‘Ndrangheta, 63 arresti

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‘Ndrangheta: omicidio ed estorsioni, catturato a Treviso presunto criminale

Salvatore Crivello, 32 anni, si era stabilito con la famiglia a Preganziol. Era stato appena licenziato dal supermercato dove lavorava

Operazione dei carabinieri in tutta Italia (archivio)

Operazione dei carabinieri in tutta Italia (archivio)

COSENZA – È stato tratto in arresto nel trevigiano Salvatore Valerio Crivello, 32 anni, coinvolto nell’inchiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro che ha portato da parte dei carabinieri dei Ros a decine di arresti in varie regioni d’Italia contro la ‘ndrangheta. Crivello, che si era stabilito con la famiglia a Preganziol, è considerato un esponente di primo piano della cosca e ritenuto responsabile dagli investigatori di un omicidio e di intimidazioni finalizzate alle estorsioni e azioni intimidatorie anche nei confronti di appartenenti alle forze dell’ordine. Pochi giorni fa era stato licenziato dal supermercato dove lavorava perché avrebbe approvvigionato i familiari con prodotti a prezzi «di favore».

L’nchiesta coordinata dalla Dda di Catanzaro e condotta dai carabinieri di Cosenza e del Ros ha portato a 63 arresti, tra vertici e gregari, accusati anche di una serie di delitti commessi tra il ’79 ed il 2008. All’indagine hanno collaborato anche alcuni boss della ‘ndrangheta cosentina, quali Giuliano Serpa, capo dell’omonima cosca di Paola, Francesco Bevilacqua, capo della cosca degli Zingari di Cosenza, Francesco Pino, reggente dell’omonima cosca di Cosenza, Francesco Modio, dei Lanzino di Cosenza.

Ad avviare il progetto di pacificazione, sul finire degli anni ’90, secondo le indagini, è stata la cosca Lanzino – Cicero, facente capo ai boss storici Gianfranco Ruà e Francesco Perna. L’obiettivo era costituire una «locale» con competenza provinciale, composta da più ‘ndrine attive sul territorio, per accentrare la gestione degli interessi sulla realizzazione di alcune opere pubbliche, superando le conflittualità interne, anche attraverso l’eliminazione dei soggetti che si opponevano. Eliminati i dissidenti, fra i quali Vittorio Marchio, Marcello Calvano, Francesco Bruni e Antonio Sena, i Lanzino-Cicero indicarono come referenti, sulla costa tirrenica, Mario Scofano a Paola, Sergio Carbone a San Lucido, Tommaso Gentile e Pasqualino Besaldo ad Amantea, stabilendo un’alleanza con i Muto di Cetraro. Si è formata così una nuova compagine allargata con gli Scofano, i Martello i Serpa ed i La Rosa. I proventi illeciti confluivano in una cassa comune, detta «bacinella». Il nuovo assetto provocò lo scontro con il nascente gruppo degli Imbroinise, il cui capo, Salvatore, fu ucciso il 13 marzo 2000.

La cosca capeggiata da Mario Scofano assunse così la gestione di tutte le attività illecite. Ma nuovi attriti si verificarono ben presto tra Scofano e Giuliano Serpa, superati con una sorta di tregua armata. Un nuovo scontro ben più profondo si verificò il 19 dicembre 2002 con il tentato omicidio, a Paola, di Giancarlo Gravina, legato a Giuliano Serpa, ad opera della cosca Scofano-Martello-La Rosa-Ditto. Ne nacque un violento conflitto tra la stessa consorteria e i Serpa che nel frattempo si erano alleati con i Bruni di Cosenza, con Francesco Tundis di Fuscaldo e Pasqualino Besalto di Amantea che portò a quattro delitti ed a due tentati omicidi. Le perdite subite sia per lo scontro che per gli arresti, portò a nuovi assetti tra le cosche; all’omicidio di Stefano Mannarino, ucciso a Paola il 25 ottobre 2008; al ruolo centrale di Mario Serpa che, dalla semilibertà, riprese il controllo. Tra gli omicidi su cui è stata fatta luce ce ne sono anche due «storici», quello di Giovanni Serpa, ucciso a Paola l’11 settembre 1979 durante la prima guerra di mafia, e quello di Alfredo Sirufo, ucciso a Paola il 17 dicembre 1993, nell’ambito di una faida sorta all’interno della cosca Serpa. (Ansa)