlo davvero e per studiare il fenomeno della mafia. La casa di tutti quelli che credono nella Legalità, la casa di quanti di questo territorio vogliono conoscere le incredibili bellezze, la casa soprattutto di quelli che hanno Memoria, che non dimenticano.

Il bene è stato intitolato a Vincenzo Grasso, commerciante assassinato a Locri il 20 marzo del 1989. Quello di Vincenzo è un nome che rappresenta anche tutti gli altri nomi delle vittime di ‘ndragheta di questo territorio.
Quella villa ora è la casa di Vincenzo, ma anche di Gianluca Congiusta, di Giuseppe Tizian, di Celestino Fava, di Rocco Gatto, di Lollò Cartisano e di tanti, troppi altri. Mario Congiusta ci ha detto, molto emozionato, che ogni volta che un bene confiscato viene restituito alla collettività, lì un po’ Gianluca, suo figlio anche lui vittima della vigliaccheria mafiosa, rinasce.
Lì, un pezzo di mafia muore e non torna più, aggiunge Francesco Rigitano.

Testimone dell’inaugurazione è stato il piccolo Vincenzo Grasso, che porta lo stesso nome del nonno e lo porta con fierezza ed orgoglio, insieme a Stefania, la figlia di Vincenzo, ed alla sua famiglia. La leggi nei loro occhi la fierezza, la leggi negli occhi di tutti quelli che Cecè hanno avuto la fortuna di conoscerlo. La stessa fierezza che hanno negli occhi Deborah, Mario, Donatella e tutti gli altri familiari delle vittime innocenti delle mafie che ho incontrato in questi anni.

Hanno lo sguardo limpido e pulito di chi purtroppo è stato costretto a piangere tanto e però è capace di guardare il mondo con il cuore e tenendo la testa alta. Io ho camminato per le stanze del bene confiscato, gustandomi ogni piccolo particolare di quella rinascita, come quando davanti ad un neonato si cerca di cogliere la somiglianza nelle espressioni con questo o quel genitore. L’ho riconosciuti tutto l’amore, la passione e la dedizione che ci hanno messo, ho riconosciuto la fatica ed i sacrifici, i momenti di sconforto e quelli di gioia. E poi sono rimasta a guardarli, loro che avevano realizzato questa meraviglia, felici e commossi. E ho provato tanta gratitudine.

Durante l’inaugurazione mi hanno anche ringraziato, per essere tornata il terzo anno, per esserci: e, ve lo confesso, un pò mi sono vergognata. Perchè sono io che devo tanto a loro. Perchè ogni campo di lavoro e studio sui beni confiscati alle mafie che passa mi fa tornare a casa un pò più ricca e consapevole, perchè i sacrifici veri sono i loro, che durante l’anno lavorano duramente e rinunciano a tanto. Io,in fondo, spendo solo qualche giorno delle mie vacanze e sono giorni che grazie a loro si fanno densi e ricchi di significato. Se pensate che partecipare ad un campo di E!state Liberi voglia dire donare qualcosa non è del tutto vero. È un incontro, uno scambio, ma si riceve molto, molto di più di ciò che si dà.

Lavorare sul bene confiscato rende concreta la nostra voglia di impegnarci, è lo spazio in cui finalmente i pensieri e le parole si fanno azione. Sono gesti piccoli che facciamo, rispetto a quello che realmente comporta far rinascere il bene, ma lasciano il segno, in chi li fa, e anche in chi assiste, magari da dietro le persiane chiuse.
La comunità del territorio lo vede quello che facciamo, lo vede che siamo li. Qualcuno magari ne prenderà solo atto, qualcun’altro invece magari si farà delle domande… chissà che poi decida anche di darsi le risposte. Durante i campi incontriamo le storie delle vittime delle mafie, e sono storie che se impariamo a fare nostre ci fanno crescere, ci rendono consapevoli, impongono una tassativa presa di posizione ed un impegnarsi concreto. Quelle storie per me sono ormai il faro da seguire quando perdo la strada, sono il vento che soffia nelle vele quando sembrano mancare le forze, quelle storie sono Vita. La Memoria è vita.
E durante l’inaugurazione del bene confiscato tutto questo lo si poteva respirare e toccare con mano. Che emozione grande è stata!

