Calabria: arrestato il consigliere regionale Rappoccio

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Calabria: arrestato il consigliere regionale Rappoccio

Accusato di corruzione elettorale, truffa e peculato. Eletto in una lista per Scopelliti.

La Guardia di Finanza di Reggio Calabria ha tratto in arresto il consigliere regionale Antonio Rappoccio (nella foto) per le accuse di corruzione elettorale, truffa e peculato.


















Le indagini erano partite a seguito di una serie di esposti-denuncia di Aurelio Chizzoniti e poi erano state avocate dalla Procura Generale.

Proprio su richiesta dell’Avvocato generale Francesco Scuderi, il Gip ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
 

Già rinviato a giudizio a giugno

 
L’arresto, per associazione per delinquere, corruzione elettorale aggravata, truffa e peculato, è avvenuto su richiesta della Procura Generale di Reggio Calabria, che lo scorso giugno aveva avocato l’inchiesta della Procura che aveva già portato al rinvio a giudizio, per corruzione elettorale semplice di Rappoccio, eletto al consiglio regionale quale componente del “Gruppo Insieme per la Calabria-Scopelliti Presidente”, in quota Pri.
 
 

Sotto la lente le elezioni del 2010

Secondo l’accusa Rappoccio avrebbe promosso e ideato una meccanismo truffaldino per essere eletto in Consiglio regionale nel 2010, nonchè per tentare di fare eleggere, al Consiglio comunale di Reggio Calabria, Elisa Campolo, senza riuscirci.
 
 

Promessi falsi posti di lavoro

Sempre secondo l’accusa il politico, in concorso con altri, con la costituzione della società “Sud Energia” e l’invio di lettere con le quali si comunicava falsamente l’imminente assunzione a tempo indeterminato, avrebbe indotto in errore un gran numero di elettori cui veniva promesso un posto di lavoro, in cambio del voto a Elisa Campolo.
 

Chiesti 15 euro a 850 persone

L’accusa di truffa, per la Procura Generale, deriva dalla circostanza che Rappoccio, insieme agli altri indagati, avrebbe indotto circa 850 persone a iscriversi, versando 15 euro, alla cooperativa Alicante e a partecipare, dietro il pagamento di 20 euro, a un concorso “superando il quale – a dire secondo l’accusa del Rappoccio e degli indagati – avrebbero avuto concrete possibilità di lavoro”.
Viene contestato anche il reato di peculato perchè le telefonate effettuate per contattare coloro cui veniva prospettato un posto di lavoro sono state effettuate dagli apparecchi telefonici del palazzo comunale di Reggio Calabria, presso la sede del gruppo Pri.