Oggi invece è iniziato il campo E!State Liberi, c’è stata la presentazione in Consiglio Comunale.
È stato particolarmente bello perchè il Sindaco è una persona che stimo molto, che ho incontrato ed imparato ad apprezzare durante i campi degli anni scorsi qui a Gioiosa, anche lui anima del Don Milani, anche lui impegnato in prima persona nel riscatto di questo territorio. Ed anche lui si è speso in modo incredibile per far rivivere Villa Vincenzo Grasso, è evidente quindi la sincerità del suo discorso di saluto in cui dice che come amministrazione saranno presenti e vicini a chi vuole restituire alla collettività i beni confiscati, dice che ci saranno e faranno la propria parte perché il rispetto delle regole è l’unica strada da seguire per permettere alla società di progredire ed evolversi.

Mario Congiusta ci ha invitato a prendere un pò di terra dal bene Vincenzo Grasso e piantarci un seme una volta tornati a casa. Ci ha detto che nasceranno buoni frutti da quella terra perché è stata conquistata e pagata a caro prezzo con il sangue di chi non c’è più. Ci dice, Mario, di portare a casa con noi questa esperienza, di farne tesoro, di fare in modo che sia solo un seme da cui nasceranno consapevolezza, impegno e memoria. Un gruppo di ragazzi americani in visita nella Locride domani riparte, se ne vanno insieme a loro 13 sacchettini di terra presa dal bene confiscato, questa esperienza li seguirà in 13 diversi Stati in America.

Deborah e Giuseppe ci hanno anticipato il programma del campo. Andremo a pulire il monumento in ricordo delle vittime delle mafie, a Siderno, là dove hanno strappato la vita a Gianluca Congiusta. Strapperemo le erbacce e faremo pulizia, perchè la Memoria va curata e coccolata, perchè le storie di quelle vittime sono un bene prezioso da custodire, tutti insieme.
Quanto sarebbe bello se a noi campisti si unissero anche cittadini di Siderno e degli altri paesi della Locride! Quanto sarebbe bello riuscire veramente a far diventare bene comune anche il grande esempio che ci hanno dato queste persone straordinarie che le mafie ci hanno strappato! Perché ce lo siamo detti questa mattina: noi quei nomi li ricordiamo con orgoglio, è triste che siano morti certo, ma non deve essere stato un sacrificio vano il loro, e noi non solo raccogliamo il testimone che ci hanno lasciato ma lo portiamo fieri di farlo.
Ci sarà come ogni anno la marcia del 22 Luglio sui sentieri della memoria, cammineremo insieme per ricordare, per condividere la fatica dei familiari delle vittime di mafia, per crescere e salire in cima tutti insieme. Sarà la chiusura del nostro campo, e l’inizio del cammino vero, quello che dovremo portare avanti ognuno sui nostri territori.

Oggi pomeriggio siamo andati per la prima volta durante questo campo a lavorare sul bene confiscato. I miei amici campisti degli anni scorsi non crederebbero ai loro occhi.
Là dove un anno fa c’erano solo pietre ed erbacce oggi c’è un orto magnifico, con piante di pomodori, melanzane, cetrioli, basilico con foglie grandi quanto una mano… il bene confiscato ora che è bene comune da i suoi frutti. E se un anno fa per togliere le erbacce servivano zappe, rastrelli e braccia forti, oggi bastavano le mani.

I fili d’erba quasi si arrendevano, dolci. Allora forse davvero lì le cose cattive non possono tornare più. Bisognerà prendersene cura però, aiutarlo a crescere e mantenerlo in buona salute. Noi intanto ci siamo goduti il profumo intenso delle piante di pomodori, il loro sapore buonissimo e abbiamo raccolto sacchi e sacchi di ottime verdure. Ci aspetta una cena magnifica, avrà il sapore della Libertà.

Le immagini dal campo